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a cura di Emma Dovano

22/11/07 - BARBERA AUSTERO E ARNEIS ELEGANTE

Guida ai vitigni d'Italia

Il sottotitolo dice Storia e caratteristiche di 580 varietà autoctone, cioè "native" di una particolare zona. Si parla di vitigni italiani. Nella guida si è adottato il metodo di considerare autoctoni i vitigni la cui presenza nel territorio è antica, per testimonianze e attestazioni orali o scritte; e sono considerati italiani anche quei vitigni coltivati in altri Paesi e presenti in Italia da tempo immemorabile.
La pagina di istruzioni su come consultare la guida è chiara e senza difficoltà si scorre e per ordine alfabetico si trovano le schede: a fondo pagina le regioni e il nome del vitigno, in giallo o in rosso se si tratta di uva bianca o rossa, va da sé.
E allora si cercano i vitigni conosciuti o ci si arriva seguendo i sinonimi -scritti in grassetto nei testi e in un indice a fine libro. Del vitigno autoctono si dice la storia, la diffusione, poi l'aspetto del grappolo, dell'acino e il tipo di vino che ne se ricava.
Ho cercato i vitigni per vini a Docg e a Doc del Piemonte, perché le radici portano lì, e ho scoperto l'interesse per la storia, le origini di questa e di quella vite vista e amata in ogni suo colore.
Ad esempio. Prime testimonianze dell'Arneis si trovarono in un documento del 1478, si parlava di Bric Renesio , alle spalle di Canale, nel Roero, la zona a sinistra del Tanaro.
Una volta, quarant'anni fa, proprio a Canale, Ca' d'Garbinet , ma non solo lì, in tutte le vigne, i filari dell'arneis intercalavano quelli del Nebbiolo perché gli uccelli erano attratti dall'aroma del bianco e non becchettavano il vino rosso, allora considerato più pregiato. Era dolce, l'arneis, si beveva a fine pasto, preso all'ultimo dalla cantina, fresco, leggermente nebbioso come tutti i bianchi di allora.
Ora l'Arneis gode di un grande successo, limpido, giallo tendente al verdolino, "profumi fini di fiori, erba, frutta bianca, retrogusto di mandorla amara" (pag.63). Perfetto.
Altro autoctono piemontese il Barbera, menzionato ufficialmente nel 1798 (pag.70), forse il vitigno a bacca scura più coltivato in Italia, insieme al Sangiovese.
Le uve maturano subito prima del Nebbiolo, ottimo se lavorato in purezza o se abbinato ad altre varietà. Corposo, asciutto, austero. Il Barbera dij Marun , sempre a Canale - quello che adesso si lascia maturare in botte anche venti mesi- veniva spillato con un succhiello, si lasciava zampillare in un bicchiere, si ritappava il foro con la cera, si faceva dondolare con delicatezza il vino nel vetro, si beveva. I contadini andavano alla luce per vederne le sfumature di colore, e dicevano buono, bùn.
Che voleva dire "ricco di profumi, con richiami di frutta rossa, sottobosco e spezie, mentre in bocca lascia emergere un gusto asciutto, austero, sostenuto da acidità evidente." (pag.71).
Questo può produrre la splendida Guida dello Slow Food. Far emergere il desiderio di conoscere la storia dei vitigni, quelli che solleticano ricordi ed emozioni e quelli che si conoscono appena, i vini quasi sconosciuti che azzardiamo ad acquistare in qualche occasione, quelli della carta dei vini delle buone trattorie...
Al termine delle schede, alcuni indici: vitigni per vini a Docg, per vini a Doc, e l'indice di tutti i vitigni, proprio tutti. C'è anche il Nascetta di Novello, nella Langa, raro, che "dimostra di reggere bene il passaggio in legno piccolo e ha buone proprietà longeve" (pag.306).

(ed)

A cura di Fabio Giavedoni, Maurizio Gily, Guida ai vitigni d'Italia, Slow Food Editore, 2005, Bra (CN), pagine 673, € 14.

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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