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Le recensioni


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a cura di Emma Dovano

10/07/09 - LA MUSICA FA LA STORIA DEL PIEMONTE

Itinerari SlowÈ difficile persino sviluppare anche solo un indice delle ricerche sulla musica popolare piemontese, delle canzoni, dei testi, tanto la mole di materiale è imponente e ampia.
L'obbligo è quello di iniziare con la segnalazione di due volumi fondamentali: quello di Michele L. Straniero e A. Virgilio Savona, Montanara, Oscar Manuali Mondadori, 1987, pagine 516 - e già parliamo di due autori straordinari, ricordati in ogni prefazione e in ogni ambito musicale.
Montanara è un voluminoso testo che raccoglie 420 componimenti nati dalla grande passione per la montagna, tramandati e cantati da tutti quelli che l'hanno frequentata e faticosamente amata. Un Paese, l'Italia, che è tutta una catena montuosa e dunque con una tradizione che ne è strettamente legata e un repertorio vario e smisurato di canti che celebrano le vette, le bellezze, la vita dei monti: molti testi li citano in modo diretto, in altri non sempre il tema è chiaramente presente, tutti cantano brani di tipo celebrativo, di genere lirico, innografico o patriottico, tutti conoscono anche i repertori di gruppo e di osteria, giocosi e fantasiosi. E i canti detti sociali, quelli appartenuti alle diverse organizzazioni e circoli di amici della montagna. Il tenente degli alpini Vincenzo Grassa dice: "Quelli che sentono la montagna hanno bisogno di esternare la loro gioia quando vi si trovano e quando ne ritornano. E il canto ne è la migliore espressione. (...) Sensazioni che noi andiamo a chiedere al monte e che esso gelosamente conserva per noi."



Itinerari SlowE un altro testo fondamentale è quello di Giovanni Straniero e Mauro Barletta, La rivolta in musica, Lindau, Torino, 2003.
Due giornalisti che 'andando alle fonti' parlano e ricordano con profondo affetto e ammirazione Michele L.Straniero e nel libro costruiscono una mescolanza di riflessioni su Cantacronache, un movimento fondato quasi per scherzo da un gruppo di giovani torinesi alla fine degli anni '50 e che ha inciso in modo profondo sullo sviluppo della forma-canzone. 'Michele era una punta di questo festoso senso di libertà'.
Cantacronache si configurò su 'cantastorie' per dare un segno di contenuto, la cronaca di ogni giorno, in opposizione e rottura 'con il mellifluo andazzo sanremese'. Ma non solo: si sono anche gettate le basi per il recupero della tradizione popolare e politica italiana, dai canti libertari del XIX secolo alle folk-song regionali.
Il movimento attirò intellettuali e musicisti: Italo Calvino, Franco Fortini, Umberto Eco, Emilio Jona, Fausto Amodei, Margot (Margherita Galante Garrone).
Il giorno del 1° maggio 1958, a Torino, il battesimo della ricerca: da un furgone che accompagnava la Cgil si diffusero le note di Dove vola l'avvoltoio? (I. Calvino / S. Liberovici), La gelida manina, Viva la pace(M. L. Straniero / S. Liberovici), incisi alla buona su un 78 giri.

Sarebbe interessante reperire:

  • Cantacronache, un'avventura politico-musicale degli anni Cinquanta, a cura di Emilio Jona e Michele L. Straniero, Scriptorium, Milano, 1995.
  • L'Antologia della canzone popolare piemontese tra Settecento e Novecento, di M. L. Straniero Scriptorium, 1998, con cd.
  • Le canzoni della cattiva coscienza di M. L. Straniero, E. Jona e G. De Maria, Bompiani, Milano, 1964.
    E anche un gioiellino purtroppo uscito soltanto in un migliaio di copie, di Einaudi, nel 1974, Canti popolari del Piemonte, di Costantino Nigra.

Ma sono tutti introvabili.
Le mie fonti sono le case editrici del territorio torinese con qualche piacevole sconfinamento.

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MONTAGNA, ALPINI, ALPINISTI

wwwwwww Andrea Gherzi, La musica delle montagne,CDA & Vivalda, Torino, 2000, pagine 224.

