HOME | WELCOME/BIENVENUE | URP | MEDIAGENCYPROVINCIA | ACCESSIBILITÀ

MediAgencyProvincia di Torino

Le recensioni


Sei in: Home > MAP > Le recensioni > Storia e storie - 2009 > 03/11/09 - L'acqua nera di Erbrun


a cura di Emma Dovano

03/11/09 - L'ACQUA NERA DI ERBRUN

L'acqua nera di Erbrun

Il ducato di Erbrun non è mai esistito. Ma i l romanzo storico di Fabio Bodi svela la sua anima nel racconto della fuga tra le montagne dei due "grattepapier" - sinonimo di burocrate, ma va rilevata l'assonanza con il termine sans-papier, individuo senza permesso di soggiorno, in questo senso sinonimo di emarginato come da breve glossa finale - con la cassa di quel che resta del reggimento ussaro francese impegnato al fronte verso la fine del 1800.
Una trama, che all'inizio, viene tessuta per pagine e pagine con la descrizione della vita fatta di piccole cose - che incantano nelle sue fughe con "occhi fissi verso i suoi orizzonti lontani" Arturo mercante stimato del Ducato di Erbrun, marito di Elsa - e che bastano a scandire il tempo che scorre e a dipingere le immagini nella mente del lettore, di quel piccolo ducato immaginario sospeso tra le montagne e il lago dall'acqua scura. L'evento dirompente che interrompe questo flusso placido di storia quotidiana riporterà la Storia - vera e inventata - al centro del racconto dell'autore: l'inseguimento dei due disertori da parte dei soldati francesi e, anni dopo, l'inseguimento del mistero che ha ammantato la loro dipartita da parte dei cittadini illustri del ducato.
La fuga "verso il sud delle cose, dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero" è infatti il vero centro del cronicon di Jeronimus Carlus - io narrante e protagonista muto - che in fondo impara a scrivere e scriverà in convento solo per dare memoria a tutto quanto segue alla fuoriuscita di un marengo d'oro dal ventre del luccio cucinato da Elsa ogni venerdì del mese, ovvero l'azione-reazione evocativa della storia che qui si va a raccontare.
Il paesaggio, sempre presente, vede l'acqua, elemento femminile, che si unisce alla montagna, elemento maschile. L'acqua, misteriosa e avvolgente, è canale di accesso e di uscita dal resto del mondo più che via di fuga. Acqua nera che cela segreti, segni sovrannaturali, paure irrazionali ma che non è protagonista, come Elsa l'unica figura di donna del romanzo, centrale ma non forza centripeta, anche nei suoi amori mal corrisposti. La montagna con le alte vette e i valichi innevati, dove i grattepapier sono i fuggitivi e gli ussari gli inseguitori, è invece il vero palcoscenico della vicenda.
C'è un non so che di epico che prima si nasconde e poi si mostra nel cuore del romanzo, come la virile fratellanza tra uomini e al contempo la lotta fratricida tra soldati sul campo di battaglia prima e sugli avamposti tra le montagne, lungo i sentieri dei contrabbandieri di sale poi. Dove le ascese sono faticose, le scelte nette e i contrasti irriducibili, ma dove una volta arrivati in cima, ci si dovrebbe ritrovare in "quel codice non scritto che ad una certa quota, obbligherebbe tutti al soccorso reciproco".

(Mascia Manzon)

Fabio Bodi, L'acqua nera di Erbrun, 2008, Riccadonna Editore, Torino, pagine 248, € 17.

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


VOCI INTERNE