IL GREEN PUBLIC PROCUREMENT: INQUADRAMENTO

POLITICHE AMBIENTALI DI PRODOTTO
EFFETTI AMBIENTALI DEL GREEN PUBLIC PROCUREMENT
LO SVILUPPO DEL GREEN PUBLIC PROCUREMENT
LE AZIONI A LIVELLO LOCALE
IL GREEN PUBLIC PROCUREMENT IN ITALIA

1.1         Politiche ambientali di prodotto

                                                           

Una parte sempre più rilevante degli impatti ambientali può essere ridotta orientando la qualità ambientale dei prodotti (e dei servizi) consumati.

Intervenire sulla qualità ambientale del prodotto significa intervenire sul:

§      ciclo di produzione (scelta delle materie prime, consumi ed emissioni derivanti dai processi produttivi e di distribuzione)

§      ciclo di consumo (consumi, emissioni, scarti derivanti dall’impiego di un prodotto)

§      ciclo di smaltimento (gestione, riutilizzo, riciclo, smaltimento dei rifiuti).

 

Orientare in senso ecologico i prodotti è l’obiettivo delle nuove politiche ambientali di prodotto.

La gestione ecologica degli acquisti pubblici (il “green public procurement”) è uno dei nuovi strumenti per orientare una conversione ambientale della produzione e del consumo e una delle componenti delle “politiche integrate di prodotto”.

La centralità di questo tema per una nuova fase di politiche ambientali è stata affermata dal VI programma d’azione ambientale comunitario e sviluppato nella “politica integrata dei prodotti”, promossa dal “Libro Verde ” della Commissione Europea (7.2.2001, COM (2001) 68) per  “rafforzare e a riorientare le politiche ambientali concernenti i prodotti e per promuovere lo sviluppo di un mercato di prodotti più ecologici”.

La politica integrata dei prodotti (Integrated Product Policy, IPP) è definita come “un approccio che tenta di ridurre l'impatto ambientale dei prodotti nell'arco dell'intero ciclo di vita”.

Per conseguire questo obiettivo, il Libro Verde enfatizza la necessità di ricorrere ad una combinazione di strumenti di tipo

q     volontario (Linee guida per la progettazione ecologica, normazione di “nuovo approccio”),

q     informativo (ecolabel, dichiarazioni ambientali),

q     economico (fiscalità, gestione degli acquisti pubblici)

q     e normativo (responsabilità estesa)

capaci di  indirizzare la progettazione ecologica dei prodotti, stimolarne la domanda e l’offerta, favorire la scelta informata dei consumatori e prezzi dei prodotti che ne rispecchino la compatibilità ambientale.

 

Green public procurement: la definizione

Col termine “Acquisti pubblici verdi” (“Green Public Procurement”) o “acquisti di prodotti ambientalmente preferibili” (“Environmental Preferable Purchasing”, secondo la terminologia americana) si identifica l’orientamento del settore pubblico verso l’acquisto di servizi e prodotti caratterizzati da una minore pericolosità per la salute umana e l’ambiente rispetto a prodotti o servizi concorrenti che adempiono ai medesimi usi.

Il concetto del Green Procurement, su scala internazionale, è stato originariamente promosso e confermato dall’OECD

Due utili guide al concetto e alla pratica del Green Procurement sono state prodotte dall’EPE (Environmental Partner for Environment) e dall’ICLEI

 

 

1.2         effetti ambientali del green public procurement

 

 

L’impiego di prodotti ambientalmente preferibili nel settore pubblico è importante sia per le stesse dimensioni del settore (un miglioramento della qualità ambientale della pubblica amministrazione e dei suoi servizi si traduce immediatamente in un miglioramento avvertibile della qualità ambientale generale), sia per ragioni di coerenza e credibilità del sistema pubblico nei confronti dei privati. 

L’importanza del Green Public Procurement deriva però soprattutto dagli effetti che può indurre sul mercato. Essendo tra i più grandi acquirenti in molti segmenti di mercato, attraverso una coordinata politica di acquisto le istituzioni pubbliche mandano segnali importanti al mercato.

Carta riciclata ed apparecchiature elettroniche ad alta efficienza energetica sono due esempi degli effetti delle politiche di acquisto pubblico.

Sotto l’effetto della domanda cumulata delle pubbliche amministrazioni, la carta riciclata è diventata uno standard nei prodotti da ufficio (sia pubblici e che privati) in molti paesi europei, ne è cresciuta la produzione, si è indotta una conversione nei prodotti elettronici (stampanti, fotocopiatrici, fax) che sono stati adattati all’uso di carta riciclata.

