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I combustibili fossili

Milioni di anni fa, resti di organismi (vertebrati, invertebrati, marini e di terraferma) rimasti sepolti sul fondo dei mari, di lagune e di laghi, andarono incontro a trasformazioni chimico-fisiche anaerobiche (in assenza di ossigeno) che permisero la conservazione dell'energia raccolta nelle proprie cellule durante la loro vita. 

Nel tempo questi fenomeni diedero origine ai giacimenti di petrolio e gas naturali che oggi sfruttiamo per bruciare in pochi istanti quella stessa energia (di origine solare) immagazzinata dalla Terra nel corso dei tempi geologici. 

Analogamente, la trasformazione delle spoglie di piante vissute in ere remote ha dato luogo a giacimenti di carbone, veri e propri magazzini di energia chimica. E' questa la ragione per cui tali combustibili si dicono "fossili". 

Come tanti fogli di carta, uno sopra l’altro, gli strati di carbone ed i serbatoi di petrolio hanno formato un consistente volume: così l’energia raccolta da ogni foglio, da ogni anno di energia solare assorbita, ha nascosto nella crosta terrestre una preziosa risorsa. Preziosa perché è energia molto concentrata e facilmente disponibile che non farebbe danno se consumata poco per volta. 

Per contro oggi, la massiccia combustione di queste risorse non rinnovabili sta causando gravissimi problemi di inquinamento dell'atmosfera terrestre, descritti nella sezione "RINNOVABILE" dell'ipertesto.

I combustibili fossili si presentano in tre possibili stati di aggregazione:
 
gassoso

liquido 

solido

 il gas naturale

il petrolio

il carbone