Sei in: Home > MAP > Le recensioni > Storia e storie - 2007 > 28/08/07 - Inverno 1973, a Torino
a cura di Emma Dovano
Avrei voluto anch'io abbandonare le braccia lungo il corpo.
Fino all'ultimo rigo ho sperato in una svolta: il racconto tiene bene sul filo della tensione e la tentazione è stata proprio quella di abbandonarsi in più di una occasione, e di restare immobile.
Una posizione meditativa che un certo indiano aveva spiegato al prete, nel racconto: il mettersi immobili e aspettare che la divinità invada l'anima, si impadronisca del pensiero ed elargisca a piene mani energia e grazia.
In una posizione di ferma.
Quando non si conosce la grammatica per comprendere una situazione di vita, quando la parte razionale non è di conforto, invece di strepitare, inveire o deprimersi o fuggire, no: l'unica cosa che si può fare è fermarsi e aspettare che la divinità - o una forza interiore, propria - suggerisca una nuova via o almeno ridesti, ispiri un'energia inedita.
Una divagazione per dire che la situazione descritta nel racconto crea effettivamente una certa apprensione, forse soprattutto a chi ha la stessa età di Marco, ha vissuto e sentito quei discorsi, quelle riflessioni, forse ha anche alloggiato nei quartieri popolari, abitati dagli immigrati, dai meridionali.
Allora era arduo e anche molto faticoso mantenere un atteggiamento equilibrato, nell'Italia degli anni Settanta con le sue corruzioni ma anche viva di un grande progresso sociale, di maturità femminile, di espansione dei diritti.
E con il terrorismo che colpiva indiscriminatamente avvocati e anche operai, mettendo su un movimento e un pensiero distorto di giustizia sociale, trascinandosi l'intelligenza dei ragazzi in una ancor più distorta idea di resistenza.
Dietro l'occhio di una telecamera, Davide Borgna segue l'arrivo di una giovanissima coppia a Porta Nuova, poi la filma quando è in ricerca di una casa, segue l'arrivo dei figli diamogli un nome del nord, che gli porti fortuna, trova un lavoro come operaio in Fiat lui e lei a servizio.
E poi anche noi a seguire - e a soffrire - insieme allo scrittore per duecentocinquanta pagine.
Vediamo la trasformazione di ognuno, la vita di famiglia, in fabbrica, le amicizie profonde, in particolare il legame con il prete operaio; l'ingresso del figlio nella vita politica attiva; la responsabilità dell'istituzione scolastica.
E ogni tanto ci viene da lasciare andare le braccia lungo il corpo, qualche volta delusi di Marco, qualche volta in attesa che la tensione passi, dietro la telecamera che punta su un taglio di storia che conosciamo bene.
(ed)
Davide Borgna, Le braccia lungo il corpo, Primalpe Edizioni, Cuneo, 2007, pagine 254, € 13
Ultimo aggiornamento: 22/08/2011