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Le recensioni


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a cura di Emma Dovano

04/10/10 - NELLA NOTTE LA VOLTA CELESTE È NERA

Anatuf e gli uomini bluÈ un libro dove i colori fanno la trama: c'è sì la narrazione di un'avventura ma soprattutto la storia è raccontata dai colori e non solo dalle parole scritte. Le pagine sono pennellate per intero: le distese di sabbia hanno colori caldi, dall'ocra all'arancione, dal russet all'oro al color zafferano; e poi quelli delle tuniche degli uomini del deserto sono di colori che vanno dall'azzurro al blu elettrico, dal blu scuro allo zaffiro.
I tuareg di questa storia sono chiamati uomini blu perché il turbante (taghelmust) blu, che è una striscia di stoffa lunga venti metri, lascia delle tracce colorate sulla pelle.
La storia è raccontata dalla voce di un bambino, Anatuf, che segue il padre nel Sahara, attraversando la striscia di deserto dal Mali alla Libia. Sono nomadi gli uomini blu, viaggiano con i cammelli e le capre, poi si fermano, tendono dei teli o montano le zeriba, capanne di paglia e canne, e dopo un po' ripartono. Il compagno più amato di Anatuf è un piccolo uccello, il mula-mula, nero, con la testa e la punta delle ali bianche: le gazzelle, i mufloni, i ghepardi, gli zebù corrono troppo veloci e degli scorpioni non si può essere amici. Solo vicino al pacato cammello Anatuf potrebbe star seduto, è il compagno tranquillo di tanti viaggi, si potrebbero fermare, sedersi vicini e raccontarsi le storie delle carovane del sale, caricato e portato per migliaia di chilometri tra le dune di sabbia e poi tante altre cose, anche di notte, quando i grandi dormono e la volta celeste è nera.

Anatuf e gli uomini blu, testi di Sofia Gallo e di Dalila Mebarki, illustrazioni di Marco Paci, Edizioni EDT, Torino, 2009, pagine 34, euro 9.


LA NOVITÀ E LE SORPRESE DELLA SCUOLA

Viola cambia scuolaA partire dai quattro-cinque anni i bambini possono farsi leggere Viola cambia scuola o sfogliare da soli questo grande libro molto colorato e disegnato come disegnano i bambini con i pastelli a cera o con quelli a olio, morbidi e pastosi. Anche le scritte sono colorate, i dialoghi e i bigliettini che i compagni di Viola lasciano sul suo banco insieme alle sorprese. Viola è appena arrivata in una scuola elementare, non conosce ancora la lingua, non sa con chi giocare e guarda i suoi compagni di classe e si annoia. Per fortuna arrivati nella casa nuova con due valigie grandi così ha trovato Pasquino, un grosso gatto arancione con gli occhi verdi che la cerca e si lascia accarezzare quando lei è sconsolata. Lo smarrimento dura poco, Viola impara in fretta le parole per fare amicizia, avrà tante cose da raccontare, ha viaggiato in nave, in autobus, in aereo, in treno e forse anche in mongolfiera. Ora mi racconti, tu, la tua storia.

Viola cambia scuola, testi di Silvia Serrali, illustrazioni di Allegra Agliardi, Edizioni EDT, Torino, 2009, pagine 28, euro 13,50.


IL MONDO È BELLO PERCHÉ MULTIFORME

Il paese dei quadrati Il terremoto sconvolge il paese dei quadrati e quello dei triangoli: il primo è messo a soqquadro, l'altro lamenta pochi danni: certo, ha le case che sono tende triangolari e come una cornice triangolare non si deforma mai, può rompersi ma mai cambiare forma così è sufficiente riportare in equilibrio la casa fissando un cappio al vertice e tirando con una corda; i quadrati cercano un'alleanza con i vicini a-tre-angoli e insieme costruiscono un ponte di collegamento: costruiscono allora case più sicure, si scambiano doni e qualche tempo dopo un quadrato e una triangola si sposano. Presto nel paese della geometria scorrazzano trapezi, rombi, pentagoni. Tutti vogliono fare nuove amicizie, meno spigolose. Ci sono i cerchi, allora, che di natura sanno rotolare e possono dare un contributo geometrico alla costruzione di biciclette, di volte e cupole, addirittura di acquedotti.
L'unione delle forme sviluppa l'intelligenza e migliora la vita.

Il paese dei quadrati [+ il paese dei cerchi], di Francesco Tonucci, illustrazioni di Osther Mayer, Orecchio Acerbo editore, Roma, pagine 40, euro 11,50.


CON UN NOME CHE NON PUÒ AVERE DIMINUTIVI

Preferirei chiamarmi Mario Altrimenti risulterebbe ridicolo, di più del nome vero, quello registrato all'anagrafe dai genitori. Non si può ridurre a due sillabe né dirlo al diminutivo né niente altro. Venerdi. Perché Martedì sarebbe stato già un'altra cosa, si poteva ridurre al nome di un pianeta, Marte; invece i genitori in questo caso si sono innamorati del romanzo di Defoe, dell'audacia di Robinson e dell'amico, Venerdi, appunto, e hanno dimenticato tutto il calendario e tutte le protezioni dei santi.
Comunque questo ragazzino con un nome infelice è squisito: ha una famiglia disastrata - o allargata - il nuovo 'fidanzato' della mamma è semplicemente insopportabile con la mania di occupare in modo ragionevole ed educativo il tempo di Venerdi, ostentando una serie di attività per i fine-settimana, una bella biciclettata, una bella gita in val Maira, un bel corso di aquiloni, una bella sagra, pur di non lasciarlo inattivo e libero di decidere da sé, una specie di necessità educativa sproporzionata e anche un po' impertinente. Troppo servizievole. Venerdi sa cosa fare, ora che Annalaura è sua amica ancor di più. Lei è una ragazzina - figlia della 'fidanzata' di papà - che non ama le feste, le torte alla panna, l'ombretto sulle palpebre e meno ancora le moine e le situazioni troppo romantiche. Lei non è come le altre ragazze e neppure Tu non sei come gli altri, Venerdi. Non si può dire nulla della trama, nemmeno un pezzetto: è un libro che piacerà ai ragazzini dai sette anni in su - quando cominciano a pensare che 'le persone non capiscono' neanche le cose più semplici; e le persone sono i genitori 'e anche un po' di altra gente', non capiscono faccende semplici, non parliamo dell'analisi logica con le decine di macchinosi complementi.

Anna Vivarelli, Preferirei chiamarmi Mario, Illustrazioni di Stefano Turconi, Piemme Editore, Milano, 2010, pagine 96, euro 8.


LA POESIA DI CHARLES M. SCHULZ

LinusSul tavolo del salotto di una raffinata lettrice, mia amica, campeggia una colonna di Linus con vari segnalibri nelle pagine dedicate ai Peanuts, insieme alla pila degli ultimi libri letti, a quei due-tre in corso di lettura e ad alcuni romanzi inseparabili (di Tabucchi, di Capote, di David Grossman). Le strisce di Schulz, dice, sorprendono a ogni lettura, fanno pensare, per questo sono sempre a portata: quel gruppo di bambini col cane e con l'uccellino ha un'anima sottile, c'è un senso fine nelle frasi brevi delle nuvolette, nelle domande che uno fa all'altro sul mondo, e come lo guardano, loro, il mondo, con tale freschezza, con poesia - e con grande serietà.
Peanuts è una striscia pubblicata la prima volta il 2 ottobre 1950 - in questi giorni compie sessant'anni. Storie in bianco e nero, quattro, otto vignette l'una, in cui si vive da adulti senza adulti, dove i genitori e gli insegnanti sono al di fuori del fumetto: mi piace Schroeder, il musicista, che suona solo musica classica, in particolare Beethoven, con un pianoforte giocattolo; la sua bravura si capisce dai complicati spartiti che Schulz disegna nei riquadri; calmo e silenzioso, rimane del tutto impassibile alle avances di Lucy che da sempre si sdraia sul pianoforte e lo guarda ammirata. Mi piace anche lei, Lucy, che dal suo chiosco dispensa consigli a pagamento, cinque centesimi, il più delle volte si tratta di risposte e considerazioni fredde e sprezzanti: fa scontare a Charlie Brown l'ansia di non avere mai la certezza di essere bella. Quando glielo chiede, lui tace.

(ed)


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Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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