Uno studio sulle composizioni ispirate alla natura delle Alpi, un'indagine sulle espressioni musicali tipicamente alpine e le relazioni delle stesse con il patrimonio della musica colta. Cioè come i grandi compositori di musica classica si siano ispirati all'ambiente montano, rupestre, per riprodurne sul pentagramma gli effetti, i suoni, gli echi. Come la melodia del Ranz, la più antica conosciuta, lo Jodel, forse imitazione vocale dell'Alphorn o probabilmente scambio di passaggi tra voce e strumento... Molto interessanti gli studi e i riferimenti alle opere dei Grandi, primo Beethoven con la Sinfonia Pastorale, Mendelssohn, camminatore alpino, che compose La Suisse e poi la Sinfonia Elvetica, ultima opera, un requiem per la sorella Fanny, sua compagna di viaggi. E Schumann, Berlioz, Cajkovskij - a Clarens, sul lago di Ginevra, scrisse nel 1878 il famoso Concerto per violino. Ci sono pagine dedicate a generi diversi: sinfonie, melodie, Lieder, new age, danze.

È un librino di musica colta, forse unico e il più completo: un capitolo è dedicato anche ai canti alpini tradizionali, con una bibliografia essenziale.


1950-2000 Edelweiss, Daniela Piazza Editore, Torino, 2000, pagine 112, con due cd allegati.

È la storia del coro Edelweiss nell'ambito del Club Alpino Italiano, una celebrazione di mezzo secolo di impegno per diffondere il canto come tradizione popolare, come espansione della cultura con un mezzo che da sempre avvicina, unisce e fonde ambienti e stili sociali differenti. Un libro che 'vuole essere celebrazione e sostegno al proseguimento di un'iniziativa che tende alla difesa di un patrimonio artistico e il desiderio di farlo amare da chi lo ascolta'. Doppio cd prezioso.



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CANZONI DELLA RESISTENZA, DELLA GUERRA, DELLA PACE

wwwwwwwA cura di Paolo Macagno, Scarpe rotte eppur bisogna agir, Neos Edizioni, Rivoli (TO), 2006, pagine 112, con cd allegato.

Una raccolta sistematica dei canti della Resistenza insieme a pagine di racconti delle emozioni e della storia vissuta negli anni della guerra. Pezzi di memoria. Gli alunni della scuola elementare Paolo Boselli di Collegno hanno illustrato i testi, con l'efficacia e la semplicità dei tratti da bambini, con la bellezza dei colori delle montagne e con il sole che spunta dietro le cime e con la crudezza e il gioco della traiettoria delle armi.
Ogni canzone è ricostruita nel suo percorso, dalla nascita, dalla prima cantata alla sua diffusione. È un'eredità il canto della Resistenza, un lascito che fa storia ed è diventato cultura. Una sezione del volume è dedicata alla presenza femminile nella Resistenza e nei canti di guerra: un modo di marcare la presenza delle donne, fondamentale e potente nel movimento antifascista e nella Lotta di liberazione. 'La donna canta la follia della violenza umana, in ogni luogo e in ogni tempo, senza nascondersi dietro al pretesto della ragione e dei motivi che l'hanno nutrita. L'amore della madre e dell'amante diventano l'inno alla pace e alla speranza di un mondo senza guerra'.
Nel cd Bella ciao, Fischia il vento, Oltre il ponte, Festa grande d'aprile, la meravigliosa Ai preat, friulana, e O partigiano che cosa rimiri.


wwwwwww Associazione Filarmonica Coro della Compagnia musicale cuneese, Canti della prima guerra mondiale, 2008, a cura di Giovanni Cerutti.

Undici canti conosciuti, quelli che uniscono le compagnie, parole che si cantano a più voci, mettendo a capanna la mano dietro l'orecchio per non perdersi nella tonalità di chi canta vicino, quelle canzoni che -dopo tanto- lasciano ancora un brivido. Per ogni canto una breve documentazione che lo colloca nella Storia, quella della guerra del '15-'18.
Giovanni Cerutti, cultore di storia locale e di tradizioni popolari, dirige e segue anche un coro, la Compagnia musicale cuneese, con un repertorio prestigioso di canti popolari piemontesi, di canti di alpini e della montagna, di parole sul lavoro, l'emigrazione, le donne...



wwwwwww A cura di Ettore Galvani, Bravi soldà, Daniela Piazza Editore, Torino, 2000, pagine 48.

