Sei in: Home > MAP > Le recensioni > Territorio - 2005 > 28/10/05 - Le mucche di nome Cuccagna, Paris, Idea
a cura di Emma Dovano
E' chiaro. Viviamo grazie ad una cantina piena di petrolio che abbiamo trovato centocinquanta anni fa, questa abbondanza ci ha dato alla testa e come tutte le sbornie abbiamo perso il senso del limite. Un limite che ci è posto dalla realtà oggettiva, o la fisica. Possiamo ancora godere delle risorse del pianeta terra, possiamo avere e affaticarci di meno disponendo delle cose straordinarie che ci dà la civiltà. Il quesito è se tutto ciò potrà essere mantenuto ancora a lungo. Se il fatto della sbornia ci ha fatto perdere il senso della misura, cosa abbiamo perso, cosa fare per ritornare sobri. La storia del famoso buon senso.
Questo libro è diviso in due parti distinte. Nella prima Chiara Sasso intervista i pastori della Valle di Susa, una vita vissuta nei prati, nelle malghe, un mestiere fatto di dettagli, d'istinto, di fiuto.
D'estate agli alpeggi e d'inverno in pianura. All'alpeggio se piantavi un chiodo sapevi di ritrovarlo, in cascina non sempre. Adesso, poi, c'è il rischio di trovare, in pianura, un parcheggio multipiano o un ipermercato. E' facile cadere nella retorica di com'era verde la mia valle, ma è anche un piacere pensare che esiste ancora il prato con i trifogli, la costa della montagna bella schietta dopo la pioggia o dopo una giornata di vento, i campi di narcisi a maggio, le mucche pezzate rosse o le piemontesi calipigie o le Savoiarde. E i formaggi buoni che asciugano sulle travi.
Poi, nella seconda parte del libro, Mercalli ci costringe a guardare fuori dalla finestra e vedere l'alta marea di cemento che sale in su verso la Valsusa, i mazzi di fili di acciaio che svettano sulla statale per il Sestriere, le reti a gabbia vicino a Chivasso, a Porte, a Fenestrelle. E anche le gigantesche strutture multicinema, multiparcheggio, giganti, sproporzionati templi di consumi e distrazioni. Per non considerare anche l'impatto visivo che tutto ciò produce, il senso del bello stravolto. E' difficile fare, a questo punto, un ragionamento equilibrato, è come camminare sulle fatidiche uova: salvaguardia della natura e tecnologia; suolo, mucche, formaggi e turismo, velocità, comodità. Un passo - importante - potrebbe essere quello di leggere questo libro prima di prendere qualunque decisione, anche solo quella di metter giù i pali per le piante di kiwi nell'orto. Ecco che si ritorna a parlare di orti, terra, di uova, cibi, animali. Non se ne può fare a meno.
(ed)
Luca Mercalli, Chiara Sasso, Le mucche non mangiano cemento, Torino, Società Meteorologica Subalpina, 2004, pagine 308, € 29.
Ultimo aggiornamento: 22/08/2011