Sei in: Home > MAP > Le recensioni > Miscellanea - 2006 > 13/10/06 - La musica come forza
a cura di Emma Dovano
In un romanzo recente di Saramago la morte è messa in ginocchio dalla sovrana bellezza della musica: la musica, solo lei, rende immortali. Se davvero così fosse, se non fosse solo un bel racconto saremmo tutti a suonare anziché a scrivere, a leggere, a fare qualunque altra cosa che non sia strimpellare un qualunque strumento. Non può essere così.
La musica ha però la capacità di far vibrare le corde più intime, quelle della nostra anima, e se non ha il potere del miracolo e dell'immortalità certo arriva a produrre dei cambiamenti, a muovere "attraverso la dinamica interpretativa delle emozioni gli aspetti più profondi della nostra psiche, ponendoli armonicamente in relazione con i confini del corpo, in un'alleanza intima che si traduce all'esterno nell'individuazione di nuovi modelli culturali di riferimento. La musica permette tutto ciò in modo completamente diverso dal pensiero" (Cap.1, Musica e storia).
La musica non solo come contesto e strumento di rilassamento -e già sarebbe terapia- ma anche oltre, di benessere profondo: ce lo dice l'esperienza, l' evidenza prima che ricerche e studi scientifici.
Il testo ha una impronta scientifica marcata: è un lavoro che unisce le ultime lezioni del medico e professore Boris Luban Plozza sul rapporto tra cervello e melodia, all'elaborazione del musicista e medico Carlo Delli Noci, assistente nel reparto di medicina psicosomatica fondato da Plozza in Svizzera, e una parte molto interessante del giornalista e critico musicale Davide Ielmini, studioso di sociologia della musica. Ci si può specchiare nel suo capitolo dedicato allo studio dell'ascolto : i sei tipi di ascoltatori di musica secondo le categorie di Adorno. L'esperto, il buon ascoltatore, il consumatore di cultura, l'ascoltatore emotivo, quello risentito o astioso, l'ascoltatore di musica leggera: si può essere passati da una categoria all'altra nelle varie età, dalle canzonette che si consumano in pochi minuti ma che rimangono in memoria al Bolero che ripete e produce quel piacevole senso di attesa che dà il brano conosciuto, qui fino all'ossessione. All'emotiva sonata per pianoforte op. 27 di Beethoven, al concerto per tromba e orchestra di Haydn che dà un brivido.
E poi la musica ha il magico ruolo di assenza-presenza nello stesso istante, in un unico atto, quando lavoriamo o pensiamo; la musica, le musiche che fanno da accompagnamento, da contorno alle azioni: in realtà entrano, ci sono, in una specie di comunicazione non verbale in un rapporto al di là della parola, del voluto, come l'arte, il sogno.
Non c'è un modo unico e assoluto di amare la musica, di goderne. Dorfles parla di assaporamento : il gusto come senso principe su cui poggia la nostra sensibilità e che ci fa bene.
(ed)
Boris Luban Plozza, Carlo Delli Noci, Davide Ielmini, La forza che guarisce. Musica, psiche,società, Centro Scientifico Editore, Torino, 2005, pagine 128, € 12
Ultimo aggiornamento: 22/08/2011