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a cura di Emma Dovano

28/06/11 - DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE

Dai diamanti non nasce niente Un'amica ieri - era domenica e il cielo era carico di blu azzurrato- mi ha detto che stava guardando la sua verdure sul terrazzo, precisamente stava togliendo dalla gronda delle piantine di Oxalis e una temeraria Viola del pensiero alta un centimetro che avrebbe interrato alla base di una pianta sempreverde di cui né io né lei sappiamo il nome, con foglie che ricordano l'alloro e che col freddo diventano rosso-viola. Verdure in francese è vegetazione, verde, paesaggio naturale precisa nella prima pagina Serena Dandini nel suo libro Dai diamanti non nasce niente, Storie di vita e di giardini. Dunque anche il muschio nella gronda, il Gelsomino in vaso, la Hoya che ha sedotto almeno cento api e le ha condotte nella mia veranda qualche giorno fa- c'est verdure, encore verdure.

Senza le esagerazioni dei fiori appuntati sulle giacche dei signori eleganti, le ricorrenze festeggiate con fasci di rose rosso cardinale, scure e vellutate come tende di teatro [che percorrono migliaia di chilometri nei camion frigo], senza il gesto colpevole (e assolutorio) di André Breton che riempì di tuberose la consorte che stava lasciando o quello in situazioni simili dell'amica di Stefan Zweig - questa volta erano rose rosse- o le manie di Federico Fellini o di Gabriele D'Annunzio - tralasciando gli esagerati, appunto, chi ama la verdure , la verzura, il verde, chi ama la bellezza e vuole esserne artefice [è poi questo il punto] si fa un giardino. Se lo costruisce. Con secchielli, vasi di coccio, vasche e vaschette, si fa un semenzaio, comincia a pensare a un bidone di rifiuti organici per l'humus, si interessa ai cataloghi olandesi di bulbi, si appassiona delle orchidee, poi si appassiona ai pelargoni, poi ai vari tipi di Ficus, quello piccolo, Pumila, con le foglie screziate e delicate, quello Lira, gigante... Poi se questa manìa ci coglie e abbiamo a disposizione un minimo di terreno, le passioni si moltiplicano non per talea ma per desiderio - è molto di più.

Il libro della Dandini fa sentire questa passione, la comunica con il linguaggio diretto e sciolto che conosciamo di lei, con rimandi alla letteratura e velatamente alla politica.

"Abbiamo bisogno di una cornice che definisca per noi una porzione delimitata di paesaggio su cui posare gli occhi [o] ci sentiamo persi", abbiamo bisogno di "quinte verdi", di porzioni piccole, anche se l'occhio riposa nelle distese verdi, l'animo si ritempra passeggiando nel giardino di Castel Trauttmansdorff a un passo da Merano, dodici ettari di ambienti verdi dall'orto di montagna agli agrumeti, dalle salvie alle mente, ai tunnel di rose, a quelli di uva, ai lillà.

La porzione del nostro giardino ci sembrerà troppo poco e allora ci faremo arrivare per posta buste di semi e di bulbi, andremo da Sgaravatti a comprare il dragoncello che ancora ci manca nell'angolo delle aromatiche, una Dipladenia rosa confetto e un tulle di Euphorbia Diamond perché c'è ancora mezzo metro di piastrelle sul balconcino.

Ma se avessi ancora spazio, ancora piastrelle, metterei una tinozza o meglio una bio-tinozza, creerei un substrato fangoso e proverei a far crescere dei fior di Loto: Serena Dandini dice a pag.33 del suo libro bellissimo che "ciò che sembra uno spettacolo per pochi eletti è invece alla portata di tutti". Dalla fanghiglia nasce questo spettacolo di fiore dall'aspetto delicato e nobile con foglie rotonde, appena appoggiate sull'acqua. Lei, la Dandini, amerebbe insieme anche le carpe, "le carpe per amiche", bianche striate di rosso come nei dipinti giapponesi. Io lascerei solo spazio per le casette degli uccelli, i verdoni, le famiglie di merli, il gruccione con la coda azzurra, e spererei di vedere il picchio che ogni giorno sento martellare - invisibile- sul tronco dei bagolari in riva al Po.

(ed)

Serena Dandini, Dai diamanti non nasce niente, Storie di vita e di giardini, 2011, Rizzoli, Milano, pagine 336, euro 19.

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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