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Tutte le lune di Leopardi

Leopardi, che denunciava gli inganni dell’intelletto ma difendeva gli inganni del cuore, illuminista ma appassionato, pessimista ma coraggioso, e confidente nell’etica laica della “social catena” evocata dall’epopea dell’umile ginestra, è stato scelto da Mario Martone come protagonista del proprio film Il giovane favoloso, che sta avendo molto successo. La Biblioteca storica della Provincia conserva all’interno del Fondo Parenti, prezioso scrigno di rarità bibliografiche, alcune prime edizioni dei capolavori dei nostri grandi dell’Ottocento, Foscolo, Manzoni, Leopardi.

Del poeta di Recanati segnaliamo la prima edizione delle Canzoni, edite a Bologna da Nobili e Comp.° nel 1824, e quella dei Versi, pubblicati sempre a Bologna dalla Stamperia delle Muse, nel 1826. A Bologna Leopardi soggiornò nel 1825, e vi conobbe il conte Carlo Pepoli, destinatario della nota Epistola, compresa, con gli Idilli, nell’edizione del ’26. Dell’anno successivo è la prima edizione delle Operette Morali, pubblicata a Milano presso l’editore Stella, e contiene le venti prose scritte entro il 1824. Tra il 1825 e il 1833 Leopardi viaggia tra Bologna, Pisa, Recanati e Firenze: ma è nel capoluogo fiorentino il soggiorno più lungo, e qui presso l’editore Piatti nel 1831 pubblica la prima edizione dei Canti, dedicata “Agli amici suoi di Toscana”, comprendente le Canzoni e i piccoli e grandi Idilli, più l’Epistola al Conte Carlo Pepoli. A Firenze il poeta conosce la nobildonna Fanny Targioni Tozzetti, la “dotta allettatrice” del ciclo di Aspasia, e lo scrittore e patriota napoletano Antonio Ranieri, con il quale stringe un sodalizio che lo porterà a trasferirsi a Napoli, nel 1833.

Napoletana è infatti l’ultima edizione delle opere leopardiane uscita con il poeta ancora vivente, “corretta, accresciuta, e sola approvata dall’autore”, pubblicata nel 1835 presso l’editore Starita. Doveva essere composta da più volumi, ma la censura borbonica sequestrò l’opera a più riprese, e in effetti sole poche copie poterono circolare, contenenti tutti i Canti (incluso il ciclo di Aspasia e le Canzoni sepolcrali) e le prime tredici Operette Morali. Naturalmente, questa edizione non poteva contenere La Ginestra né Il tramonto della luna, composte nel 1836 a Torre del Greco. Queste ultime composizioni leopardiane uscirono postume, con l’edizione completa delle opere curata da Antonio Ranieri per l’editore Le Monnier di Firenze, nel 1845 (non presente, questa, nel Fondo Parenti). Spicca, fra le curiosità, una traduzione in armeno di una scelta dei Canti leopardiani, ad opera del padre Arsenio Ghazikian (1870-1932), religioso mechiterista del monastero di San Lazzaro degli Armeni di Venezia. Queste Poesie scelte, pubblicate con testo a fronte (Venezia, 1898), includono la canzone All’Italia, il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, il Sabato del villaggio, il Passero Solitario, Nelle nozze della sorella Paolina, Le ricordanze e La vita solitaria. Quasi un dialogo a distanza con il poeta che, negli anni di studio matto e disperatissimo, lesse e tradusse anche testi armeni, pur con l’ausilio di versioni latine.

 

Ultimo aggiornamento: 12/11/2014