Una raccolta di canzoni che risalgono alla prima Guerra Mondiale, alcune inedite, frutto di ricerca e di passione per la storia, che vanno ad accrescere il repertorio già molto ampio dei canti alpini, e altre molto conosciute, insieme a canti della tradizione folk, Addio madre, O Gorizia, Fuoco e mitragliatrici, quest'ultimo probabilmente inventato tra il 16 dicembre 1915 e l'8 agosto 1916, data della conquista di Gorizia durante la sesta battaglia dell'Isonzo (4-17 agosto del '16). Tre strofe in cui si ricordano 'i luoghi più tragici della prima Guerra Mondiale: monte Nero, conquistato nel giugno del '15, Monte Capucio, scenario dell'attacco agli sbarramenti dell'Alto Cadore, Monte San Michele e le alture del Doberdò, entrambi coinvolti nelle battaglie dell'Isonzo'.
Curioso l' indicedei capoversi dei canti. Allegato cd.


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CANTI POLITICI E DI LAVORO

wwwwwwwFranco Castelli, Emilio Jona e Alberto Lovatto, Senti le rane che cantano, Donzelli Editore, Roma, 2005 - realizzato con il contributo della Regione Piemonte, delle Fondazioni CdR di Biella, di Vercelli e dell'Ente Nazionale Risi. Con cd allegato.

Il libro, imponente, raccoglie oltre cinquecento canti trascritti fedelmente, comprese le varianti ai testi, e con una dettagliata descrizione. E.Jona e S.Liberovici hanno raccolto questo materiale e molte testimonianze orali delle mondine e dei lavoratori in risaia: un quadro del proletariato agricolo nel Vercellese e nel Polesine, negli anni '60 e '70.
Molto interessante. È la storia del pensiero femminile che si esprime e si trasforma: le donne che partivano dalle loro case per lavorare ne traevano non solo denaro ma anche emancipazione, amicizie tra lavoranti, e, giorno dopo giorno, coscienza politica. Ci sono canzoni anarchiche, anticlericali, antimonarchiche, canzoni partigiane e parodie, canzoni che si trasformano e da politiche diventano strofe di storie quotidiane e amorose. Le mondine cantavano, e molto, chine con le gambe affondate nell'acqua, si ritmavano il lavoro mescolando ritornelli di paesi diversi, nella promiscuità e nell'intensità delle convivenze, giorno dopo giorno, insieme, di nuovo. La coltura del riso portava emigrazione periodica e i canti seguivano i passaggi: i canti della partenza, dell'addio, del lavoro pesante, le canzoni del ritorno, dell'amore, della nostalgia e poi di nuovo i ritornelli della partenza...
Senti le rane che cantano / che gusto e che piacere / partire da San Germano(Vercellese) / andare al mio paese (pag.452).
Ci sono canti licenziosi, stornelli, ninne nanne e canti narrativi. Vi ho trovato anche le parole di canti che si intonavano nei cortili, alla sera, quando si sfogliava il granoturco -nel Roero: un canto sull'emigrazione di fine Ottocento, per l'America, di cui c'è documentazione alla cascina Veneria di Lignina, famosa da quando vi girarono Riso amaro (1948). Quando sarò a Genova / parto in un bastimento / parto col cuor contento / di non vederti più... (pag.281).
E poi ancora altri ritornelli e stornelli...
Il testo ricorda molto L'anello forte di Nuto Revelli, altro capolavoro della nostra memoria.


Il volume è complemento di un altro testo pubblicato da Ricordi/Unicopli nel 1990, di Emilio Jona e Sergio Liberovici, Canti degli operai torinesi (dalla fine dell'800 agli anni del fascismo), pagine 561, più audiocassetta.

Oltre trecento canti, repertori di donne e uomini nati tra il 1882 e il 1907.
I due mondi: quello operaio e quello contadino assimilati nello stesso spirito di ribellione.


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TRADIZIONE VOCALE VALDESE

wwwwwww Enrico Lantelme, I canti delle Valli valdesi, Edizioni Claudiana, Torino, 1989, pagine 314.

