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a cura di Emma Dovano

23/02/09 - L'IMPRONTA DIGITALE DEGLI ANNI '70

L'impronta digitale degli anni '70 È come rivedere l'album delle fotografie dopo averlo appoggiato e quasi dimenticato tra i libri, o in una cassettiera un po' fuorimano. Poi un amico lo ritrova, lo confeziona e te lo porge in una sua mostra, e ti accorgi che stai aprendo il cassetto di quando avevi la bellezza e i sogni dei vent'anni, e ora stai rinominando tutte le fotografie dentro, nello spazio enorme della memoria, e ogni didascalia diventa memoria dei sentimenti. E insieme coniughi le cento foto con la nostalgia -che non è un rivolgersi indietro, chiudersi e non lasciare più spazio per il mondo. Anzi. Indietro ci sono delle cose fondamentali, così fondamentali per la nostra vita che ne sentiamo un po' la mancanza. La nostalgia non esclude 'l'apertura alla vita come a un'esauribile avventura di stupore e di speranza' (L.Ciotti), anzi. È un'immersione in quegli stessi sogni, nei desideri, nelle amicizie, che magari dopo di allora sono diventate esclusive: un'immersione, non un'apnea. Di nuovo: anzi. È anche bello. Alla nostra età -chi negli anni '70 aveva vent'anni- rimanere col fiato trattenuto avvolti nei ricordi e nelle foto che questi portano fuori, è ossigeno, è più o meno ritrovare il seme della quercia o del leccio che ora è un albero imponente, con radici solide e rami pieni di nidi.

Cento (più una) fotografie stupende. Pietro Lombardi è il fotografo: è stato ferroviere, capostazione, attivo in campo sociale e politico, ma soprattutto è fotografo: Pietro è nato con questa vocazione; ha sempre visto la realtà su carta fotografica, l'immagine già impressa prima di premere il pulsante dello scatto. La realtà degli anni Settanta, la storia, la cronaca, e poi gli affetti, le amicizie non sono diventati un'antologia, volumi e volumi di documentazione di lotte sindacali e sociali, di fermento all'interno dell'istituzione-chiesa, di lavoro duro e di emancipazione, di nascita di gruppi impegnati nel sociale: la realtà qui è diventata arte. Le fotografie sono immagini pensate di cui si riesce a cogliere l' essenza . Così facce e gesti fuori dai fatti di cronaca hanno ancora più significato. La fotografia che fa Pietro è uno sguardo etnografico che coglie esatte e analitiche informazioni su una comunità, quella della sua Lucania, dalle immagini di vita del pastore con le sue cento pecore che gli stanno dietro, al ritorno dai campi con il rastrello sulla spalla, il riposo al tavolino del bar o sulle sedie di fòrmica, in fila, fuori dal circolo, o i signori anziani su sgabelli di legno, al di qua della lunga tenda di tulle: tutta la vita è fuori della porta di casa. E i bambini, quanti!, quanti sguardi imbronciati dei più piccoli, i sorrisi e gli ammiccamenti dei più grandi, le corse per i campi, le bambine sul bordo del sentiero, cinque, tutte in fila, con la nonna che ha appena tolto il cappello di paglia e guarda chi fotografa con espressione severa e stanca. Lo sguardo di Pietro, il fotografo, dà la tonalità, la sfumatura, alla durezza della vita degli uomini e delle donne: le mani appoggiate al bastone, il sorriso stanco, la bocca vuota di denti, lo sguardo concentrato della signora, pettinata con la scriminatura perfetta e le mollette nei capelli, che cerca e conta nel suo portafoglio i soldi che era sicura di avere ancora. È la vita nel paese che si prolunga nella stazione, sulla luce parallela dei binari, in quella degli occhi del macchinista del treno, della ragazzina in costume, della majorette alla festa del paese.
La storia di quegli anni è anche la storia degli inizi del gruppo Abele, a centinaia di chilometri dalle foto della Lucania: e allora qui possono partire i ricordi più affettivi oltre che quelli dell'impegno sociale. Il bianco e nero sono i visi di un Luigi Ciotti giovanissimo con i primi che si sono impegnati con lui - anche Pietro il fotografo, please ! - con quegli incontri seduti a cerchio nel prato di Pian degli Asciutti, sopra Viù, o sul muretto, tutti in fila, dopo chissà quante ore a discutere, a progettare, a decidere...
Cento fotografie che sono la storia degli anni Settanta. C'è l'impegno sociale e politico, c'è il coinvolgimento di gruppo e l'impegno personale, c'è il desiderio di cambiare e gli strumenti giusti per farlo. Tutto questo ha documentato Pietro, il nostro amico fotografo.

(ed)

Anni '70 tra memoria e nostalgia, Mostra fotografica di Pietro Lombardi
27 febbraio -15 marzo 2009, Galleria Civica Palazzo Opesso, via San Giorgio 3 Chieri (TO)

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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