coltivare la memoria

di a.a.
Premessa

Il viaggio studio a Mauthausen è stato di fondamentale importanza perché mi ha permesso di visitare i luoghi che hanno caratterizzato in modo efferato la storia d’Europa del Novecento. I siti della deportazione nazifascista mi hanno sempre suscitato un moto di ribellione non solo per l’enormità del crimine commesso, ma per il fatto che esso si sia verificato nel cuore dell’Europa colta e civile, nel XX secolo, in nome di una ideologia aberrante. Visitarli però ha significato qualcosa di unico e di veramente nuovo, in quei luoghi la curiosità e l’interesse si fondevano con una sensazione nuova, mai provata : un senso di colpa che difficilmente supererò come non ci sono riuscite tutte quelle persone che, come me, hanno deciso di coltivare la memoria del passato con senso di consapevolezza non solo storica, ma anche morale.
 

Il sottocampo di Melk
 
 

Il memoriale di Melk è inserito in una parte del campo di concentramento, oggi occupato dalle caserme dell’esercito austriaco, ed è costituito dal block del forno crematorio, con il camino all'esterno. Nel locale più grande si trova il forno; 

negli altri sono appese illustrazioni e fotografie sulla storia del campo e sui suoi deportati. In una stanza si trova il tavolo di dissezione. Molte lapidi e corone di fiori , la maggior parte delle quali italiane, ricordano le vittime di Melk.

La mia prima impressione, visitando il campo e il memoriale di Melk,è stata di stupore misto a sgomento per la presenza di tanti militari austriaci in addestramento , alcuni muniti di mitra.Il rimando alle SS è stato per me immediato, anche se, razionalmente, mi ripetevo che erano solo dei militari di leva. Nella mia mente , indelebili, come sequenza di un film erano presenti vive, grondanti dolore, le immagini dei tanti filmati visti e delle parole lette e rilette; l’atmosfera era pesante, quasi surreale…

Mauthausen

Il campo di Mauthausen sorge su un’altura, a pochi chilometri dall’omonimo paese. Circondato da una possente cinta muraria, il campo è costituito da un grosso piazzale che serviva per l’appello delle SS , circondato da decine di baracche. Nel seminterrato a destra, vicino al museo del campo, vi sono il locale della caldaia, la cupa stanza delle ottanta docce e la camera a gas. All’esterno del campo c’è un prato dove sono stati eretti lapidi e monumenti in memoria delle vittime, tra cui il monumento italiano. Poco distante dal piazzale principale, attraversando una discesa non troppo ripida, si arriva alla tristemente famosa "scalinata della morte": 186 gradini che portano ad un grande prato con due piccoli laghi sopra i quali si ergono le pareti dell’orrenda cava.
Su quella scala la mia impressione è stata di intensa emozione: vivere, per me, significa passare attraverso un’infinità di esperienze; mai come in quel momento mi sono sentito così vivo, ma nel contempo, piccolo piccolo. Sono stati due i momenti che mi hanno maggiormente emozionato: prima nel locale delle docce, dove Pio Bigo descriveva le condizioni in cui si arrivava , spogliati dei propri beni e della propria dignità , e sul come si faceva la doccia , ammassati in uno spazio ristretto con l’acqua ad una temperatura inaccettabile; poi , sulla famosa scalinata della cava: gradino dopo gradino pensavo a tutte quelle persone che vi persero la vita, la mia angoscia aumentava , mi sentivo indifeso e smarrito, ma allo stesso tempo quasi colpevole nel provare paura, io ragazzo libero, visitatore di quel campo in cui a troppi ragazzi come me venne impedito di crescere. Non mi vergogno a confessare che sul quella scala , senza che nessuno mi vedesse, spesso mi sono asciugato gli occhi. Gusen

Attualmente Gusen sembra tutto fuorché un ex campo di concentramento nazista: del campo, infatti, è rimasto ben poco, ed è solo grazie all’impegno di alcune organizzazioni di superstiti, che hanno acquistato il terreno e il forno crematorio , se oggi è possibile visitare il memoriale del campo. Sembra quasi che gli abitanti di questo luogo desiderino dimenticare gli orrori, abitando tranquillamente quelli che furono i luoghi del martirio di migliaia di persone. Trovo questo molto squallido e credo che non possano bastare delle belle ville per cancellare la vergogna !
 

Ebensee

Analogamente al campo di Gusen , il campo di Ebensee, è occupato da graziose villette. Anche qui non è rimasto molto per ricordare l’orrore, solo un piccolo quadrato verde in cui vi sono le fosse comuni e, al centro, un grande monumento che la signora Lepetit fece erigere in memoria del marito lì deceduto. Al fondo del quadrato, sotto un porticato,vi è un muro con delle lapidi che testimoniano l’elevato numero di prigionieri - molti giovanissimi - che morirono in questo terribile lager.

A pochi metri dal campo c’è la profonda galleria, dove i deportati lavoravano per la costruzione di macchinari da guerra. La galleria si presenta come qualcosa di veramente mostruoso, tetro e triste, il tutto molto in contrasto con il paesaggio affascinante delle montagne austriache.
 
 

All’interno, una mostra fotografica relativa non solo ad Ebensee ma anche ad altri campi. Alcune immagini sono veramente atroci ed agghiaccianti, da togliere il fiato.

Compagni di viaggio

Il rapporto con i testimoni del viaggio è stato di profonda stima reciproca; noi ragazzi al cospetto di queste persone che hanno tanto sofferto non potevamo fare a meno di ammirare la loro desiderio di rievocare quei momenti, quasi che il parlarne lenisse le sofferenze, rimarginasse ferite ancora aperte. Loro nel vederci così interessati alla loro sofferenza, così partecipi degli avvenimenti che avevano contrassegnato la loro vita, erano contenti di farci sapere, per farci conoscere, perché mai più si ripeta. Io sono rimasto molto affascinato dal sig. Pio Bigo, ho ascoltato con interesse i suoi racconti e le sue parole mi hanno fatto capire come un uomo possa diventare grande passando attraverso la sofferenza.
 
 

fotografie di c.f., a.a., l.m., e.b.
 
 
 
 

Una foto storica:                                                   ----------la prima sistemazione del Memoriale di Gusen (anni '50)