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a cura di Emma Dovano

10/01/11 - LE STAGIONI DELLA VITA

E gli uomini stanno a guardare Nell'albero genealogico di Imma, quello che si immagina incorniciato in un grande quadro, le donne: bambine, ragazze, mamme e nonne hanno un ritocco che le evidenzia spiccando senz'altro tra i volti della grande famiglia. Il libro è un variegato racconto della propria vita, delle decisioni, dell'amore, degli affetti: è un'autobiografia lasciata scorrere come scorre il pensiero e i ricordi che si porta dietro, racconta contemporaneamente molte storie come un filo inesauribile che si raccoglie in una matassa.
Scrivere di sé ha il senso di tornare sui propri passi, di rileggere la propria vita, riandando a un'immagine, a una foto ritrovata -o già incorniciata- e qui s'attacca un pensiero. La nonna paterna, singolare, tenace, spiritolibero, in una fotografia è una signora vestita di scuro che porta in braccio una neonata che porta il suo stesso nome, lei che, cinquant'anni dopo, racconterà la forza della matriarca, la sua originalità, il suo peso nell'album di famiglia. E la nonna materna, classe 1911, anche lei energica, intraprendente, una resistenza fuori dal comune si alzava prima delle quattro, impastava quindici chili di farina, la necessità di una settimana, accudiva nove figli e lavorava anche fuori casa. Poi, tra le pagine fitte del libro, un'altra fotografia, quella della mamma che sorride all'appuntamento pregevole delle nozze d'oro, con lo stesso sorriso discreto che aveva a quindici anni, già in attesa di Immacolata.
E la foto al Colle della Maddalena, tutta la famiglia, anche il papà, nel libro una parentesi per un solo uomo, di poche parole, chiamato lo sceriffo.
Il libro lo dice -anche con forza, con la sua copertina rosa confetto: è un libro di storia al femminile.
Imma ha dato voce a generazioni di donne, una per una ben presenti, persone che hanno avuto la sensibilità e il dono di saper vedere nelle proprie storie private, quotidiane, intense, un aspetto positivo e una comprensione, provando in qualche pagina anche a ricucire qualche strappo doloroso.
La scrittura autobiografica va su un filo delicato, in una zona di confine tra intimo e pubblico, tra il desiderio di dar voce a ogni sentimento e contemporaneamente alla necessità di salvaguardarlo. Come una lettera senza busta né indirizzo, un libro -ancor più quando è un'autobiografia- crea pensieri che fluttuano, vuole svegliare dei ricordi, rivederli, a volte per lasciarli correre finalmente fuori di sé, a volte perché raggiungano altri, in una forma di ringraziamento, di gratitudine, o magari di richiesta che a voce è più difficile formulare.

(ed)

Immacolata Spinelli, "E gli uomini stanno a guardare...", Edizioni Sottosopra, Torino, 2010, pagine 168, euro 12.

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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