Analogamente, la domanda di prodotti informatici ed elettronici ad alta efficienza energetica da parte dell’amministrazione federale degli Stati Uniti ha determinato un rapido adeguamento dell’industria e ha imposto gli standard  ambientali del marchio Energy star come standard di riferimento per i prodotti di qualità.

 

Per alcuni problemi ambientali, le politiche di prodotto – e quindi le politiche di acquisto degli enti pubblici, anche come volano alla diffusione di nuove tipologie di prodotto – hanno una particolare rilevanza.

Due temi ambientali su cui il green procurement ha un grande impatto sono: i consumi energetici (e le relative emissioni, in primo luogo quelle climalteranti) e la produzione dei rifiuti.

Nel settore dei rifiuti, ad esempio, il Green Procurement costituisce uno degli strumenti fondamentali per l’attuazione di misure di prevenzione, difficilmente gestibili dal versante dell’offerta e della produzione: imballi riutilizzabili (nelle mense, per il trasporto), imballi riciclabili e monomateriali, prodotti riciclabili e con recupero a fine vita (ad esempio nel settore elettronico), prodotti con maggiore durata di vita e con facilità di manutenzione, stampanti e fotocopiatrici idonei all’uso fronte/retro etc.

Lo sviluppo del riciclo è fortemente supportato da politiche di acquisto ecologico che possono essere dirette a creare e allargare il mercato dei prodotti basati sull’impiego di materiali riciclati.

Il green procurement, focalizzato sull’uso di prodotti ambientalmente più efficienti, contribuisce anche a ridurre la dispersione di sostanze tossiche e il loro rilascio come rifiuti (o contaminanti) in fase di produzione oltre che di uso e smaltimento finale.

 

1.3         Lo sviluppo del Green Public Procurement

 

Nell’ultimo decennio si sono moltiplicate le esperienze di Green Procurement, sia a livello statale che locale. Il rapporto Iclei “World buys green ” offre una aggiornata rassegna di molte esperienze a scala internazionale.

Lo sviluppo di queste politiche di acquisto si è avvalso di diversi strumenti:

ü   prescrizioni normative
ü   linee-guida nazionali o regionali e indirizzi al settore degli acquisti
ü   strumenti di diffusione delle informazioni (in primo luogo su Internet)
ü   servizi centralizzati di acquisto

 

 

 

In alcuni stati lo sviluppo del green procurement è stato promosso anche attraverso l’emanazione di direttive che hanno richiesto agli enti pubblici di predisporre programmi di acquisto orientati verso prodotti e servizi più ecologici.

 

Lo strumento fondamentale per la diffusione del green procurement è stato però l’elaborazione di linee-guida e manuali, con specifiche tecniche per singole categorie di prodotti e servizi. Poiché la disponibilità di informazioni e di specifiche tecniche costituisce la principale barriera alla sua diffusione, una crescente attenzione è stata dedicata sia allo sviluppo di servizi informativi – basati su Internet – sia alla preparazione di specifiche tecniche. Un ruolo rilevante hanno assunto in questo contesto le specifiche tecniche degli ecolabel – nazionali, comunitari e privati (come nel caso dello FSC sulla gestione forestale) – come base per l’identificazione dei requisiti ambientali.

Contemporaneamente in alcuni paesi sono sorti anche alcuni servizi di acquisti centralizzati orientati verso acquisti ecologici.

 

Uno dei programmi più strutturati è quello avviato negli Stati Uniti con la direttiva Clinton EO 12873 del 1993, poi ampliata con la nuova direttiva EO13101 “Greening the Government through Waste Prevention, Recycling and Federal Acquisition” che richiede a tutti gli enti federali di valutare e dare preferenza nelle politiche di acquisto a prodotti e servizi “ambientalmente preferibili” e di ricorrere ove possibile a prodotti “bio-based” (cioè  prodotti commerciali o industriali che utilizzano prodotti biologici o risorse agricole e forestali rinnovabili).

