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a cura di Emma Dovano

23/09/2009 - COM'È DIFFICILE TROVARE L'ALBA DENTRO L'IMBRUNIRE (F. BATTIATO)

Com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire (F.Battia Com'Ŕ difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire (F.Battia Due volumi. Uno del regista e scrittore Alessandro Avataneo e un altro di Sergio Miravalle, giornalista, due omaggi a Matteo Correggia, alla sua famiglia, agli amici e collaboratori stretti, doppio riconoscimento ed etichetta d'oro alle colline del Roero.
Per conoscere la storia si dovrebbe cominciare a leggere da pagina 140 del testo di Avataneo, scorrere le pagine doppie di fotografie per arrivare allo scritto di Brigitta e capire come è diventata l'assenza di Matteo in cascina, e la sua presenza ancora nel cortile, in mezzo ai filari, in cantina, ovunque.
Brigitta consegna i pensieri 'al vuoto', è gelosa dei suoi ricordi, conferma a se stessa l'impossibilità di 'