Sei in: Home > MAP > Le recensioni > Personaggi - 2009 > 08/09/09 - Un'opera di genio
a cura di Emma Dovano
Così nell'introduzione, Nico Staiti, etichetta il testo. Perché è una rigorosa documentazione scientifica, una storia delle campane e della loro musica, e dei campanari - insieme a un modo di raccontare poetico, suggestivo, delicato. Di più: Claudio Montanari è anche un contadino, ha un rapporto con la terra e la natura con tutti i suoi tempi, i ritmi, le attese, una confidenza del tutto particolare.
E' un bel libro imponente della Libreria Musicale Italiana, con due cd allegati. Prima di
leggere, sfogliare, curiosare nel libro, oppure, insieme alla lettura, mettere su un cd. Subito
un'aria greve si forma nella stanza, un'aria maestosa, se si può attribuire questo aggettivo
all'aria (1° cd, n.3, Passata, n.11, Quattro, grossa a distesa o n.19, Sanctus
, Calamosco). Oppure un'aria sbarazzina (anche qui, si può dire dell'aria?), frizzante (n.30,
Squinquino).
Montanari ha impersonato se stesso come esperto campanaro all'interno del campanile con
competenza delle tecniche di esecuzione e i ritmi della musica delle campane, dei segni - suoni
che sono segnali, estratti di comunicazione - e ha raffigurato ancora se stesso anche dall'esterno,
lontano dalle corde e dall'eco. Sa come si scandisce il tempo e sa rispettarlo e viverselo dal
di fuori.
Ha raccolto la storia dei campanili e delle campane della provincia di Bologna, un territorio dove l'arte delle campane ha avuto un grande sviluppo, con uno sguardo più ampio, collocando 'la tradizione bolognese entro un quadro più generale delle tradizioni dell'Italia settentrionale, ciascuna con le proprie peculiarità tecniche e artistiche'; ha studiato documentazione d'archivio per riassettare la 'storia dei campanari nella vita della comunità, sia nella prospettiva sociale che economica' (R.Leydi, prefazione).
Una parte importante, nel testo, è data al campanile e al suo spazio, alla posizione di privilegio che normalmente ottiene nell'ambito di una comunità, di un paese -nelle città, ora, un po' meno, salvo lo scatenarsi di qualche architetto. Anche dell'arte di fondere le campane e della storia di questa attività; le caratteristiche fisiche e le singolarità di questi strumenti.
Montanari dice "ci interessa sapere che da venticinque secoli il suono di strumenti campaniformi ha accompagnato la vita, e come queste forme siano state utilizzate ora per evidenziare aspetti della festa, ora per conferire solennità e rigore al momento della morte". E il sentire il suono della campana, che con la sua enorme complessità nella manifestazione degli armonici, produce intorno e dentro i corpi un'aria dilatata carica di polverii di magnetismo e di fascino per ogni evento, gioioso o per nulla. Tonnellate di bronzo fanno vibrare corde sottilissime.
Nelle ultime pagine del libro, il nutrito glossario è indispensabile per chi ha bisogno
di traduzione dei termini dialettali ed è profano dell'argomento e anche per entrare "in questo
intricato converger di botti".
(ed)
Claudio Montanari, Il campanaro musicista, La tradizione delle campane nell'area bolognese, Libreria Musicale Italiana, 2007, pagine 268, € 55 - 2 cd allegati
Ultimo aggiornamento: 22/08/2011