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a cura di Emma Dovano

IL CURATO DI DON CHISCIOTTE

Il curato di don Chisciotte Un titolo curioso. Il barbiere, il curato e la serva visionano la biblioteca dell'hidalgo Alonso Quijada con l'assenso della nipote di lui prima di bruciarne quasi tutto il contenuto e scongiurare dunque la follia del padrone. I libri gli avevano procurato già troppi malanni; il padrone è don Chisciotte della Mancia. Prima di essere presi ed eliminati, la serva porge una scodella di acqua benedetta al curato perché con lo asperges allontani gli incantatori di cui sono zeppi i libri e quindi non possano fare, per vendetta, qualche incantesimo pericoloso a chi li sta toccando: un rischio, oltre quelli già conosciuti, potrebbe cogliere l'hidalgo, quello di diventare pastore o poeta o chissà ancora..., malattie insanabili e contagiose.

Con ossequio a don Chisciotte e all'originalità sconfinata nella follia che l'ha sopraffatto, si sa - il lettore che legge con passione lo sa - che la lettura è una forma di introspezione, di frequentazione di se stessi e insieme un modo sicuro per uscirne, la lettura entra nella costruzione della propria vita, della propria identità, con i rischi connessi. E con i piaceri connessi.
Leggere è fare il gioco serio attraverso cui si impara a dar senso all'immensità delle cose che accadono, è una specie di dondolamento sul cavalluccio di legno che ci distrae ma ci concentra, ci apre alla libertà della postura diversa da quella che normalmente ci tiene in equilibrio, e ci fa immaginare di essere fuori del mondo reale - siamo su un cavalluccio! - pur vivendolo ed essendone completamente assorbiti con le sue regole e il suo ordine.

Il sottotitolo del volumetto apre un'indagine tra teologia e letteratura verificando subito un'assenza e cercando e osservandone da vicino i possibili motivi e i segni: cinque secoli di romanzo hanno lasciato indifferente la teologia, che 'non ritiene e non ha mai ritenuto la letteratura un partner di dialogo e di confronto'; silenzio totale sulla religiosità anche nei volumi recentemente usciti dedicati al romanzo (a cura di Franco Moretti). Come se romanzo, letteratura e teologia fossero argomenti tra loro estranei. Il testo, a metà percorso, traccia una via, mette dei segnalibri nella biblioteca del lector in fabula: romanzi che si aprono in una ricerca di 'spiritualità', di equilibrio spirituale di fronte al disordine dei problemi, anche opere narrative che si spalancano a un'adesione manifesta di fede.
Una traccia nel 'bosco narrativo' da Gargantua e Pantagruel del Millecinquecento, prima di don Chisciotte, e diversi altri titoli prima del Novecento dell'Ulisse, de Il maestro e Margherita, fino a La porta di Magda Szabò, poi altri, poi finalmente Gilead di Marylinne Robinson; oggi si potrebbe aggiungere Casa, sempre della medesima autrice.
I romanzi, questi, altri, si offrono come doni alla teologia; possono provocarla, anche, come in ogni buona relazione seria che si voglia avviare e si intraprenda.

Il volumetto fa parte di una nuova collana della Cittadella editrice, Sentieri nel tempo, a cura del Centro culturale San Lorenzo di Torino, la chiesa di piazza Castello che ha aperto alla città un calendario di possibilità di riflessioni, occasioni di approfondimento, di pensieri che possono rifrangersi e propagarsi con la parola, anche con quella scritta, come nel caso di questo libro.

(ed)

Oreste Aime, Il curato di don Chisciotte, Cittadella editrice, Assisi, 2012, pagine 144, euro 13,40. www.sanlorenzo.torino.it

 

Ultimo aggiornamento: 11/10/2012


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