Sei in: Home > MAP > Le recensioni > Miscellanea - 2009 > 04/03/09 - Tempo e pazienza per il ricamo da principessa
a cura di Emma Dovano
Chi nel passato ha frequentato istituti femminili ha imparato a ricamare e non ha mai più dimenticato
a passare l'ago mille e mille volte nel tessuto teso dal cerchietto di legno. Ricamare era un compito molto
comune richiesto alle ragazzine, quasi una materia obbligata in alcune strutture, insieme al lavoro a maglia
con i ferri, ai centrini all'uncinetto, in alcune zone del Piemonte si faceva anche il ricamo al tombolo e il
macramè, qualcuno realizzava metri e metri di bordure col chiacchierino.
Un'arte, il ricamo, che trasforma l'ago in pennello. Anche il semplice punto erba, anche il punto
catenella, che 'appagava' perché gli occhielli uno dentro l'altro scorrevano sul disegno copiato con la
carta carbone: fondamentale era tener fermo l'occhiello appena fatto col pollice della mano sinistra...
Belli erano anche il punto piatto per i boccioli, i nodi per i pistilli, la spina per le foglie, che così
si dava l'idea della nervatura e sembrava davvero una pennellata.
Alcuni istituti e fondazioni, femminili, naturalmente -e alcuni ordini di clausura- basavano il loro
sostentamento sull'esecuzione e la vendita di tessuti ricamati: corredi, tendaggi e arredi vari, paramenti
sacri.
In Piemonte, fin dal 1600, erano sorti laboratori in cui venivano eseguiti "lavori d'ago", molto
ricercati e prestigiosi.
"Seguendo tutte le altre forme d'arte, anche il ricamo subì un'evoluzione continua, riflessa nelle
caratteristiche delle genti e dei paesi.", raggiungendo la perfezione nei tessuti d'arredamento.
I souffà, le cadreghe, i cadregoni e i taboretti che prima erano ricoperti di velluti e damaschi sono
allora rivestiti con una tela piemontese detta "bandera", su cui splendono dei ricami. La tela è un cotone
bianco o ecrù, a nido d'ape, alto più o meno 60 centimetri, i ricami sono fiori, fregi, volute e anche
rappresentazioni mitologiche e paesaggi, tratti dall'architettura barocca.
Il filo è una lana sottile nelle varie sfumature di rosa, blu savoia, verde. Un tempo i ricami erano
monocolore, e il colore giallo al posto dell'oro, vista la poca disponibilità economica.
Solo le vesti, i paramenti e gli arredi sacri "mantenevano, per la loro specificità, un maggior livello
di ricchezza: le volute e i racemi venivano ricamati con filamenti in oro e argento in rilievo."
I punti: il catenella, il punto raso, il punto erba doppio o punto 'risparmiato' per i soggetti floreali
e i fregi.
Interessante il libro di Margherita Goglino: la seconda parte è tutta di riferimenti iconografici,
fotografie di pezzi d'arte di collezioni private e copie dei tessuti ricamati appartenuti alle Principesse,
alle Contesse, arredamenti di castelli piemontesi.
Nell'ultima parte bozze e modelli per l'esecuzione del ricamo bandera: l'ispirazione per un corredo
importante.
(ed)
Margherita Goglino, La pittura ad ago in Piemonte, Il Bandera, Ananke Editore, 2002, Torino, pagine 104, € 29.
Ultimo aggiornamento: 22/08/2011