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a cura di Emma Dovano

01/03/10 - IL CAMMINO DI SANTIAGO

La via di Santiago

Il cammino di Santiago de Compostela, riconosciuto dall'Unesco come patrimonio mondiale dell'umanità, indica la via percorsa dai pellegrini per raggiungere il luogo dove si ritiene siano conservate le spoglie dell'Apostolo Giacomo. La tradizione cristiana afferma, infatti, che il corpo del Santo sia stato miracolosamente trasportato in questa parte della Galizia, dove l'apostolo aveva predicato il Vangelo. Sempre secondo la tradizione una visione luminosa mostrò all'eremita Pelayo il sito dove si trovava una tomba contenente tre corpi e una scritta che indicava la presenza dalla salma dell'apostolo. Già a partire dal nono secolo si ha notizia dei primi pellegrinaggi e con il passare del tempo Santiago de Compostela, divenne un luogo centrale per la cristianità: questo pellegrinaggio è tradizionalmente considerato il terzo per importanza dopo Roma e Gerusalemme. Un'enorme quantità di pellegrini ha popolato queste strade nel corso dei secoli e recentemente, in particolare a partire dagli anni novanta, molte persone stanno riscoprendo il valore spirituale e culturale del cammino di Santiago, sfiorando la cifra di oltre centottantamila persone nel 2004.

Parlando del Cammino di Santiago, non è possibile identificare un'unica via: esso indica piuttosto un'insieme di itinerari composti da strade francesi e spagnole. Il percorso maggiormente utilizzato è il Camino Frances, lungo circa 800 Chilometri, che parte dalla cittadina di Saint Jean sul versante francese dei Pirenei.

N. Russo ha vissuto più volte l'esperienza del cammino di Santiago sia a piedi sia in bicicletta, percorrendo itinerari diversi, compresi i cento chilometri che da Santiago arrivano a Finisterre, il punto più ad ovest della Spagna, dove la tradizione vuole che i pellegrini compiano alcuni gesti simbolici: un bagno purificatore nell'oceano, bruciare un indumento indossato durante il viaggio e raccogliere una conchiglia (simbolo del pellegrinaggio assieme al bastone e alla borraccia). In questo volume egli racconta sensazioni e riflessioni frutto del Cammino, scegliendo di narrare in parallelo le esperienze dei diversi pellegrinaggi, concentrandosi più sul viaggio interiore che sull'aspetto esteriore del cammino, anche se dalle pagine del volume emerge in modo chiaro come i due aspetti siano strettamente legati. Un esempio in questo senso è la scelta del mezzo di trasporto: l'autore sottolinea più volte come la bicicletta si sia rivelata troppo veloce per percorrere quei chilometri che molti scelgono di intraprendere a piedi. Alla lentezza, infatti, egli riconosce il valore di elemento essenziale per vivere un viaggio che le persone, attraverso i secoli, hanno intrapreso con la volontà di fare un percorso di cambiamento interiore. In questo senso N. Russo evidenzia come "le convinzioni iniziali si sono andate trasformando di tappa in tappa, attraverso le riflessioni suscitate dagli incontri con gli occasionali compagni di strada, fino all'emergere di motivazioni profonde e inattese". Proprio la dimensione dell'incontro testimonia come il pellegrinaggio sia un'esperienza solitamente individuale, ma anche un evento collettivo. L'autore nomina spesso la fiumana di persone che hanno condiviso con lui la fatica del viaggio e come abbia provato con esse un senso di condivisione del tutto particolare, per cui bastavano poche parole per sentirsi immediatamente in sintonia, indipendentemente dalle convinzioni personali (N. Russo afferma chiaramente di essere ateo) e dalle motivazioni per le quali si è intrapreso il pellegrinaggio.

(Danilo Germano)

Natalino Russo, La Via di Santiago, 2006, CDA & Vivalda Editori, Torino, pagine 247, euro 16


 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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