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a cura di Emma Dovano

17/09/12 - Storie di vita a Valnisòla, o altrove

 

Storie di vita a Valnisòla, o altrove In copertina è disegnata L'attesa, una donna che guarda un paesaggio morbido e rotondo di colline arancioni, forse di grano: forse è una vallata come la Valnisòla o un'altra vallata dal nome vero, al confine delle Langhe; nel libro, per quasi duecentocinquanta pagine, lo zoom messo in moto dall'autore avvicina e mostra le persone del paese di Borgoriondo nelle loro attese, nelle speranze, nelle sopportazioni, nelle delusioni. Quelle d'amore, perlopiù. Tutto comincia con Cosimo Scarcella nato a San Cosimo della Sila che, venuto in su , al Nord, si guadagna il baffo doppio d'argento lucidissimo da maresciallo, sposa Ottavia, contadina bella prosperosa, e insieme a lei, la marescialla -nessuno ricorda bene come fu l'inizio della faccenda- avvia l'attività di combina-matrimoni, diventa il bacialé. Negli anni Sessanta del Novecento, e anche prima, dopo la guerra, quando l'industria cominciava a muoversi e in agricoltura si tribolava ancora molto, la città e un lavoro sicuro solleticavano assai, le ragazze -col destino pressoché unico di madri, mogli, nuore- sognavano un marito commerciante, magari autista, magari impiegato: nel paese di San Cosimo altrettante ragazze pensavano di venire al nord a qualunque patto, forse si avrebbe avuto di più da mangiare e meno da fare le serve -forse. Si potevano combinare dei bei matrimoni. Detto fatto. Un book fotografico, scarpe lucide, corriere che andavano e tornavano, e, nei tempi canonici, bambini che a grappolo venivano battezzati con lo scampanare felice del parroco di Borgoriondo, don Bernardo. Le figure vengono avanti nelle pagine, sembra di conoscerle, di vederle davvero fuori dalle cascine, sui brìc , di vedere la masca fuori del casino di caccia rosso scuro con le finestre bordate di bianco, gli uomini e le donne nei cortili, davanti al bar con trattoria, nel negozio di alimentari del sindaco, di cui solo nelle ultime pagine conosceremo il figlio. Cosimo e Ottavia e quattro eredi, una bella Seicento verde smeraldo e la Campagnola d'ordinanza. Il settantenne Mine tanto padrone della vita da non aver paura di morire, la moglie Augusta, Armando il venturino e la figlia Giovanna; suo nipote Giuseppe, capace di sfogliare la Domenica del Corriere e di capirne le cose scritte aveva poi sposato una signorina del paese, Olimpia, che aveva rimpolpato la famiglia per non essere da meno delle ragazze venute su da San Cosimo. Lui era stato in Francia e da allora era chiamato Pinèin el fransèis , e con il suo bonheur aveva segnato un giro nei sogni degli uomini del paese: aveva vinto una Fiat 500 al concorso delle lamette, quelle incartate nella carta oleata, le Bolzano; la 500 se l'erano comprata e Oreste aveva insegnato il punta-tacco per cambiare marcia, mica erano trattori… Poi il dottor Cravino con la sua Bianchina, più votato alle bestie che ai cristiani. Poi la maestra e Bertina, nel giro delle mandorle , che abitavano sole, con Fida, il cane: davano poca confidenza, tutte e tre, Bertina per devozione e obbedienza alla maestra, perché se fosse stato per lei, lei sì che avrebbe chiacchierato, e volentieri. I racconti sono scatti fotografici -genuini- di un paese che esiste davvero perché le persone -con altri nomi- mi sembra di averle già conosciute nel loro carattere a volte duro e faticoso come la terra, a volte semplice e rassegnato: tutti li ho conosciuti, anche Pasquale che non sapeva cosa dire a Caterina, come vivere con lei -e neppure senza di lei. La foto finale ha i colori che danno verso lo scuro della sera, in lontananza qualcuno brucia delle stoppie nella vigna e forse Rusinèin, che ha passato da un po' gli ottanta, sta ripassando nella mente le cose sentite in negozio, le preoccupazioni e le pause felici, anche se i pensieri le si affacciano appena e poi se ne vanno via.

(ed)

Fermo Tralevigne, Il bacialè, pagine 250, euro 13

 

Ultimo aggiornamento: 17/09/2012


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