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a cura di Emma Dovano

17/03/08 - LASSÉ CHE I VON-A. LASCIATE CHE VADA. LE POESIE DI BIANCA DORATO

Tzanteleina

Ricorre in questi giorni, il 13 febbraio, il primo anniversario della morte di Bianca Dorato, poetessa raffinata, autrice di racconti e testi teatrali.
Ha scritto molto, ed č anche uscita una nuova antologia di poesie scelte dai vari volumi dal 1984 al 2006, più alcuni inediti, titolo "I lenti giorni".

I racconti, molto belli - La ca, Meira Perot - sono ambientati in case e situazioni che non ci sono pił, che lasciano una sensazione di antico, di primitivo e una forte commozione.

I luoghi evocati non hanno una collocazione geografica precisamente ma sappiamo che sono quelli delle valli cuneesi, lontane, passate, povere. Quello che lģ avviene, che cambia e modifica il paesaggio č il prodotto del succedersi del tempo e del movimento delle stagioni. Il tempo e il luogo diventano - come dice G. Tesio nella presentazione di Passagi - Tempo e Luogo assoluti.
Qualche nome preciso ci porta in localitą che Bianca Dorato frequentava: un'altura sopra Condove, Castlčt, il villaggio Ferriere in Val Susa; la Valle Po, Pra Sobiran sopra Pra Vierm, la Cima dei mirtilli; nel territorio francese la Valle dell'Ubayette. Tzantelčina, titolo di una raccolta di poesie, č una cima dell'alta Val di Rhemes.

La parte pił consistente e singolare della sua produzione č rappresentata dalla poesia. La Dorato appartiene a quel filone di poesia dialettale che č uno dei pił vivaci in Italia. Il suo piemontese č una lingua personale, unica, frutto di una messe in diverse valli piemontesi innestate sul torinese.
Camminatrice, ha raccolto voci ed espressioni delle valli montane fino a quelle provenzali e se ne č innamorata e impossessata. Parole raccolte sulla strada - del piemontese, del provenzale, del francese. Il dialetto parlato nelle case, nelle situazioni quotidiane č diventato lingua letteraria.
Le poesie di Bianca devono essere lette e rilette perché la sua lingua si possa aprire nella nostra mente: pur con difficoltą ma amando queste opere si riesce ad entrare nella sua lingua e quindi nell'immagine, nella sensazione, nella suggestione dello spettacolo, quello esteriore e quello che si intuisce, interiore. Sono poesie difficili ma di un'espressivitą luccicante, sclinta.

In Tzantelčina, (primo libro di poesie, 1984), in Passagi fino a Signaj, scorrendo i versi e incespicando sulle parole si legge la sua storia, non quella dei fatti - non ci sono fatti - ma la storia della sua vita nascosta, intima, con speranze e sconforti, con lampi di quasi felicitą e lunghi momenti di attesa.
La sua poesia comunica qualcosa che non si puņ comunicare in nessun altro modo. Bianca porta a fior di pelle quello che la montagna, il gelo, l'inverno, ma anche la primavera e l'autunno fanno vedere di sé: č un tutt'uno con la neve, le orme, le lame di luce, l'erba d'oro di settembre, i volteggi dell'aquila. Tutto č avvolto in un'eco che rimanda lo stesso sentire.

Signaj

Il suo paesaggio č quello montano, quasi unicamente quello. In un'intervista Bianca Dorato diceva "la montagna d'inverno č il mio mondo": la montagna di proprietą esclusiva degli animali, nessuna persona, qualche casa. Baite, rifugi (muande) con le porte spalancate dalle raffiche di tramontana e le ardesie sul tetto che col gelo si crepano, inverno su inverno.
Una montagna fatta di pareti e picchi candidi o al contrario neri, neri di buio, notte. Costoni di rocce, valloni, precipizi, dirupi, pietraie. E anche pendii, pascoli, dolci declini. Illuminati dalla luce violenta del sole alto, o dal riflesso abbagliante sulla neve.