Per lo sviluppo di questo programma, a cui si sono associate analoghe iniziative di numerosi stati e enti locali, l’Epa ha promosso alcuni progetti pilota, definito specifiche linee-guida per la valutazione di prodotti e servizi e predisposto un servizio informativo in rete, Environmental Preferable Purchasing (http://www.epa.gov/opptintr/epp), nel quale sono raccolti standard tecnici (basati su energy star, ecolabel di vari paesi, marchi privati), linee-guida, contratti-tipo adottati da enti federali e statali, database di prodotti conformi per 56 categorie di prodotto. Una rassegna delle esperienze statunitensi si trova nel rapporto EPA “State and Local Government Pioneers

 

A livello comunitario, per lo sviluppo del Green Public Procurement, nell’ambito delle politiche di prodotto, nel 2001 è stata emanata una Comunicazione della Commissione Europea sull’impiego di criteri ambientali negli appalti pubblici che ne riconosce la legittimità.

 

Integrare i criteri ambientali negli appalti pubblici: la posizione della Commissione Europea

 

A livello comunitario l’integrazione dei criteri ambientali nelle politiche di acquisto pubblico è stata recentemente promossa con la COMUNICAZIONE INTERPRETATIVA DELLA COMMISSIONE (4.7.2001, COM(2001) 274 ) relativa a “Il diritto comunitario degli appalti pubblici e le possibilità di integrare considerazioni di carattere ambientale negli appalti pubblici” e con le Linee-Guida per l’impiego dei criteri dell’ecolabel (novembre 2001).

 

Secondo la Comunicazione, “gli enti aggiudicatori sono liberi di definire l'oggetto dell'appalto, ovvero le definizioni alternative di tale oggetto attraverso il ricorso a varianti, nel modo che essi ritengono meglio rispondente ai requisiti ambientali, purché tale scelta non abbia la conseguenza di limitare l'accesso all'appalto in questione, a scapito dei candidati di altri Stati membri.”

Essi possono anche “ esigere in determinati casi un grado di protezione dell'ambiente più elevato di quello previsto dalla legge o dalle norme, a condizione che tale prescrizione non limiti l'accesso all'appalto e non conduca ad una discriminazione a danno di potenziali offerenti.”

Per fare questo, essi possono “definire le specifiche tecniche in materia ambientale”, nell’oggetto o nel capitolato dell’appalto, anche richiedendo specifiche prestazioni, l’utilizzo di determinati materiali o uno specifico procedimento di produzione.

Qualora l’aggiudicazione avvenga col criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, possono essere considerati gli aspetti ambientali relativi ad un prodotto o ad un servizio, alla stessa stregua delle caratteristiche funzionali ed estetiche, purché tali aspetti possano tradursi in un vantaggio economico.

Nella valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, l’ente potrebbe anche considerare “i costi che saranno sostenuti dall'ente aggiudicatore durante l'intero ciclo d'esistenza di un prodotto”. Ad esempio si possono considerare i “costi di gestione diretti (energia, acqua e altre risorse utilizzate durante il ciclo di esistenza del prodotto); le spese finalizzate a realizzare un risparmio (per esempio, per un sistema d'isolamento più efficace che permetta, in futuro, un risparmio di energia e quindi di denaro); costi di manutenzione o di riciclaggio del prodotto.”.

La disponibilità di un sistema di gestione ambientale può essere considerato un mezzo di prova (anche se non esclusivo) di alcuni elementi relativi alla capacità tecnica e l’introduzione di un sistema di gestione ambientale può essere un requisito per lavori con significativi effetti ambientali.

 

Nel 1994, la Danimarca  con il suo “Action Plan for Sustainable Public Procurement Policy”,  ha richiesto alle autorità pubbliche di definire una propria politica e un piano d’azione per gli acquisti verdi.

L’EPA danese ha reso disponibili (ma in lingua danese) linee-guida per ca. 50 categorie di prodotto. GreenNet (http://www.ski.dk/groent/ ) è la piattaforma Internet che rende disponibili standard e linee guida per lo sviluppo dell’eco-procurement e link a database di prodotti conformi alle linee-guida.

La società nazionale per gli acquisti della Danimarca fin dal 1994 offre un servizio di acquisti commerciali per il governo e gli enti locali orientati in senso ambientale .

Nel 1998 circa il 90% delle autorità pubbliche aveva implementato programmi e azioni in questo senso.

 

In Germania, oltre ad azioni promosse a livello locale, il Ministero dell’Ambiente in collaborazione con l’associazione dei consulenti ambientali, ha creato una piattaforma su Internet (“Eco-procurement info”, http://www.beschaffung-info.de/ ) con una raccolta di standard, linee-guide, casi-studio e report a supporto delle politiche di acquisto pubbliche.