È un libro d'archivio, non più ristampato, purtroppo. Nella prefazione si parla della presenza di due differenti gruppi di canti e melodie, come differenti sono i modi di vivere l'identità valdese: c'è un 'registro montanaro e folclorico, che apparenta gli uomini delle Valli a quelli di altre comunità alpine -con cui condividono un passato di migrazioni di lavoro e di veglie paesane- e un registro più strettamente religioso e volontaristico, che ricorda altre migrazioni e altre specificità'. La 'valdesità'era presente fino a metà dell'ultimo secolo nelle veglie serali, dove si cantavano salmi, complaintes, canti patriottici e canzoni leggere e in altre solo canti folclorici.
Il valdese è un tipo di esperienza religiosa (dal XVI nel profilo del protestantesimo europeo) ed anche un gruppo etnico -e quindi un'area geografica- con caratteristiche ben distinte dagli altri cittadini del Piemonte. Lantelme ha studiato tutto il materiale musicale disponibile, i canti quotidiani, le ninne nanne ripetute e dolci, i canti d'amore, di abbandono, della burla in amore: in Belle batelière du bateau una bella barcaiola circuisce e se la ride di un ricco cavaliere; le pastourelles, storie di pastore corteggiate da cavalieri di passaggio nelle lunghe ore solitarie di pascolo; le filastrocche, scherzi e canzoni burlesche, storie di trasgressione e melodie di accompagnamento al ballo (il ballo, processione del diavolo), gustose: Lantelme dice che 'restituiscono un pizzico di arguzia e di emancipazione, vorrei dire di umanità, a un ritratto ufficialmente arcigno, ma anche artefatto, del montanaro valdese'.
E naturalmente anche i canti storici valdesi, quelli celebrativi della professione di fede valdese, quelli di ispirazione biblica. Le documentazioni di tanta cultura sono stati i quaderni manoscritti (cahiers), una quarantina, e la testimonianza dei cantori che hanno trasmesso direttamente, senza intermediazioni, ai famigliari per lo più, i canti, le melodie, le parole musicate. Un'indagine e una storia ricchissime.

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CANTI POPOLARI PIEMONTESI

wwwwwww A cura dell'Istituto Comprensivo Vassallo di Boves, La cota rusa,canti dimenticati della tradizione popolare bovesana, Primalpe, 2008, due cd allegati.

Gli studenti della IIIC (a.s.2007/08) hanno intervistato i nonni sui repertori dimenticati, i canti che hanno solo più traccia nella loro invidiabile memoria. Sono stati riconosciuti due 'serbatoi': le canzoni d'autore e le canzoni popolari: i ragazzi hanno studiato e indagato i canti popolari: quelli a carattere scherzoso, quelli con protagonisti gli animali, quelli seri, quelli a ricorrenze e riti religiosi e quelli ricollegabili alla vita militare, alla naja, alla visita di leva...
Il libro contiene illustrazioni curate dagli allievi e un bel numero di fotografie.
Un riconoscimento particolare va anche alle persone che hanno seguito questo lavoro, insegnanti, esperti, appassionati della cultura contadina, che, pezzo dopo pezzo, hanno ricostruito quella che è la nostra storia.


Canti popolari piemontesi - volume 1Canti popolari piemontesi - volume 2Canti popolari piemontesi - volume 3 Ettore Galvani, Canti popolari piemontesi dal Piemonte all'Europa

  • I volume, 1999, pagine 172, cd con 14 brani
  • II volume - Son tre re, canti natalizi della tradizione popolare, 2004, pagine 112, cd con 12 brani
  • III volume - A la matin bonora, canti del lavoro e del carnevale, 2007, pagine 176, cd con 13 brani

Daniela Piazza Editore, Torino

Una ricerca e una raccolta imponenti: nel primo volume per ogni brano è descritta la provenienza, sovente dettata dalla viva voce di chi ha ricordato i canti sentiti in gioventù, poi una vera e propria lezione, come da insegnamento di Costantino Nigra, in cui si evidenziano le opere consultate, la tavola sinottica ( Il folklore musicale in Italia, 1936), il commento, l'elaborazione corale e il testo originale con relativa traduzione.
Una larga parte introduttiva racconta del canto popolare dal 1700 fino ai Canti popolari piemontesi di Nigra, nel 1888, il summa di tutti i princìpi della ricerca storica e folcloristica. Il poeta, linguista, filosofo piemontese affermava -e qui è scritto nell'introduzione- 'che il canto popolare è un'elaborazione dovuta a molti individui e che perciò deve essere considerata un'opera collettiva in continua evoluzione in tutte le sue forme: musicali, narrative, metriche, linguistiche'. C'è anche un omaggio 'all'armonia e al cuore della nostra gente' di Camillo Brero, alla riscoperta e alla diffusione della Canzone Popolare Piemontese da parte della Corale Carignanese, intermediaria di cultura e di poesia: merito delle corali -tutte- esaltare il piacere di cantare.
Per ogni canto dunque una lezionee la partitura. Nel primo volume le lezioni sono quattordici.