Tan violent a l'ha picą 'l sol,
an afoanda 'l ciaplé desert(1)
Pėrchč tut lus
ėl pastural, e chiete sensa anvģa
e lus tuta costera; e lus ėl reu
dėl bėcche eterne(2)

Rocce e creste non danno angoscia, anzi nella comunione della solitudine, sono vicinanza, sono conforto e addirittura ascolto. Contengono e fanno rimbalzare il grido:

.- mia vos a travėrsé la tra splendrienta
ver la sea lą amont, ėd vent e 'd lus -
e a 'nta che i von-a, sola, anté mč arciam
a l'č rompesse contra a la rochera.

Accolgono, diventano mčta:
e pa gnun belessģ, da dije adieu. (3)

Su questo paesaggio domina la luce, elemento tanto amato da Bianca, (come sottolinea Mario Chiesa nella presentazione di Tzantelčina): quella diretta che abbaglia e quella incorporata dalle cose, non solo dalla neve, anche dai fili d'erba, dai i prati. La luce sazia, appaga, fa gioire (goj), trasforma.

...
l'erba d'ņr dė Stčmbre
rochere 'd lus ant la lus (4)


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STAGIONI
Fioca d'or

Nelle poesie di Bianca le stagioni si vedono, tutte, sulle sue montagne. Ma il suo tempo č l'inverno, con le strade nascoste dalla neve, con una luce esagerata dappertutto o il suo opposto, il buio, il nero che tutto nasconde e inquieta. "L'inverno č custodia della vita assopita, di tutto ciņ che sopravviverą fino alla primavera, di speranza, anzi di certezza" diceva la poetessa. Si capisce che lo predilige, ne parla estasiata, ne fa il canto
...mi i von a 'mprende la canson dla fiņca.(5)

Abbaglia gli occhi e il cuore, ha parole di cristallo e ghiaccio questo vento di neve, come l'Amore a l'č -scianch e meizin-a: č strappo e rimedio. Attira con gioielli di sole (con giņje 'd sol). E il vento di neve spinge avanti e il suo soffio tuta pianą a dėsbela (ogni traccia disfa).
L'inverno č conosciuto, amato e prediletto anche dagli animali: il corvo -ala nera sulla neve - ne conosce le parole come la volpe e anche il falco sovrano.

...
Le parņle dl'invern a-j sa 'l crovass
ala nčira sla fiņca - a-j sa la volp
che da lontana m vąita. A sa parņle
ėd giassa e 'd sol crijanda pėr ėl cel
ėl farchčt sobiran(6)

L'inverno ha le sue immagini: polvere di neve (Póer ėd fiņca(7)), lama di gelo, bufera, artiglio (grinfa)(8). Questa neve cosģ tanto attesa č desiderata alta, tanto alta, dolce, soffice, candida da nascondere germogli e sogni, da infondere la pace.
Un luogo dove avere pace c'č? Forse Lą dove i mirtilli sono fiamme d'autunno.

Lą 'nté j'aidres a son fiare
D'otonn, miraco...(9)

Erbe d'autunno, che perņ attendono l'inverno.

In questa poesia si sente soprattutto l'inverno ma non mancano versi dolcissimi per la primavera, l'autunno, l'estate -L'ora 'd gala.(10)
La primavera, attesa con speranza, arriva con la canzone del disgelo e i toni acuti dell'allodola, il passero annuncia la fine del freddo e della neve: bisogna alzarsi e partire. "Lasciate che io vada", ora che č primavera, "il tempo nuovo mi chiama, qui, in questo ģncavo, in questo profondo di nebbia; anche l'allodola, piccola cosa, briciola spersa nella luce, canta". (11)

Č il momento di celebrazione della vita, quella che riprende dopo il gelo e quella che nasce. Le femmine degli animali lasciano impronte pił profonde nella neve e vanno di lą, oltre il crinale dove -si vede- c'č ancora sole e l'erba č nuova.

Pressą e s-ciasse as anąndio
Bin ciąire le piotą
Che le fumele pronte
A l'han creusą 'nt la fiņca
Da lą dla sea, miraco,
le leuve dėl solģ -
ciapere 'd lus - peui l'erba,
e 'l temp ėd fč, che a ven. (12)

Compaiono allora i fiori, le corone di violette che ornano il Chiņt,(13) gli anemoni lą alla Comba Freda si fanno pił piccoli, ras a la tėppa nua(14), perché il vento della primavera ancora acerba non possa gelarli.

