progetto Cultura Materiale


Sommario:



Ecomusei - memorie di acqua e di terra

Ecomuseo del Freidano

Museo etnografico
Settimo Torinese

Dai primi anni Ottanta del Novecento il territorio di Settimo Torinese (Torino – Italia) è stato laboratorio di approfondite ricerche archeologico-industriali che hanno portato all’ideazione di un progetto di Ecomuseo, pubblicato nel 1985 e concretamente realizzato a partire dal 1997.
Con la denominazione di “Ecomuseo del Freidano” dal 1998 l’Ecomuseo è stato riconosciuto dalla Regione Piemonte (Legge Regionale n.31 del 1995) ed inserito nella rete degli Ecomusei della Provincia di Torino (progetto “Cultura materiale”).
Ispirato in particolar modo all’esperienza francese di “Le Creusot-Montceau les Mines”, il disegno ecomuseale si è sviluppato utilizzando il lungo corridoio naturale – antropico e simbolico – del fiume Po e di tutto quanto l’uomo ha saputo costruire parallelamente ad esso. Il rio Freidano ed il suo Ecomuseo sono dunque metafora di questa sovrapposizione di paesaggi. L’Ecomuseo interessa diversi comuni compresi nell’area nord-est della cintura torinese sviluppandosi per 12 Km, con numerosi punti di contatto e sovrapposizione con il sistema delle aree protette della fascia fluviale del Po. L’area d’interesse si pone inoltre come ponte – verso ovest – fra il sistema ecomuseale urbano attivato dalla Città di Torino (EUT) e – verso est – con quello provinciale e regionale del Canale Cavour e delle “Terre d’acqua” che interessano il territorio Chivassese e il vercellese risicolo.
L’Ecomuseo è dunque intitolato al rio Freidano: il più importante canale motore del territorio per almeno cinquecento anni. Il suo tracciato è databile a partire dal basso Medioevo, quale adattamento di gran parte degli alvei abbandonati del fiume Po. Lungo il suo percorso si segnalano i principali mulini di Settimo ancora esistenti (Mulino Vecchio, Mulino Nuovo e Mulino dell’Isola) e di Brandizzo (Mulino Re).
Ben due di questi impianti molitori, il Mulino Nuovo ed il Mulino Re, costituiscono in assoluto i primi impianti a sistema “Anglo-Americano” introdotti in Piemonte per volontà di Cavour e del suo entourage sin dal 1850.
Proprio uno di questi grandi impianti per la macinazione del grano – il Mulino Nuovo di Settimo Torinese – è stato scelto quale “polo centrale” dell’Ecomuseo del Freidano e recuperato come sede di un centro museale.