Il testo Son tre re -volume II- parla di quella storia popolare racchiusa tra le melodie e le parole dei canti rituali natalizi e -sorpresa- anche quella dei santini, delle mistà, molto prossime nel loro significato al canto popolare, con una portata e un valore vicini ad esso. Anche per le immaginette la ricerca ha seguito 'lo stesso criterio dei canti, cioè andando a prenderne in Italia, Francia e Spagna per poter avere a portata di mano quello che per molti è il punto di contatto tra la fede e la tradizione popolare' scrive nella parte iniziale Ettore Galvani. Un capitolo è dedicato alle descrizioni iconografiche delle immagini del Bambinello e la scena della Natività, con la collocazione nel tempo -per lo più Primo Novecento- e anche con le note scritte a mano, sul retro. I canti natalizi sono dodici, ascoltabili in cd.

Il terzo volume è stato pubblicato per festeggiare i 25 anni di attività dell'Associazione Corale Carignanese: sono canti del lavoro e canti della tradizione carnascialesca di Carignano della prima metà del Novecento. Che poi sono i momenti importanti -insieme alle festività religiose- della vita legata all'agricoltura, alla tessitura e alla festa del carnevale come celebrazione del gioco e della festa un po' più libera delle altre, dove sono permessi scherzi e ironie -nel carnevale era stato sentito un ritorno alla normalità, nel secondo dopoguerra.
Il carnevale del '52 coinvolse tutte le risorse civiche, e la produzione di canti, allora, fu molto ricca: La Contrà dij gieugh, la storica piazza Carlo Alberto, era utilizzata per i giochi d'armi, 'Sparavano con i cannoni là sopra i Bastioni, ma invece delle bombe sparavano confetti', compariva la Castellana e il Re dël Rabel, una ballata a tempo di valzer.
Nella seconda parte del libro, dopo il Carnevale, i canti del lavoro, Il primo fischio, quel suono di sirena che scuoteva le nebbie e segnalava l'inizio -e la fine- del turno di lavoro, un canto diffuso in Lombardia e in Piemonte e cantato in una lingua tra il torinese, il vercellese e il biellese; Ij lavorié, i lavoratori tessili, scritto da Antonio Mazzuccato, direttore del coro Borgo Vittoria tra gli anni '10 e '20 del secolo scorso (che troviamo anche in Canti degli operai torinesi di Emilio Jona e Sergio Liberovici, citato sopra). Anche questo terzo volume è completo di cd, con otto canti di carnevale e cinque del lavoro.


wwwwwww Leone Sinigaglia, La raccolta inedita di 104 canzoni popolari piemontesi, Revisione a cura di Andrea Lanza, Zedde Editore, Torino, 2003, pagine 224.

Sinigaglia (1868-1944) iniziò nel 1902 a raccogliere melodie e testi di canzoni piemontesi dalla voce dei contadini della collina torinese di Cavoretto, un lavoro che durò una decina d'anni e che produsse 500 melodie originali. Il compositore rielaborò alcune di queste per voce e pianoforte: la raccolta di 36 Vecchie Canzoni popolari del Piemonte. Tutta questa ricerca si trova in un faldone manoscritto conservato nell'Archivio Sinigaglia del Conservatorio di Torino. Contiene 104 canzoni piemontesi con accompagnamento per pianoforte condotto sulla prima strofa del testo ma adattabile alle strofe successive, trascritte con musica: 'non solo le nobili ballate lirico-narrative che prevalgono in Nigra, ma anche un buon numero di canti burleschi e satirici, o di contenuto quasi sociale, di canzoni d'osteria, di filastrocche...'
La fonte dei testi è costituita da un piccolo quaderno manoscritto sul quale Sinigaglia annotò le strofe raccolte dalla memoria contadina: in tutto 110 testi completi, alcuni nuovi rispetto alle lezioni di Costantino Nigra (1888). Delle visite alle signore contadine di Cavoretto ci sono trascrizioni con anche le varianti personali, anche i lapsus, le amnesie, le confusioni con altri versi di altre canzoni: una tradizione orale trasmessa in modo assolutamente fedele -e anche per questo molto interessante nella sua genuinità.


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INTERPRETI ILLUSTRI

wwwwwwwA cura di Piero Dadone, Non ti fidar di un bacio a mezzanotte - intervista con la Gemella Neta, Primalpe, 2008 - con cd.

Anna (Neta) e Domenica (China) Costamagna, le Gemelle Nete, sono state le interpreti straordinarie di un mondo scomparso, testimoni della cultura musicale pre-radiofonica, degli anni '20 e '30. Il libro è un'intervista del giornalista Piero Dadone ad Anna. Le Nete, con il loro inconfondibile accento e con la loro semplicità unica: come i canti del cd, emotivamente portano altrove, rimescolando la memoria.


