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a cura di Emma Dovano

20/03/06 - TORINO, LA CITTÀ DELLE CITTÀ, RACCONTATA DAL PROF. MONTI

Torino falsa magra

"Dove diamine teneva tutto ciò costei? - si domandava quel pittore parigino in un romanzo di Zola, mentre la ragazza (.) si svestiva sotto i suoi occhi". Stessa domanda, stesso stupore in chi, per ventura, ancora fino a poco tempo fa, si trovasse a scoprire Torino, un po' schiva ma piena di belle cose, belle cose d'arte.
Torino è una falsa magra come la bella modella del meravigliato artista, e Augusto Monti ne sviluppa tutto il fascino con uno stile sottile e affascinante. L'omonimo testo e una raccolta di pagine torinesi apparse sull'Unità tra il '48 e il '59 formano come un bouquet, dice Giovanni Tesio nella sua prefazione.
Torino magra, quasi inconsapevole delle sue grazie. Quasi ci fosse "niente da vedere". Non la bellezza che appare evidente nei suoi palazzi solenni, nei castelli, nella dolcezza dei suoi parchi e della sua collina. Non quella che può essere colta da "un'occhiata che scivoli obliqua per un portone spalancato per sorprendervi uno spettacolo di colonne tortili, volte a vela, lampadari in stile".
La seduzione di questo libro si può cogliere anche in questa scelta di "dire le grandi cose con le parole di tutti i giorni", con passione, certo, ma mascherata sotto un velo di gioco, annota Carlo Casalegno nella sua postfazione. Ecco allora ricordare come le indiscutibili bellezze della città siano cresciute su uno sfondo di secolare fedeltà a linee e angoli retti, tracciati più di duemila anni fa da ingegneri militari romani. Quelli che hanno fatto di Torino una città cartesiana per eccellenza. La città dell'allineamento degli alberi, delle colonne, dei portici, dei palazzi sei-settecenteschi.
Il che non ha impedito che proprio qui venisse a splendere ora l'audacia ora la sinuosa eleganza del barocco; che il suo impianto a scacchiera venisse tagliato da strade diagonali; che esplodessero le fantasticherie stilistiche del liberty; che giardini e alberi a migliaia animassero e colorassero il suo paesaggio urbano.
In questa guida dei ricordi, talvolta raccontati in dialetto piemontese per restare più vivi, il Monti rievoca la Torino dell'industria, fin dall'alba dell'automobile. La Fiat come "alberello nuovo impiantato in uno dei suoi nuovi viali".
La Torino degli operai, che quella fabbrica sentivano e volevano come un bene di loro proprietà. Tanto che 111 maestranze morirono nella guerra partigiana, in difesa dei suoi stabilimenti.
La città di Piero Gobetti, che avrebbe potuto essere scolaro del Monti e invece ne fu riconosciuto maestro.
Ricordi appassionati di vita vissuta e contemplata, come quello della nascita della casa editrice Einaudi, che affonda le sue radici nello stesso liceo "Massimo d'Azeglio"in cui nel 1932 l'autore concluse la sua carriera di insegnante. Ecco allora affiorare i nomi a lui cari di Leone Ginzburg, Massimo Mila, Cesare Pavese, Norberto Bobbio.
Da ogni pagina traspare una dichiarazione d'amore per Torino - "noi 't voroma tanta bin" - fatta però con uno storico piemontese pudore dei sentimenti.
Pagine da leggere non senza sorprese per il lettore di oggi, lontano dai tempi qui raccontati. Come quelle che, ricordando Gozzano, descrivono una Torino tra fine '800 e primo '900 che si muove, "Turin ch'a bogia", e dietro di lei l'Italia. Un secolo dopo la storia sembra ripetersi. Torino sta cambiando prospettiva, consapevole delle sue forme succose.Visibili ricchezze.

(ed)

Augusto Monti, Torino falsa magra e altre pagine torinesi, a cura di Giovanni Tesio, Torino, 2006, L'Ambaradan Casa Editrice, pagine 320, € 17,50

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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