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a cura di Emma Dovano
Eduardo Manet è scrittore, regista cinematografico e attore di teatro. Nato a Cuba nel 1930, ha condiviso con i suoi conterranei l'esperienza della Rivoluzione di Fidel Castro, entrando a far parte della Nomenklatura del regime in posizioni di vertice nell'Istituto Cubano de Arte y Industria Cinematogràficos e nel mondo del teatro cubano. Nel 1968 scelse, "deluso dall'evoluzione del marxismo tropicale", di lasciare l'isola per stabilirsi a Parigi, seguendo la via di tanti suoi amici intellettuali.
Il volume è una bella autobiografia che racconta la vita di Manet fino a questa data. L'autore dimostra grandi capacità di narratore, creando un testo capace di accompagnare il lettore in una piacevole scoperta dell'isola dal punto di vista di un cubano. Un esempio dell'abilità letteraria di questo intellettuale è la scelta di alternare capitoli narrati in prima persona con quello della sua prima partenza dall'isola, in cui egli (che si identifica come il narratore) utilizza la terza persona , quasi a voler testimoniare uno stretto legame con la propria terra. Altrettanto bella la scelta di fornire una specie di parallelo tra la vita dell'autore e quella di Fidel Castro, nato pochi anni prima di Manet: il Leader Maximo segue il filo della narrazione, dapprima presente attraverso ciò che i biografi hanno raccontato dell'infanzia di Castro, per venire sempre più alla luce, come protagonista della vita pubblica cubana. Proprio in seguito a un discorso del Leader contro la Primavera di Praga, Manet decise di lasciare definitivamente l'isola per andare a vivere in Europa.
Il tema dell'esilio è fortemente presente in questo volume: esso entra nella vita del piccolo Eduardo attraverso gli esuli sfuggiti alla dittatura di Franco in Spagna, spesso ospitati dalla famiglia Manet, e conclude il volume con l'autore stesso che è costretto a vivere questa triste condizione. Il percorso formativo che egli compie tra questi due momenti è il filo conduttore attraverso il quale Manet narra la propria vicenda e quella dell'isola in cui è nato. Un itinerario fatto d'incontri con persone portatrici di vicende intellettuali ricche di passione, la stessa che si trova nei luoghi di Cuba in cui l'autore si forma e dove incontra l'esuberanza d'ideali vissuti con intensità, anche se questo comporta il rischio di cadere in contraddizioni, che l'autore non cerca mai di nascondere. Esse, al contrario, sono la base su cui parte per costruire un'opera capace di trasmettere, con il solo uso della narrazione scritta, il senso della bellezza di questa terra.
Cuba è una nazione piccola (grande poco più di 100 chilometri quadrati con meno di 12 milioni di abitanti), ma che raramente si è trovata ai margini del mondo, anche se questo ha implicato una forte ingerenza di nazioni più grandi e potenti.
In linea con tale realtà l'autore scrive un testo che rappresenta una finestra aperta su di un pezzo della cultura del Novecento testimoniata dalla presenza di nomi di respiro internazionale, come Cesare Zavattini. Un punto di vista privilegiato che permette a Manet di accompagnare il lettore nella propria casa, per le vie di L'Avana, nelle università e in tutti i luoghi che ha frequentato, formando la propria identità e conoscendo l'evolversi della storia dell'isola e del mondo in prima persona. Il legame tra la storia politica cubana e la vicenda personale di Manet è un ulteriore tema portante delle pagine di questo volume in cui è viva la ricerca delle radici da parte di una persona che è stata costretta ad allontanarsi da esse.
(Danilo Germano)
Eduardo Manet, La Mia Cuba, Cda & Vivalda Editori, Torino, 2006, pag. 247, euro 18,00
Ultimo aggiornamento: 22/08/2011