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a cura di Emma Dovano

08/04/10 - DAL NOIR ALLA RIVISITAZIONE STORICA

L'albero di Anne La Neos Edizioni è una piccola ma efficiente casa editrice di Rivoli, in provincia di Torino, che pubblica opere con tematiche diverse: letteratura sulle donne, cronaca nera, memorialistica e cultura piemontese, oltre a sezioni di poesia, di arte e di fotografia, e saggistica sull'ambiente, la politica e la società.
Della collana Nero&Co della Neos fa parte un romanzo di Ermanno Regio, Le tenebre nella Certosa. Quest'opera è un noir ricco di colpi di scena e di elementi sovrannaturali. La scrittura è come da classico romanzo giallo, a tratti giornalistica e da verbale investigativo, ricca di precisione e allo stesso tempo di suspance. La storia ruota intorno alla figura di Alessandra, una preside forte e coraggiosa di una scuola sita nell'ex manicomio di Collegno.
Ma la particolarità del romanzo risiede tuttavia nell'ambientazione, realmente esistente, che rappresenta il vero protagonista principale: la Certosa Reale o ex Ospedale psichiatrico di Collegno. L'autore infatti usa il pretesto del romanzo noir in realtà per arrivare ad una rievocazione storica, grazie alla quale si compie un viaggio nel tempo per ricordare come tutti gli edifici hanno avuto e continuano ad avere una vita.
Regio porta in primo piano la Certosa Reale di Collegno, un enorme complesso architettonico composto da edifici, viali alberati, terreni e prati, sorta nel XVII secolo per volere di Maria Cristina di Francia, duchessa di Savoia e prima Madama Reale. Al progetto di costruzione parteciparono anche Maurizio Valperga e Filippo Juvarra; al termine dell'opera, nel 1641, i Certosini del monastero di Avigliana occuparono la Certosa. Tuttavia in seguito all'occupazione napoleonica del 1802 subirono la sorte delle altre istituzioni religiose: furono privati dei propri possedimenti e costretti a sciogliersi. Soltanto col ritorno dei Savoia, nel 1816, la Certosa poté essere riaperta e nuovamente destinata all'attività spirituale, seppur per poco tempo ancora: dal 1853 infatti i locali furono trasformati nella sede del Regio Manicomio.
Le condizioni di vita dei degenti sono state ben descritte riportando all'attenzione il dramma delle molte persone ospiti.
Così nel prologo: "I manicomi erano degli enormi pozzi senza fondo che inghiottivano senza sosta uomini, donne e ragazzi di ogni età e di ogni estrazione sociale. A quei tempi bastava un nonnulla per ritrovarsi internati senza via di uscita in quelle strutture che, più che case di cura, spesso erano veri e propri lager dove crudeli punizioni corporali e morali facevano parte della normale terapia." Come si sa purtroppo i metodi di cura erano piuttosto rozzi, dalle potenti scariche elettriche alle massicce dosi di psicofarmaci, alla lobotomia prefrontale e alle camicie di forza. Per non dire delle condizioni igieniche dei pazienti, quelle degli ambienti e l'alimentazione, insufficiente, e la coabitazione forzata con insetti e animali vari.

In una situazione del genere l'equilibrio psichico delle persone era messo a rischio. Nel 1964 Franco Basaglia, psichiatra triestino propose la legge che sancì la chiusura dei manicomi e propose altre forme di cura. "Dal momento in cui oltrepassa il muro dell'internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale ([...]); viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo e insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell'individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell'internamento. L'assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l'essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l'aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che - proprio in quanto tali - non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell'asilo".

Nel 1978, appunto grazie alla lotta di Basaglia e di altri psichiatri, si arrivò alla legge 180. Lo spirito che ha animato questo cambiamento può essere sintetizzato dalle parole di Basaglia: " La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d'essere ". La legge 180 del 13 maggio 1978, impose perciò la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Furono quindi costituiti reparti di psichiatria negli ospedali generali, case d'aiuto e supporto alle famiglie, centri diurni e ambulatori gestiti da psichiatri, psicologi, infermieri, assistenti sociali. L'intenzione della legge fu di ridurre le terapie farmacologiche e il contenimento fisico dei malati che così potevano instaurare rapporti rinnovati con le persone, in modo tale che la società potesse riconoscere appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità di queste persone: una vera e propria rivoluzione. Di fatto solo dopo il 1994, con il Progetto Obiettivo e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la chiusura effettiva dei manicomi in Italia.

Un ultimo punto che Regio fa emergere nel suo romanzo riguarda il modo in cui sono state riutilizzate le strutture che fungevano da manicomio. Lo scrittore ambienta la vicenda noir in una scuola pubblica di fantasia situata all'interno dell'ex manicomio. E così non si distanzia di molto dalla verità e da ciò che è stato fatto in questi ultimi anni. Un edificio dell'ex Ospedale Psichiatrico di Collegno infatti ospita veramente una scuola: la succursale del Liceo Scientifico Marie Curie di Grugliasco. Ma la riqualificazione di quei luoghi non finisce qui: molti padiglioni sono stati ristrutturati per diventare locali che ospitano eventi culturali (ad esempio la Lavanderia a Vapore), centri d'incontro per ragazzi (come il Padiglione 14, costituitosi nello spazio che ospitava i malati più aggressivi), sedi di associazioni, e tanto altro. In questo modo da luogo di torture, privazioni e perdita dell'individualità, l'ex manicomio di Collegno è diventato spazio di rinascita e di sviluppo economico e sociale per tutta la collettività.

(Alessandra Mellace)

Ermanno Regio, Le tenebre nella Certosa, Neos Edizioni, Rivoli (TO), 2007, pagine 204, € 12

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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