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ALTRI TITOLI DI TESTI DELLE CASE EDITRICI CHE COLLABORANO A QUESTA RUBRICA - ARGOMENTO MUSICA

wwwwwwwFranco Fabbri, Around the clock, Utet Libreria, Torino, 2008, pagine 256.

La storia della popular music, dal primo Ottocento a quella di origine afroamericana e angloamericana, il rock'n'roll, la musica beat, il rock del Novecento e tutti i generi che hanno dominato il mercato discografico fino ad oggi. Nei primi decenni del Ventesimo secolo in Europa, nelle Americhe e poi in altre parti del mondo si determinarono le condizioni 'di una separazione funzionale, economica, ideologica, fra musiche di intrattenimento da una parte, e musiche d'arte (di tradizione scritta o orale) dall'altra, e al tempo stesso tra musiche dette commerciali e tradizionali'. Cioè i due grandi canali: musica colta e musica popolare sono stati sostituiti, o si sono allargati, in musica colta, di intrattenimento e popolare e la musica di intrattenimento ha incorporato gli elementi dei primi due 'canali'. In questo periodo l'universo della musica si ristruttura e allarga i confini, ormai non definibili in un perimetro chiaro.
Un capitolo del libro è dedicato a Cantacronache e la sua contrapposizione 'alla banalità e alla mistificazione ideologica della musica leggera italiana', ai cantautori, al Nuovo Canzoniere Italiano, rivista pubblicata nel 1962, insieme alla nascita de I Dischi del Sole.



wwwwwwwGiulio Castagnoli, Le forme della musica, Edizioni Sonda, Casale Monferrato (AL), 2009, pagine 128.

Evoluzioni e involuzioni nel panorama musicale degli ultimi 25 anni.
La musica che ci accompagna, ci rallegra, ci sovrasta in ogni attimo della giornata, con l'uso di strumenti tecnologici di riproduzione perfetti, e la ricerca filologica del suono e l'interesse per il mondo musicale di altre culture. le riflessioni che ne fa Giulio Castagnoli sono da leggere come una ricerca seria per contrastare un possibile svaporamento e una banalizzazione della cultura musicale . L'autore, musicista, ha fondato e diretto i 'Quaderni di Musica Nuova' e ha collaborato con Sergio Liberovici e Luciano Berio, che ha diretto le sue musiche. La musica deve ritrovare la sua 'materialità' e la sua 'anima'.



wwwwwwwLuigi Giachino, Immaginando in musica, Cartman Editore, Torino, 2005, pagine 208, dvd allegato.

Il maestro torinese ci rende partecipi delle conoscenze basilari della musica e dell'audiovisivo, comprese nozioni di tecnologia e di informatica musicale. Il testo è un utile lavoro per il corso di Musica per le Immagini, accolto con interesse dal DAMS di Torino; è un libro 'a doppia faccia, un ponte a doppio senso di marcia': è utile all'incontro di 'razze' che spesso parlano linguaggi diversi, chi produce immagini (registi e sonorizzatori) e chi compone musica. Una grammatica della musica con una serie di esempi pratici e di rimandi ad ascolti di brani contenuti nel dvd allegato.


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DA ASCOLTARE

wwwwwwwEnzo Vacca, Evoa, Giancarlo Zedde, 2 007, 11 brani.

L'artista ha esaltato la leggerezza e la trasmigrazione propria dell'arte della musica.
Ha cercato e trasformato un brano dal repertorio del Quintèt di Brosso in Val Chiusella, suonato quando i pascoli salivano all'alpeggio; un altro del gruppo di Magliano, a pochi chilometri da Canove è diventato un alternarsi di arie lente e melodie danzabili, secondo l'abitudine bretone; poi ancora un canto d'amore con tracce di cantilena gregoriana www.provincia.torino.it/editoria_locale/territorio/2008/evoa.htm


Ij sagrin e le speranseAlberto Cesa & Cantovivo, Ij sagrin e le speranse, Gioventura Piemontèisa, Torino, 2004, 13 brani.

Un omaggio al Piemonte ripercorrendo la storia del territorio, dalla Rivoluzione francese alle lotte operaie, alla Resistenza.





Il fischio del vaporeCantati da Francesco de Gregori e Giovanna Marini, Il fischio del vapore, 2002, Caravan Distribution, 14 brani.

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Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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