 

In Austria, dal 1997, il Beschaffungs Service Austria – BSA – serve da centro di informazione per gli acquisti ecologici e dal 1998 il Consiglio dei Ministri dell’Austria ha introdotto linee-guida per tutti gli acquisti dell’amministrazione federale (http://www.oekoeinkauf.at/).

 

Nel Regno Unito, all’interno del programma “Greening Government” è stato promosso il “green procurement” a tutti i livelli della pubblica amministrazione e una direttiva congiunta del Ministero del Tesoro e dell’Ambiente (“Environmental Issues in Purchasing ”) individua le modalità per integrare gli aspetti ambientali nelle procedure di acquisto pubblico.

Il manuale Green Buyers Guide (2001) fornisce indicazioni e standard

per l’acquisto su 17 categorie di prodotti o problemi ambientali. Nell’ambito delle attività di “Green Governement” sono state organizzati vari siti Internet diretti a fornire servizi di orientamento all’acquisto ambientale e database di prodotti (ad esempio il sito dell’Energy Saving Trust, http://www.saveenergy.co.uk)

 

In Norvegia il GRIP Centre -  una istituzione promossa dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con le associazioni imprenditoriali, sindacali, ambientaliste, dei consumatori e con le amministrazioni locali – ha predisposto fin dal 1996 manuali e linee-guide (ad es. per i trasporti e per l’arredamento da ufficio ) per gli acquisti ecologici nelle pubbliche amministrazioni.

 

Nel 1995 il Giappone ha adottato un “Action Plan for Greening of Government Organisations”, diretto a rendere obbligatorio per tutti i ministeri e le agenzie governative azioni di “green procurement”.

In Giappone il Green Purchasing Network (http://eco.goo.ne.jp/gpn/index.html), costituito nel 1996, raccoglie oltre 2000 membri tra cui 340 autorità locali. La piattaforma Internet del Green Purchasing Network offre linee-guida per la predisposizione degli acquisti

 

1.4         Le azioni a livello locale

 

Lo sviluppo del Green Procurement è stato ovunque stimolato anche (e talvolta soprattutto) dalle iniziative prese dalle amministrazioni locali.

Molto frequenti sono le iniziative di acquisto orientate ecologicamente su singole tipologie di prodotto – dai prodotti biologici nelle mense, alla carta riciclata agli apparecchi di illuminazione ad alta efficienza.

 

Anche in Italia, la rassegna compiuta tra tutti i comuni capoluogo di provincia da Ecosistema Urbano 2001 ha mostrato che il 55% dei comuni compie acquisti di carta riciclata (ma per meno del 10% per una quota superiore alla metà degli acquisti), il 40% dei comuni impiega prodotti biologici nelle mense, il 40% considera il label energetico nelle richieste di acquisti di prodotti per l’illuminazione.

 

Più rari sono invece i casi di un sistema integrato e coordinato di acquisti ecologici. I principali ostacoli alla generalizzazione di queste procedure è stata individuata nella struttura organizzativa e nella disponibilità di informazioni e procedure per integrare gli aspetti ambientali nelle specifiche tecniche per le gare.

La collaborazione interna alla amministrazione e l’organizzazione di  manuali e di contratti-tipo hanno caratterizzato alcune delle esperienze più significative a livello locale.

 

Il comune di Kolding, in Danimarca, ha deciso nel 1998 di raggiungere il 100% di acquisti secondo criteri ambientali entro il 2002. Per raggiungere questo obiettivo, l’unità ambiente e il dipartimento degli acquisti hanno definito uno schema di cooperazione e nel 2001 Kolding aveva già sviluppato acquisti “ecologici” per il 50% dei gruppi di prodotto.

 

In Austria, la regione del Voralberg  ha favorito la diffusione del green procurement coinvolgendo il personale delle varie autorità locali, elaborando un manuale per le varie applicazioni (http://www.gemeindehaus.at/document/gem_82.shtm), creando un premio per le autorità locali più attive e svolgendo numerosi incontri formativi tra i responsabili acquisti.

 

Varie amministrazioni locali hanno costituito un network internazionale, BIG-Net (Buy-It-Green), a cui partecipano 45 autorità locali di 20 paesi europei, coordinati dall’ICLEI (http://www.ICLEI.org/ecoprocura).

 

 

1.5         Il Green Public Procurement in Italia

 

In Italia, a livello locale e regionale, sono state adottate alcune misure dirette a favorire gli acquisti di prodotti “più ecologici”, principalmente in relazione allo sviluppo del mercato dei prodotti riciclati (ad esempio prodotti in carta riciclati) o alla riduzione dei rifiuti.

