Sei in: Home > MAP > Le recensioni > Personaggi - 2006 > 18/05/06 - Un giurista tra prìncipi e sovrani
a cura di Emma Dovano
Figlio del nobile Pietro Antonio e della nobildonna Benentina, nacque ad Alba il 20 marzo 1502. Secondo lo storico Giuseppe Vernazza di Freney (suo conterraneo e autore di un'importante biografia del Belli pubblicata nel 1783), gli avi del Belli abitavano già nei secoli precedenti in Alba. Dopo aver conseguito il dottorato in giurisprudenza, probabilmente all'Università di Perugina, si avviò ad una prestigiosa carriera pubblica, nella veste di giureconsulto.
Vassallo del Marchese del Monferrato, auditore di guerra negli eserciti dell'imperatore Carlo V e consigliere diplomatico alla corte di Emanuele Filiberto, Pietrino Belli fu investito di importanti incarichi di stato. Dopo la morte del Marchese di Monferrato, Giangiorgio Paleologo, il Belli sostenne presso l'imperatore la causa di successione di stato in favore di Federico II Gonzaga. In segno di riconoscenza ottenne dal Gonzaga la consegna del castello di Alba affidandolo successivamente in custodia ai fratelli.
Grazie all'esperienza maturata nella guerra di successione spagnola, scrisse nel 1558 il De re militari et bello tractatus , primo studio normativo sulla condotta dei conflitti, edito nel 1563 ad opera di Francesco Portinari di Torino, stampatore in Venezia.
Nell'opera vengono prese in esame alcune basilari regole di condotta nelle azioni belliche, che il Belli espone mosso da un sentimento umanitario e dal desiderio di rendere meno frequenti le ostilità, nonché di limitare le devastazioni e le rapine dei soldati.
L'opera è significativa non solo perché anticipa alcune regole in materia di azione militare ( jus ad bellum e jus in bello ), codificate ai nostri tempi nelle convenzioni dell'Aja (1899 e 1907) e di Ginevra (1929 e 1949), ma anche perché l'argomento è indagato con indipendenza di giudizio, senso della giustizia e con una visione teologica di fondo, che fa condannare all'autore ogni forma di violenza e di sopruso.
Nel trattato si propone l'utilizzo di uno strumento giuridico innovativo per quei tempi, ossia l'arbitrato, sviluppandone applicazioni ed effetti e giungendo a conclusioni ardite nel segno del diritto e dell'equità. Tra le molteplici intuizioni del Belli, l'istituto dell'arbitrato ancor oggi risulta essere uno strumento giuridico di grande utilità, in quanto si ritrova sia nei rapporti pubblici, interni ed internazionali, e sia nell'ambito dei rapporti privati economici internazionali tra le grandi corporations , quale efficace strumento per dirimere le controversie. Concetti decisamente all'avanguardia per la fine del Cinquecento che, riproposti oggi, confermano la loro attualità e lungimiranza, anticipando in molti casi le codificazioni del diritto dei conflitti e del diritto internazionale umanitario.
Belli morì a Torino il 31 dicembre 1575, le sua spoglie furono tumulate nel Duomo di Asti ove fu eretta una cappella ad opera del figlio Domenico, che fu a sua volta prima ambasciatore e poi gran cancelliere di Emanuele Filiberto.
(Franco A. Fava)
Atti del Convegno di Studi 2002, Pietrino Belli a 500 anni dalla nascita, 2004, Fondazione Ferrero, Alba (CN), pagine 124.
Ultimo aggiornamento: 22/08/2011