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Convegno "Una politica per le città italiane" (VIII Giornata di Studi INU 2014)

La Provincia di Torino (dal 1° gennaio 2015 Città Metropolitana di Torino) partecipa presentando la variante "Seveso" al PTC e le politiche sul contenimento del consumo di suolo applicate alle varianti parziali

Nei giorni 12-13 dicembre 2014 si è tenuto, a Napoli, il convegno organizzato dall'INU "Una politica per le città italiane".
La Provincia di Torino (dal 1° gennaio 2015 Città Metropolitana di Torino) ha illustrato il lavoro svolto dai propri uffici in merito ai temi della pianificazione territoriale, tutela del territorio, dell'ambiente e della popolazione, ed urbanistica, all'interno delle due sessioni tematiche: "Politiche per la sicurezza urbana" e "Politiche per ridurre il consumo di suolo".

Politiche per la sicurezza urbana

Tra i lavori presentati in tema di sicurezza urbana, quello di Torino ha suscitato particolare interesse in quanto unico ad affrontare il tema del rischio industriale e del suo rapporto con la pianificazione territoriale.
La Provincia di Torino è infatti tra le poche realtà a livello italiano ad aver adottato una Variante al Piano territoriale di Coordinamento che ottempera all'articolo 14 del d.lgs. 334/99 "direttiva Seveso".

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Una corretta pianificazione territoriale comporta anche che si tenga conto in fase preventiva delle necessità di coesistenza in sicurezza tra attività industriali a rischio e popolazione - che ha diritto a usufruire del territorio - e su tale elemento sono necessari ancora molti progressi.

A trent'anni dall'uscita della prima direttiva europea "Seveso" uno degli aspetti meno applicati e di cui si è meno consapevoli è quello della necessità di mantenere opportune distanze tra gli stabilimenti e gli insediamenti umani a maggior rischio qualora dovesse verificarsi un incidente.

Con il proprio Piano territoriale di coordinamento, la Provincia di Torino ha già aperto nuove strade per la tutela del territorio libero da edificazioni, bene tanto prezioso quanto sottovalutato.

Nella stessa linea di politica del territorio, la Variante "Seveso" al PTC ha voluto disciplinare meglio la pianificazione dei nuovi stabilimenti e dei nuovi insediamenti abitativi e di servizi, provando a porre rimedio anche a errori del passato e soprattutto incoraggiando i Comuni a fare scelte razionali e rispettose dei vari interessi pubblici in gioco.

Non ha senso, ad esempio, localizzare centri commerciali nelle vicinanze di stabilimenti dove possono accadere incidenti con conseguenze sulla popolazione situata nelle vicinanze, come non ha senso che Comuni limitrofi continuino a perseguire l'idea di avere aree industriali per conto proprio e non coordinate tra loro. Ciò non toglie che il rischio residuo debba essere reso minimo mediante la corretta progettazione degli impianti, la buona gestione aziendale, gli opportuni controlli pubblici.

A Napoli i funzionari dell'Ente Francesco Nannetti (Servizio Tutela e Valutazioni Ambientali) e Irene Mortari (Servizio Pianificazione territoriale gen. e copianificazione urbanistica) hanno presentato il risultato del lavoro scaturito dalla collaborazione tra i rispettivi uffici.

L'applicazione all'interno degli strumenti urbanistici comunali delle norme introdotte dalla Variante "Seveso" al PTC, accompagnata da un costante lavoro di assistenza tecnica da parte degli uffici dell'Ente, si sta dimostrando valida ed efficace, e pertanto può costituire un buon esempio per le nuove Città Metropolitane e le Province, da seguire sia per ottemperare alla normativa tecnica ed urbanistica esistente in materia di rischio industriale, sia per indurre e agevolare i Comuni nella corretta redazione dell'elaborato "Rischio Incidente Rilevante (RIR)".

Il vivace dibattito scaturito dalla presentazione del lavoro si è focalizzato sui passi necessari per risolvere alcune criticità applicative, come le situazioni di multirischio, le criticità esistenti prima dell'entrata in vigore della normativa, nonché il tema dell'eventuale introduzione di meccanismi di perequazione territoriale.

Elemento essenziale, ed è ciò che la Città Metropolitana continuerà a fare nei numerosi tavoli tecnici in corso con i Comuni interessati e la Regione, è che le indicazioni dei RIR diventino parte integrante dei Piani Regolatori con efficacia giuridica ad ogni effetto.

 

Politiche per ridurre il consumo di suolo

In merito al contenimento del consumo di suolo, sono stati presentati i risultati dell'attuazione di tre anni di applicazione del Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTC2), focalizzando l'attenzione sull'approccio qualitativo che tale strumento ha messo in atto, in raffronto all'approccio quali-quantitativo proposto dalla Regione Piemonte.

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Le Norme di Attuazione del PTC2 non introducono soglie, ma richiedono al Comune (mediante una prescrizione che esige attuazione) un'articolazione del territorio in tre macrocategorie: nelle aree dense sono ammessi nuovi processi insediativi; nelle aree di transizione "(omissis) Il limitato incremento insediativo è possibile con la progettazione e ristrutturazione urbanistica da sviluppare per settori, scongiurando il processo di sprawl edilizio mediante interventi di densificazione, sostituzione edilizia, completamento su aree libere intercluse"; infine, nelle rimanenti aree libere "non sono consentiti nuovi insediamenti né la nuova edificazione nelle aree non urbanizzate; è peraltro ammessa la realizzazione di opere ed interventi pubblici e di interesse pubblico".

Un aspetto misconosciuto al quale si è voluto dare risalto, è che anche con modifiche "minori" alla pianificazione comunale si possono ottenere significativi risultati in termini di riduzione del consumo di suolo.

La Provincia di Torino, a decorrere dall'agosto 2011, applica le regole generali in termini di riduzione del consumo del suolo anche alle "varianti parziali" sottoposte al proprio giudizio di compatibilità.

A tal proposito occorre considerare che il range di applicazione delle varianti parziali avviene soprattutto in riferimento agli oltre 4.000 ha di suolo già prenotato all'interno dei PTG vigenti. Una coscienziosa applicazione delle norme del PTC2 da parte dei comuni, accompagnati dal costante lavoro di assistenza tecnica degli uffici dell'Ente, sta oggi liberando parte di questo suolo edificabile nello stato di diritto, ma ancora agricolo nello stato di fatto.

Si assiste quotidianamente alla ricollocazione in aree già edificate o compromesse, o alla cancellazione di aree prenotate all'utilizzo industriale, residenziale, con il conseguente ripristino del loro originario stato agricolo.

In termini assoluti il contenimento di consumo del suolo ottenuto con le varianti parziali ha prodotto, dall'Agosto 2011 ad oggi, risparmi quantificabili in 150 ettari; senz'altro non si tratta di dati eclatanti tuttavia, letti alla scala propria (gli uffici istruiscono mediamente 100 varianti parziali all'anno), il freno al consumo di nuovo suolo ed il recupero di suoli prenotati ma ancora di pregio agricolo, proseguendo con l'applicazione del PTC2 potrà, a regime, divenire sicuramente significativo.

 

Vale la pena sottolineare che con la nascita della Città Metropolitana, fino all'approvazione del Piano Territoriale Generale, il Piano territoriale di Coordinamento e tutti i suoi strumenti attuativi e di specificazione (compresa la Variante "Seveso") conservano la loro piena efficacia.

Per approfondimenti:

Ultimo aggiornamento: 20/01/2015

 



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