Sei in: Home > MAP > Le recensioni > Personaggi - 2006 > 26/06/06 - Un alloggio per viverci
a cura di Emma Dovano
Aveva verniciato di un colore arancio smagliante la sua carrozzina dopo un periodo pesante, oscuro, insopportabile. Poi aveva cominciato a pitturare di colori vivacissimi anche quelle degli altri ospiti del Cottolengo: così è iniziata la ribellione manifesta, la spinta di vita di Roberto T. Poi la lettura, i libri, le riflessioni, la volontà straordinaria hanno prodotto quello che nessuno e niente aveva fatto fino a quel momento: il pensiero è passato oltre i muri, quelli spessi, oltre i soffitti alti dei collegi di una volta, dove il sole viene assorbito nella sua materia e non riflette un bel niente.
Anche il suo amico Piero D. ha maturato la possibilità di poter vivere al di là di quei cortili, delle stanze, delle "strette", oltre quella struttura che ha accolto la loro disabilità con i mezzi di allora, la cultura e l'apertura minima (o chiusura) ad altre esperienze che si respirava e si viveva negli anni 60 a Torino.
I racconti di vita di Roberto T. e Piero D. parlano di ostacoli, impedimenti, intralci, opposizioni anche solo alla speranza di vita autonoma, normale, fuori, con passaggi delicatissimi dove si racconta dei legami familiari, degli affetti ricercati, ricevuti, sentiti.
Roberto T. e Piero D. hanno festeggiato venticinque anni di vita fuori dal Cottolengo. Grande anniversario. Il coraggio, la determinazione, l'ostinazione hanno rovesciato la loro vita. Da venticinque anni vivono una vita normale, con aiuti pratici, ma normale in tutto il resto. In una casa senza barriere architettoniche. Cucinano e invitano. Leggono e fanno vacanze. Fanno spese e vanno al bar. Hanno una montagna di amici. E fa piacere conversare con loro.
Alla lettura di questo libro l'impatto è fortemente emozionale. Si parla di una lunga parte di vita a contatto stretto con la malattia grave, la morte, si parla di assenza di desideri, di abitudini e riti, poi di ricerca di contatti, di amici, di sguardi, di ribellioni, di rivolte interiori.
E lo strappo.
L'handicap è portato allo scoperto e si è trasformato individualmente e collettivamente diventando non solo sopportabile ma arricchente, valorizzante. Una rinascita che è stata una spinta politica. La via del diritto e dei diritti soggettivi conquistati e praticati, la nascita quindi di un'Associazione che prosegue il filo (arancione?) del diritto alla non esclusione dalla vita. Il diritto alla normalità.
Un dovere per tutti gli altri, quelli che corrono con le proprie gambe, che anche hanno responsabilità di poter decidere, gli amministratori: andare ancora oltre. Ma qui, dobbiamo riconoscerlo, siamo lenti.
(ed)
Emilia De Rienzo e Claudia De Figueiredo, Anni senza vita al Cottolengo, 2000, Rosenberg & Sellier Editore , Torino, pagine 136.
Ultimo aggiornamento: 22/08/2011