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a cura di Emma Dovano

17/11/08 - UN VARCO NELLL'ALTRO UNIVERSO, A CIVITAVECCHIA

Un varco nell'altro universo, a Civitavecchia Non è facile raccontare di un libro il cui canovaccio segue una linea temporale dovuta a un singolo avvenimento, per poi, nel finale, incontrarsi e incrociarsi nel medesimo luogo fisico.
La frizzante Zandegù esce con quest' opera prima di Mattia Walker. Un volume piuttosto lungo e dall'incedere spesso frammentato ma non noioso, scritto con il linguaggio dei nostri tempi, fitto di umanità varia, situazioni farsesche, caricature e maschere piuttosto che personaggi, il tutto in un paese che si prende poco sul serio e, diciamo, abbastanza su un orlo pericoloso.
Si apre col suicidio in diretta televisiva del calciatore Roberto Baggio, causa scatenante di differenti macrostorie, per passare attraverso una carrellata di personaggi dalla dubbia moralità e, in molte occasioni, bizzarri e imprevedibili, anche divertenti, e arrivare all'inaugurazione del santuario della madonna di Civitavecchia.
C'è il sosia del lottatore Hulk Hogan, una strampalata setta di ufologi, Salvo e P. che si inseguono per un'Italia trasversale e corrotta, fatta di padrini mafiosi desiderosi di clonarsi, gran maestri massoni, con tanto di nome e cognome, donna-pollo con programma televisivo, improbabili spot per l'otto per mille alla Chiesa cattolica, pacemaker difettosi e così via.
L'incedere rimanda talvolta a "Il favoloso album di Amélie Poulain" di Jeunet e successo cinematografico del 2002, contiene molto del nonsense di Mark Leyner dei primi due romanzi e, a sprazzi, ricorda "Paura e disgusto a Las Vegas" di Thompson. Il gioco di quest'insolito fato incrociato e comune dà una marcia in più alla storia. I personaggi e le loro piccole storie si muovono all'unisono per raggiungere quella che potrebbe definirsi un'apocalisse veramente surreale.
Un libro da considerare attentamente, un gioiellino di rara forma e bellezza che, anche nella sua indubbia originalità, racconta una storia tipicamente italiana, dalla lingua al finto vittimismo, dove il bel paese ne esce a pezzi e i personaggi, seppur sempre delle maschere, sono strettamente coinvolti e convogliati in questo vortice che conduce il lettore fino al santuario di Civitavecchia, termine delle storie e dei loro funamboli, luogo deputato alle credenze tipiche nostrane fatte di miracoli a portata di mano e da girare a nostro piacimento.
Un testo, comunque lo si voglia leggere, tutt'altro che frivolo e rivelatore, a modo suo. Citando Maccio Capatonda "Esistono storie che non esistono", e questa è una.

(Luca Navaglia)

Mattia Walker, Civitavecchia alla fine del mondo, Zandegù Editore, 2008, pagine 415, € 15.

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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