Una procedura organica di green procurement non è invece stata adottata né a livello locale né a livello nazionale.

 

In Italia, le attività di supporto al Green Public Procurement sono state promosse da Anpa nel 1999, anche con l’avvio di alcuni programmi pilota (che tra l’altro coinvolgevano la provincia di Torino). Dal 2002 il programma risulta sospeso.

 

L’Anpa ha pubblicato un manuale delle caratteristiche dei prodotti ambientalmente preferibili (Anpa 2000 ), relativamente a quattro settori (amministrazione e attività generali, trasporti, servizi, dispositivi di protezione individuale) e a 14  specifiche categorie di prodotto (sedie, tavoli, fotocopiatrici, personal computer, stampanti, carta per stampa e fotocopie, gasolio, GPL, lubrificanti, pneumatici, auto, autocarri, cassonetti e campane per la raccolta differenziata, calzature di protezione).

Per ciascun settore e sotto settore (e con più dettaglio per gli specifici tipi di prodotto) sono descritte:

ü   le principali problematiche ambientali
ü   le normative tecniche di riferimento
ü   suggerimenti e indicazioni per prescrizioni tecniche idonee alla scelta di prodotti ambientalmente preferibili, selezionando alcune indicazioni ritenute prioritarie;
ü   riferimenti per marchi nazionali e internazionali e  linee-guida o documenti tecnico-scientifici per il green procurement

 

Il manuale considera, ove applicabili, indicazioni relative a  10 temi ambientali:

ü   consumo di materie prime, 
ü   consumo di risorse energetiche
ü   consumo di risorse idriche
ü   inquinamento aria
ü   inquinamento acqua
ü   inquinamento suolo
ü   inquinamento acustico
ü   inquinamento olfattivo
ü   inquinamento elettromagnetico
ü   rifiuti

 

Le indicazioni tecniche sono generalmente basate su standard previsti nei marchi ambientali (con preferenza per l’ecolabel comunitario “margherita”).

 

Le indicazioni generali presenti nel primo manuale sono state ulteriormente elaborate per una specifico settore di prodotti, quello delle apparecchiature da ufficio e dei ricambi (ANPA 2001 ).

Il documento orientativo elaborato ha considerato 13 categorie di prodotto (televisori, monitor, personal computer, computer portatili, stampanti a getto di inchiostro, stampanti laser, fotocopiatrici, telefax, cartucce toner, cartucce di inchiostro, batterie ricaricabili, batterie non ricaricabili, batterie a bottone).

 

Per ciascuna categoria di prodotto sono dettagliate alcune indicazioni tecniche, derivante da norme tecniche dei marchi ambientali, dall’Energy Star  e da altre fonti, idonee ad essere inserite nei bandi come requisiti tecnici o come criteri di valutazione preferenziale.

Sono considerate “prioritarie”, le indicazioni relative ai temi: consumo di risorse energetiche, consumo di risorse idriche, inquinamento aria, inquinamento acqua, produzione di rifiuti, sostanze chimiche pericolose.

 

Una sperimentazione di settore: il Green Purchasing nel settore turistico

 

La Provincia di Rimini, nell’ambito del Progetto Life “Strategie e strumenti per un turismo sostenibile nelle aree costiere mediterranee” – in partnership con il comune di Calvià-Mallorca, Istituto di ricerche Ambiente Italia e Federalberghi -, ha avviato una sperimentazione per la gestione sostenibile degli approvvigionamenti.

Il progetto prevede una valutazione dei margini di miglioramento ambientale ottenibili attraverso l’acquisto di prodotti e/ o attrezzature con il minimo impatto ambientale, il coinvolgimento dei fornitori nel processo di valutazione della qualità ambientale dei

prodotti, l’adozione di criteri di valutazione ambientale nella scelta dei prodotti.

La sperimentazione negli alberghi riminesi sarà avviata sugli approvvigionamenti di detersivi, carta, prodotti alimentari. I criteri di selezione ambientale saranno predisposti anche  per il più vasto ambito dei beni durevoli (mobilio, apparecchiature elettriche, elettroniche etc)

Informazioni: Enzo Finocchiaro, prov. Rimini (tel. 0541 716321 Email: turismosostenibile@provincia.rimini.it),

Renata Mirulla, Ambiente Italia (tel. 06/44704205 Email: info@ecobilancio.com)