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a cura di Emma Dovano

20/08/07 - LE MIGLIAIA DI PASSI DEL VIGILE ROLLO

Le migliaia di passi del vigile Rollo

Non è solo il vigile Rollo ad avere la passione per i ponti: anche Claudio Balostro ce l'ha, forse per quella interessante osmosi che si crea tra il narratore e i suoi personaggi.
All'inizio di ogni capitolo del libro lo scrittore ci dà informazioni sui ponti, fino alla formula astrusa della presso-flessione per verificare la stabilità delle arcate. Ma il romanzo non tratta di infrastrutture: il libro è un bel noir.
Primavera-estate del 1972. Tutto l'intreccio si svolge -con una scappata in Francia- in un paese un po' defilato tra Piemonte e Liguria, dove le cose si svolgono lente nei tempi e nella semplicità come avviene in un qualsiasi paese, e chi vi abita condivide tutto, quel che sa e quel che immagina, manie e segreti, e conosce i profumi dei viali, dei pergolati sulle cancellate: "questo essere veramente di un posto, quello di averci la vita riflessa in un solo profumo". E chi non è di lì è un forestiero.
È da leggere quindi con il tempo davanti per calarsi davvero nell'aria di paese e negli incontri.
Con il barbiere Manda che racconta scene di caccia con la precisione maniacale tipica delle narrazioni delle battute di caccia, e chi esce dal suo negozio bello rasato ha come "la sensazione di chi esce da un cinema" e appena si ricorda di essere entrato per barba e capelli.
Con Emilia, l'impiegata dell'anagrafe, riguardosa e insostituibile.
Con il benzinaio Geme (da gemello) che dorme pochissimo la notte, con la passione e la voglia di raccontare di calcio come l'altro fa della caccia.
E Lioneliofante, il matto del paese, riuscitissimo. I suoi deliri sono perfetti: discorsi che hanno inizio da una mossa puntata da Rollo e poi via via vanno avanti come nel gioco di dòmino, fatto di pedine di parole, proposizioni, concatenazioni di pensieri, di citazioni latine, allegorie, metafore.
Lampi di domande e conseguenti risposte date a se stesso, concitate e vaneggianti.
Con Tonino il ferroviere, l'unico che può dare elementi e orari precisissimi sulla faccenda Sgroi: "tra le tre e le tre e un quarto, dopo il transito del 2615 ...".
E lui, Rollo, vigile di mestiere con sogni da ingegnere. Avrebbe voluto costruire ponti, non portare notifiche nelle case e multare ragazzini in motorino, ma tant'è, perduta la madre, la generosa zia Orsola si era installata in casa e lui si era lasciato adottare: ". non capivo per tempo come le cose si stessero mettendo; e dopo, spesso, era troppo tardi".
Un vigile a sua insaputa psicologo quando di fronte a un Lioneliofante che farnetica minaccioso, gli si rivolge con il medesimo linguaggio e legge una inventata sentenza che a quel punto annulla le ostilità.
Le persone di questo romanzo sono autentiche, anche il vigile Rollo si poteva davvero incontrare negli anni 70, sulla sua bici a sella bassa, un po' cicciottello nella divisa, quella buona nei giorni festivi- o guidare la Cinquecento D color grigio topo, sobbalzando sull'acciottolato del paese o a macinare le strade della Valle Scrivia o del Roero.
Un noir proprio da leggere.

(ed)

Claudio Balostro, Il vigile Rollo, Fratelli Frilli Editore, Genova, 2007, pagine 288, € 11,50

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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