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a cura di Emma Dovano

20/12/10 - BRIGANTI, BANDITI E FURFANTI NEL PIEMONTE DI FINE 700

O la borsa o la vita Nel 2011 il nostro Paese festeggerà i 150 della sua Unità. Sembra tanto lontana la data del 1861, un secolo e mezzo, ma per la vita di uno Stato, per la sua evoluzione in termini di democrazia reale, di giustizia, di appartenenza e di orgoglio di appartenenza, di capacità di operare giustizia e pace sociale, forse il nostro Paese è ancora troppo giovane.

Questo ho pensato leggendo il libro di briganti e banditi di Alessandro Mondo. Ho fatto dei pensieri negativi, colpito dallo spirito dei briganti, ho pensato che l'importante è arrivare, prendere, eventualmente usurpare, e di più.

Questi pensieri di non evoluzione civile si sono fatti prepotenti leggendo O la borsa o la vita! Con un salto nel passato del Piemonte di fine 700, il giornalista ci riporta come si era, come si viveva e come si incrociavano la storia ormai in esaurimento del Regno di Sardegna, i primi pensieri repubblicani e l'avanzata dei cugini d'oltralpe. Un quadro politico di una società arcaica, suddivisa in gerarchie, con diseguaglianze sociali molto gravi, con l'innesco, nei ceti più bassi, di una lotta alla sopravvivenza con ogni mezzo, andando contro la legge e formando bande di briganti e banditi che terrorizzavano paesi e campagne, lasciando dietro tanti delitti.

L'autore ci riporta questi avvenimenti raccontandoci la singola storia di dieci uomini, ognuna su un personaggio calato nelle vicende del tempo. La biografia di questi personaggi immaginati, grazie al supporto di documenti storici autentici citati in ogni capitolo, ci fa percepire come la realtà dei fatti supera di gran lunga la fantasia.

Conosceremo una serie di uomini dediti al malaffare, al furto e pronti all'omicidio per vendetta, per soldi o per garantire la propria vita. In particolare vengono evidenziati i caratteri dominanti e ambiziosi come quello del conte Damont, come il medico Giorgio Pivano, idealista, che ha deluso prepotentemente suo padre. Un altro personaggio è don Giacomo Vauda che per vendicare l'omicidio della sedicenne Rosa si improvviserà giustiziere.

E la storia del commerciante di tessuti Giuseppe Pianazza, abituato a fregare il prossimo ogni giorno: sarà lui stesso la vittima per colpa della sua ingenuità. I ladri, all'epoca, studiavano bene le loro prede, prima di agire avevano ottenuto dai malcapitati la piena fiducia, così come fece Giuseppe a cui venne spaccata la testa da chi mangiò con lui la sera prima - e a sue spese, lo stesso a cui aveva dato un passaggio in carro.

Tutti i racconti evidenziano come all'epoca era forte la presenza su tutto il territorio del Piemonte di questi personaggi, caratterizzati da un'indifferenza totale a qualsiasi credo politico, che sovente potevano anche godere della simpatia del popolo, che li ammirava per il coraggio. Lottavano, questi briganti, contro il nemico che era un ricco sfruttatore dei poveri, che era un esercito invasore, lottavano anche per la fame o per il suo spettro, che faceva uguale paura.

(Giovanni Demontis)

Alessandro Mondo, O la borsa o la vita!, Priuli e Verlucca, Scarmagno (TO), 2010, pagine 210, euro 8,90


 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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