Sono pochi i colori nelle poesie di Bianca, se si eccettua il bianco e il nero, colori della natura d'inverno. In primavera splende perņ il colore delle viole. Intorno alla chiesa - La gesia granda(15) - si aprono corolle di viole, e la terra, dopo il gelo che ha indurito e pietrificato le zolle, respira. Cosģ come i fiori e la terra, il disgelo fa rivivere gli specchi d'acqua e induce alla chiacchiera i ruscelli prima imprigionati nel ghiaccio.

L'estate, come la primavera - Prima(16), ha una sua lirica Istą(17): qui si sente il calore dell'aria - aria brusanta- si sente il soffio bruciante del vento "sulle messi", dice la traduzione.

...ch'i scota
scrussiant ėl vent ėd l'amson(18)

Č il vento caldo dell'estate che avvampa nei campi, dove sono allineati covoni di grano appena mietuto, finalmente ora granda'd gala, ora splendida, di raccolto, di appagamento, dove c'č la cicala che canta la sua gioia, tutta voce e ala -tuta vos e ala- e il cuore puņ finalmente abbandonarsi, senza pił attesa e senza dolore.


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ANIMALI
Drere d'lus

Nella poesia di Bianca gli animali hanno una parte sostanziale: quelli visti, intravisti, immaginati dalle impronte e dai segni che hanno lasciato sulla neve o sull'erba. Una dolcissima traccia di ermellino (bel armlin(19)) passeggiando, a febbraio, su una distesa dove nessuno č ancora passato, silenzio profondo, solo lo scricchiolio dei passi sul tappeto spesso di neve: animali unici spettatori e compagni dell'inverno, della solitudine nelle camminate.
Le loro tracce si mescolano con quelle della poetessa che, solitaria come loro, si inerpica sulle cime per arrivare al bivacco(20); una traccia sola, lunga, che attraversa il nevaio; impronte che affondano nella neve, fitte e veloci, lasciate dalle femmine di camoscio, pesanti, gravide.(21)

I camosci sono individuati dall'odore di selvatico che lasciano nell'aria frizzante, gli stambecchi (bochetin) dalla traccia profonda, diritta che correndo lasciano nel loro percorso. Ci sono anche i cinghiali che straziano la terra vicino alle case del paese, case dove pił nessuno accende il fuoco, lasciate alla rumą delle bestie che tormentano i muri, con zanne spietate, nel nero.

...mach pģ la tos-cia sombra
Av anrova sarvaja e a possa 'l neir
Singial ėd l'ombra incontra a le muraje,
a le ferģe dj'uss; e 'l dent roncąire
a l'č sludi 'nt ėl top.(22)

...
E corvi, tanti corvi e uccelli che richiamano la neve, la indovinano, la avvertono.

Ėl crij dėl crovass as leva
Tan ąut a cimč la fioca
E sota le nioren-e
Longa a dansa l'ala nčira.(23)

E l'allodola (la lņdna) che ha il vanto di una lirica tutta per sé,(24) che presagisce l'arrivo della primavera con il suo canto del disgelo, melodioso.

...
La canson dlė stalasagn
-n'arcangel an tuta stissa -
s-ciandor ėl crij ėd la lņdna
ciamą a le mison dl'azur. (25)

E pernici, uccelli delle valli e dei pendii nivali, che dicono i luoghi dove il sole si inabissa, che sbattono le ali, spaurite, che si nascondono in una culla di neve. Aquile e falchi che si trastullano nel cielo, ebbre di sole, che disegnano lentamente ampi cerchi, che con voce roca e gemiti cercano l'amata.
E lo scricciolo -con voce che ha un che di religioso- dice che dal cielo buio della bufera verrą la neve, con pigolio struggente, solo, cosģ solo.

..a ven sa vos saventa
Spersa e sola, tant sola.(26)

Bianca Dorato č compagna stretta degli animali e degli alberi - pioppi, abeti, larici- li nomina, li cerca perché sono i suoi consorti, vivono la sua stessa ventura, condizione di solitudine e di vita.
Richiamano il desiderio e l'attesa di gioia a volte, a volte come lei la eludono, divagano. Con l'inquietudine e la fiducia insieme che il giorno bello arriverą, il cuore sarą appagato, il desiderio avverato.

