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a cura di Emma Dovano

30/06/08 - I VERSI CHE PARLANO DI TORINO

Poeti per Torino

Il poeta torinese Roberto Rossi Precerutti ha curato l'antologia, un secolo di poesia dedicata a Torino, che è riconoscibile non solo per la presenza di toponimi di vie, piazze e monumenti ma anche per i riferimenti ai lungofiumi, alle chiese, ai viali e anche all'atmosfera, allo stile, all'aria che si respira.
Il testo è diviso in due sezioni: la prima, "Ritratto di città", è curata dallo stesso Precerutti e ci presenta poesie da Giovanni Camerana, con Piranesi del 1881 - ai poeti degli anni Trenta: Edmondo De Amicis ( Dopo il teatro ), lirica allegra e leggera; Arturo Graf con i fuochi d'artificio in Dopo una festa "Gazzarre di soli, e piogge/ Che venian giù lemme lemme,/ d'oro colato e le gemme,/ verdi, azzurre, gialle, rogge...", e dopo, a spettacolo finito "...un buio muto ed inane/ E un tristo odore nell'aria". Una festa della città in riva al Po, chissà se la festa di San Giovanni, a giugno. Lo stesso fiume, il Po, della lirica di Cosimo Giorgieri-Contri "Assai mi piace - ed è sottil piacere/ sul lungo Po se rida aprile, (...) Mi piace assai, solingo passeggere...: i fiumi di Torino sono celebrati da molti poeti, l'acqua è complice di sogni e di desideri, così anche la collina che incornicia una bella fetta di città - nelle poesie di Giulio Gianelli, di Carlo Chiaves ( Di lontano ).
La seconda parte, "Le scintille in fondo alle vie", è curata da Fulvia Rava e presenta liriche di poeti contemporanei che raccontano una Torino 'frammentata, enigmatica, dispersa', distratta, ma anche una città amata nelle sue pieghe, in 'ciò che è meno visibile, le vie un po' in luce e un po' in ombra'.
Anche in queste poesie individuiamo una via, un viale, una piazza, una sponda, (Via Avogadro di Giorgio Luzzi, corso Giulio Cesare, piazza Castello di Dario Capello...) o possiamo riconoscerli sul filo di una sensazione, di una domanda.
A Valeria Rossella il rimpianto e la solitudine del cuore sono pesantissimi nei viali, a "cogliere le castagne matte con mio padre/ quando l'autunno accendeva/ i suoi ceri di foglie" e i pensieri tremano nel letto dove la Dora fa un'ansa, avviluppati 'nel vischio della nebbia' e sul muro lunghissimo del lazzaretto c'è la scritta Io morivo - e tu dov'eri? Una scritta, un graffito che di solito è fastidioso sui muri della città, qui dà l'apertura al ricordo, alla lirica un po' triste e un po' leggera (e allora non triste) di qualcosa di vissuto chissà se a Torino o altrove.
Come riesce a fare la poesia. Una specie di rifrazione: un pensiero, un sentire, in fondo, dentro di sé, si rifrange sulla scritta, sul graffito, passa attraverso e diventa un'altra cosa, diventa un ricordo, un rimpianto, e poi la voce si traduce in versi, in parole che sono giuste ed essenziali, in versi unici.
"Giravi la testa verso la collina, dove/ in una chiazza orobruciata affondava il crepuscolo.../ Bruscolo mio, bruscolo di cuore..."
Bella antologia. Torino ci diventa più lieve in qualche sonetto, più pesante in altri, inevitabile, interessante.

(ed)

A cura di Roberto Rossi Precerutti, Poeti per Torino, Viennepierre Edizioni, Milano, 2008, pagine 225, € 22.


 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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