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a cura di Emma Dovano

17/06/08 - I NOSTRI DESIDERATA

I nostri desiderata

Non sarà mai abbastanza.
Non ci saranno mai abbastanza leggi, commi, piattaforme e convenzioni se la nostra cultura non farà quel bel passo di dare e sostenere uguaglianza e garanzia di medesimi diritti a tutti. Con un handicap o no.
Che non vuol dire negare la presenza di una difficoltà o di una minorazione, va da sé. Si riconosce la mancanza, ma si tratta perché nonostante ciò - le possibilità di relazione, lavoro, autonomia nei movimenti in casa e fuori siano realizzabili. Consapevoli che siamo un insieme di diversità, tutti, e ciascuno portatore di specifiche qualità, doti, competenze.
Dovrebbe essere normale avere gli ausili visivi, compresi i libri di testo trascodificati, a scuola, se lo studente ha problemi di vista; normale avere l'accesso sicuro e garantito ai mezzi pubblici se si va in carrozzina; normale avere i passaggi agibili fuori casa; normale avere l'interprete di Lingua dei segni se così è più facile comunicare e essere capiti.
Dovrebbe essere ovvio avere l'ingresso possibile in banca, all'Asl, in un Ente pubblico, in un ambulatorio medico, ecc.
Non si può sapere a quale comma contravviene chi posiziona nel bel mezzo di una banchina pedonale un raccogli-rifiuti o pianta un totem pubblicitario vicinissimo all'accesso di uno scivolo. Si dovrebbe fare una ricerca per sapere perché una banca può non prevedere l'accesso diretto di carrozzine alla porta d'ingresso, ma neppure a un accesso secondario, neppure al servizio bancomat, e bisogna suonare l'apposito campanello e aspettare che degli 'addetti' trascinino uno scivolo mobile pesantissimo e sgangherato all'ingresso, e via dicendo.
Si può pensare però che la nostra cultura sia un po' leggera e poi cercare a quale norma appellarci perché ci siano meno disagi.
Cioè chi ha delle difficoltà - ora deve chiedere.
Uguali diritti vorrebbe dire 'poter fare da soli quello che si è in grado di compiere', tutti: chi ha difficoltà motorie, chi è temporaneamente impedito, chi ha limitazioni contingenti che impediscono piena libertà di movimento, tutti.
Il libro di Bozza, Breda e D'Angelo - molto esauriente - informa su tutte le possibilità e sulle disposizioni legislative che possono garantire una reale e piena integrazione.
Con anche riportate delle esperienze di vita uguale: Piero e Roberto forse sono stati i pionieri di una scelta di vita in totale autonomia, e poi anche altri, con difficoltà pesanti, hanno scoperto e vivono la bellezza di non essere svegliati da una campanella, lavorano, vanno al cinema, a teatro, ricevono amici.
È un testo da leggere e anche studiare: potrebbe essere un allegato ai libri scolastici, alla famosa educazione civica se si trovassero insegnanti disponibili all'educazione dell'uguaglianza dei diritti.

Il volume si divide in tre parti: "nella prima le scelte compiute o da compiere in base alle esperienze acquisite...- poi gli interventi necessari perché le persone colpite da handicap fisici, intellettivi, sensoriali possano raggiungere l'obiettivo della massima autonomia possibile e ottengano il riconoscimento di diritti effettivamente esigibili" e nell'ultima parte il ruolo che dovrebbe essere assunto dal volontariato.
È un volume di studio: ci sono le conquiste ottenute (dal Csa in testa dal 1970), le esperienze, le proposte, i desiderata, che -dalla parte di chi ha delle difficoltà - sono ancora tanti.

(ed)

V. Bozza, M. G. Breda, G. D'Angelo, Handicap: come garantire una reale integrazione, Utet Università, 2007, pagine 348, € 25.

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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