Lassé che i von-a lą pėr la costera
Sėl camp solģ 'nté la fiņca as ėsleiva
...
Pėrché 'l temp neuv am ciama, a 'nta ch'i von-a(27)


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LE PRINCIPALI OPERE DI BIANCA DORATO
Poesia
  • Tzantelčina, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1984
  • Passagi, Boetti & C. Editori, Mondovģ, 1990
  • Drere 'd lus, Editore El Peilo, Mondovģ, 1990
  • Fiņca e ņr, Editore El Peilo (Amis ėd piassa), Mondovģ, 1998
  • Travėrsera, La Slņira, Ivrea, 2003
  • Signaj, Interlinea, Novara, 2006
Teatro
  • Doj di, a luj, rivista piemontese Musicalbrandč n.123, settembre 1989
  • Ėl serv, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1997
  • Ij milan, Centro Studi Piemontesi, Torino, 1999
  • La neuit d l vent, Centro Studi Piemontesi, Torino, 2001
Inediti testi teatrali:
  • La buria
Racconti
  • La ca e Il marchio, Giuventura Piemontčisa, 2006
  • Meira Perot, Giuventura Piemontčisa, 2007

Note:

1) Cosģ violento ha martellato il sole/ bruciando la pietraia deserta
Sėl ciaplé, Tzantelčina, p.33
2) Perché tutto luce/ il pascolo, e quiete senza desiderio/ e luce ogni pendģo; e luce il cerchio/ delle cime eterne.
(Bel istą 'd San Martin, Tzantelčina,, 58)
3) La mia voce attraverso la china splendente/ verso la cresta lassł, vento e luce/ bisogna che io vada, sola, dove il richiamo/ si č infranto contro la roccia.
..E nessuno, qui, per dire addio. (Crij, Passagi, 27)
4) L'erba d'oro di settembre/ rocce di luce nella luce. (Camóss, Passagi, 19)
5) ...Vado a imparare il canto della neve (La canson dla fiņca, Passagi, 28)
6) Le parole dell'inverno le sa il corvo/ ala nera sulla neve - le sa la volpe/ che mi osserva da lontano. Conosce parole/ di ghiaccio e di sole gridando per il cielo/ il falco sovrano.. (Parņle, Passagi, 30)
7) Póer ėd fiņca, Passagi, 32
8) Sapin, Passagi, 36
9) Ma 'n leu, Fiņca e ņr, 17
10) L'ora 'd gala, Zantelčina, 28
11) Lassé che i von-a, Zantelčina, 23
12) Frettolose e fitte se ne vanno/ chiarissime le impronte/ che le femmine gravide/ hanno affondato nella neve// Di lą oltre il crinale, forse,/ il luogo dov'č il sole -/ pietraie di luce - poi l'erba/ e il momento di figliare, che sta venendo. (Prima, Passagi, 42)
13) Chiņt, Zantelčina, 67
14) ..bassi, contro la terra nuda... (Cheur, Fiņca e ņr, 32)
15) La gesia granda, Zantelčina, 65
16) Prima, Passagi, 42
17) Istą, Zantelčina, 25
18) L'ora 'd gala, Zantelčina, 28
19) Fėrvé, Zantelčina, 20
20) Bivach, Fiņca e ņr, 42
21) Prima, Passagi, 42
22) ..solo pił il nero del bosco/ si attornia selvaggio e spinge il nero/ cinghiale dell'ombra contro i muri,/ contro le crepe degli usci; e la zanna che sgretola/ č baleno nel buio. (La rumą, Zantelčina, 44)
23) Il grido del corvo si leva/ cosģ alto a chiamare la neve/ e sotto le nubi fitte/ a lungo danza l'ala nera. (Faluspe 'd fiņca, Drere 'd lus, 56)
24) Lņdna, Zantelčina, 24
25) La canzone del disgelo/ -un arcobaleno in ogni goccia -/ splendore il grido dell'allodola/ chiamata alle dimore dell'azzurro. (Miraco, Passagi, 34)
26) Arriva la sua voce saggia/ spersa e sola, tanto sola. (Ėl re pcit, Fiņca e ņr, 52)
27) Lasciate che io vada lą per il pendģo/ sul campo di sole dove la neve si scioglie.. Perché il tempo nuovo mi chiama, bisogna che io vada. (Lassé che i von-a, Tzantelčina, 23)

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Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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