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a cura di Emma Dovano

12/07/10 - UNA NUOVA VITA OLTRE IL DESERTO

Al Sahara E' da metà degli anni Ottanta che in Italia è iniziato a crescere in maniera esponenziale il flusso migratorio di persone, soprattutto dal nord Africa, in ricerca di nuove prospettive di vita, in fuga da realtà considerate indegne -persone giovani e non. Conosciamo bene i problemi che affrontano i popoli dell'Africa, guerre e dittature, carestie legate alla difficile coltivazione delle terre per mancanza di acqua, mezzi e istruzione ma, soprattutto, il continuo esproprio delle materie prime preziose per l'economia locale da parte di paesi extra-continentali: loro si portano via a basso prezzo ciò che è utile per lo sviluppo del grande continente nero.

Questi fattori, nel tempo, hanno creato in tante persone la voglia, o quasi sempre la necessità, di partire e cercare altrove ciò che non è più a portata di mano, ovvero provare a garantirsi altrove almeno la sopravvivenza. Si immagina che oltre i propri confini mentali -o fisici come il deserto- una nuova possibilità può essere offerta da una società, quella occidentale, ricca e magari capace di condividere e offrire accoglienza e lavoro in cambio di un'esistenza vera o almeno degna di essere vissuta. Una volta superato il deserto e imbarcatisi in mare approdano nel sud Italia. In tanti proseguono il viaggio puntando verso Nord, e tra le mete di questo triste andare in molti giungono a Torino.

Sarà per la sua vocazione industriale conosciuta in tutto il mondo, sarà per una consolidata esperienza nell'accoglienza (non possiamo dimenticare i migranti dal sud Italia nei primi anni Sessanta durante il grande sviluppo economico e industriale della Fiat) la città sabauda è sempre stata tra le prime in Italia a trattare, anche con tante difficoltà, i rapporti e sovente i problemi legati all'accoglienza e all'integrazione dei cittadini extra comunitari.

Queste righe servono per anticipare la storia raccontata da Antonio D'Errico nel suo libro Al-Sahara: è la storia di Mohammed, nome comune nei paesi islamici come la sua vicenda è comune a tantissimi altri Mohammed. Storia di monotonia e assenza di prospettive personali, senza un futuro nel villaggio dove è nato circondato dal deserto di sabbia e di opportunità di lavoro che man mano che cresce sente sfuggire dalle proprie mani. Cosa fare allora, rassegnarsi o tentare di andare oltre, attraversare il deserto e approdare a Casablanca e tentare una nuova vita.

Trova occupazione in discoteca, ma ben presto anche questo lavoro si tramuta in noia e insoddisfazione: il solito giro ai tavoli per servire da bere e portare via bicchieri vuoti. Un giorno passa Jonan, suo connazionale che ha degli agganci in Europa e che lo invita a fare un salto di coraggio, lasciare tutto e andare a Torino per lavorare in un grande albergo con l'obiettivo di imparare il mestiere di cameriere. Sarà lui ad occuparsi del viaggio (almeno in questo caso niente barcone ma un volo diretto a Casablanca-Torino) e per la formazione sarà affiancato a un altro connazionale di nome Yousseff che ha già esperienza ed è ben inserito sia sul posto di lavoro che in città. All'arrivo a Torino, l'entusiasmo è alle stelle, tutto è nuovo e luccicante. Inizia un corso di italiano e di inglese, utili per poter lavorare in sala, e segue tutti i consigli di Yousseff nell'apprendere il mestiere: imparare ad apparecchiare bene il tavolo -come stendere in un colpo solo la tovaglia di seta-, conoscere i vari servizi di piatti e posate ma, in modo particolare, saper accogliere i clienti.

Tutto procede bene, i clienti sono quasi sempre gli stessi e chiedono sempre gli stessi piatti, il rito si consuma preciso tutte le sere, la solita contessa con il cagnolino e le solite coppie stravaganti. Improvvisamente qualcosa inizia ad andare male, quando Mohammed vede che Yousseff sta male (viene ricoverato in clinica), e Jonan dice che ha una malattia (la cocaina) che si trasmette tra animi deboli: bisogna avere certezze su cui contare per non essere contagiati. È un avvertimento. L'occasione gli si presenta quando comincia a frequentare Simona e una sera lei lo porta a una festa in villa, qui le lusinghe dello champagne e della coca. L'esperienza negativa e la delusione per la ragazza fanno riaffiorare pensieri di nostalgia e di princìpi, pensa all'aria secca del deserto e ai profumi della campagna, al lamento delle capre e tutto ciò che i padri al di là di al-Sahara hanno trasmesso. Sino a quando sono vivi in lui questi precetti, questi insegnamenti può dirsi tranquillamente che Non c'è nulla da temere.

(Giovanni Demontis)

Antonio D'Errico, Al-Sahara, Edizioni Ananke, Torino, 2005, pagine 160, euro 12,50.

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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