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a cura di Emma Dovano

20/08/07 - IL VULCANO FRACASSA

Il vulcano Fracassa

I testi di Claudio Balostro - questo, come il romanzo Il vigile Rollo - richiedono tempo, una tranquillità di lettura, senza fretta. Sono scritti con larghezza di particolari, con descrizione di passaggi precisi per ogni fatto: in certe pagine la vita quotidiana è raccontata con esuberanza di vicende e di pensieri, di riflessioni che accompagnano situazioni anche molto semplici.
I fatti della Resistenza sono eccezionali, tutti, e anche le esperienze comuni, di ogni giorno, assumono, nel loro racconto, importanza speciale: così anche in queste pagine.
L'autore ha ascoltato le narrazioni di Ambrogio Zino, le ha ripensate, le ha condite forse nella sua tecnica interessante di narrazione che già conosciamo, misurata e brillante.
Ambrogio nel 1940 aveva 13 anni, senza alcun interesse per la politica ma solo la smania di poter acquistare i frigolini , pezzetti di biscotti, specialmente wafer, scartati dalla produzione perché rotti, dal costo di venti centesimi.
I soldi, il ragazzino li recuperava "nel regolare o nell'irregolare", aiutando l'organista della chiesa a far aria alle canne o pescando - letteralmente- le monetine che i devoti gettavano nella cappella della Madonna delle Vigne.
A Mignanego poi era stata la volta della passione per la bicicletta "presa in prestito non autorizzato a un tonto bambino ricco": Ambrogio pedalava e si sentiva qualcuno; poi il lavoro, i lavori, sempre esuberante come un vulcano di "energia indisciplinata".
Ambrogio diventa Fracassa nella Brigata partigiana, Santa Giulia, a 17 anni non ancora compiuti ("Nessuno aveva detto a che età si poteva cominciare a fare il partigiano"); viene inserito in corvè e servizi e turni di guardia e comincia a ragionare "dell'illibertà e dell'ingiustizia" e a crescere in un ideale amoroso, consapevole di un nuovo dovere, di un'alta responsabilità.
Da ragazzino aveva letto Il tallone di ferro , poi Fiodor gli aveva regalato l' Orlando furioso, libro che lo aveva accompagnato per anni -più tardi era stato perso nel rastrellamento alle Riverosse.
Il racconto di Claudio Balostro tiene viva questa passione per il poema epico e inframezza versi e quartine nel suo lungo romanzo.
L'ambiente è quello genovese, l'Appennino Ligure, con qualche passaggio nelle Langhe: qua e là nel racconto alcuni termini sono locali: ad esempio il mandillo con dentro pane, formaggio, zucchero (che porta zia Maria pieno di ogni ben di dio a casa di Ambrogio) è il nome di un fazzolettone che i contadini liguri usavano per contenere la spesa, portare il cibo nei campi...
E altri termini del dialetto ligure usati, come nel parlato, per rendere meglio, in modo anche figurato a volte, l'azione che si sta descrivendo, insieme allo stato d'animo di chi la compie.
Bello questo racconto. Una testimonianza che si ascolta (si legge) volentieri.

(ed)

Claudio Balostro, Fracassa, Edizioni Joker, Novi Ligure (AL) con il contributo della Provincia di Alessandria e del Comune di Serravalle Scrivia (AL), 2006, pagine 256, € 15

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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