I lavori di costruzione  del nucleo d’origine del Mulino Nuovo ebbero inizio nel dicembre del 1806, sotto la diretta supervisione degli ingegneri del corpo reale dei “Ponts et Chaussées”.
Si trattava di un mulino di tipo tradizionale, con un apparato motore inizialmente costituito da quattro ruote in legno, ognuna delle quali direttamente collegata ad altrettante macine. 
Acquisito nel 1850 e subito profondamente modificato per iniziativa dei soci Pietro Ducco e Francesco Chiariglione, il Mulino Nuovo costituì la prima grande impresa privata insediatasi sul territorio settimese. La nuova società si caratterizzò ben presto per una produzione totalmente rivolta al mercato esterno, a differenza degli antichi mulini. A questo scopo il rio Freidano era stato sottoposto ad uno sfruttamento senza precedenti, dopo appena un trentennio la sua insufficiente portata dovette quindi essere sussidiata (1885 circa) dalla forza del vapore. L’innovazione si ripercosse sulla struttura architettonica del mulino, dando origine ad un suo primo ampliamento e alla costruzione di una centrale termica. Quest’ultima era connotata dall’alta ciminiera per il tiraggio dei generatori di vapore, purtroppo abbattuta nel 1955 e parzialmente ricostruita nel 1998 durante il recupero del complesso.
Nel 1873 l’impianto venne acquistato da Stefano Roggeri che nel 1897 introdusse la macinazione a cilindri (con macchinari della ditta “Ganz” di Budapest) contribuendo a modificare profondamente l’aspetto architettonico del mulino e il suo diagramma di produzione. In questo periodo venne probabilmente edificato anche il maestoso silos da 3700 metri cubi che caratterizza tuttora l’estremità nord del plesso.
Nell’immediato primo dopoguerra l’attivazione di un “gallettificio” per consumo civile e militare, consentì all’impianto di coprire l’intero ciclo produttivo, dalla produzione di parte della materia prima, alla macinazione dei cereali sino al confezionamento del prodotto finito. L’energia motrice assorbita era prodotta da turbine a reazione tipo “Francis” e da motori elettrici per complessivi 75 hp (55 kw), tuttora esistenti.
La parabola evolutiva del Mulino Nuovo è destinata ad esaurirsi nel primo ventennio del Novecento. Il complesso viene parzialmente utilizzato come magazzino sino al 1995, anno in cui è acquisito dal Comune di Settimo Torinese ed interessato da un progetto di recupero (attuato con finanziamenti CEE) finalizzato alla creazione di un centro pubblico per attività museali.
Nel 1997 iniziano i lavori di restauro. L’intervento di maggiore interesse prende in considerazione l’imponente silos: i macchinari e le strutture in esso esistenti vengono smantellati per consentire l’utilizzazione del suo grande involucro murario a fini espositivi. Dall’ottobre del 2002, infatti, l’edificio ospita il Museo Etnografico di Settimo Torinese, nel quale, attraverso l’impiego di sistemi interattivi che rendono la visita gradevole e comprensibile a tutti, sono state ricreate le atmosfere e i luoghi del lavoro del territorio. I visitatori hanno così la possibilità di "vivere" nel mondo di una volta, con le sue attività e i suoi ritmi, così diversi da quelli dei nostri giorni, dove l’acqua è protagonista.
 Il Museo Etnografico è stato allestito con un cospicuo numero di reperti che testimoniano lo sviluppo della cultura materiale del territorio, soprattutto della seconda metà dell’800 e del primo ‘900.  Al suo interno, e nelle sue aree attrezzate esterne, si possono ripercorrere la storia, la cultura e lo stile di vita della civiltà contadina e protoindustriale.
In particolare, il mondo della scuola può trovare un’occasione di ricerca stimolante dove è possibile elaborare un confronto con il mondo odierno e una riflessione sull’utilizzo della "risorsa acqua" e della "risorsa territorio".
Oggi l’Ecomuseo si distingue per molteplici iniziative e un’intensa attività di ricerca legate alla cultura del territorio, al recupero del patrimonio industriale e alla sua valorizzazione. Con questo spirito è stato recentemente avviato un progetto che prevede l’organizzazione dell’area ecomuseale in percorsi ciclo-pedonali attrezzati (con pannelli, totem illustrativi e l’installazione di macchinari che hanno fatto la storia dell’ingegneria idraulica) che si integrano nella città e si collegano con il sistema dei parchi urbani. Un vero e proprio itinerario educativo mirato all’acquisizione della consapevolezza del problematico rapporto fra uomo e ambiente, con particolare riguardo alle scelte future legate alla ricerca e all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, il cui fulcro progettuale è rappresentato dal ruolo, reciprocamente intrecciato, dell’acqua e dell’energia.

approfondimenti

Certificazione Herity

sede

Mulino Nuovo
via Ariosto 36 bis
10036 Settimo Torinese (TO)
www.ecomuseodelfreidano.it

referenti

Fondazione Esperienze di Cultura Matropolitana
via Ariosto 36 bis
10036 Settimo Torinese (TO)
tel. 011.8028.374 - 532
fax 011.8028314

Responsabile Strutture e progetti culturali
Dott.ssa Anna Maria Ghiberti
tel. 011.8028290

Referente
Dott.ssa Rita Basile
tel. 011.8028532
istituzioni.culturali@fondazione-ecm.it

apertura

Domenica 15.00-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00)
Visite per gruppi e scolaresche in qualsiasi giorno su prenotazione

ingresso a pagamento

accessibile ai disabili

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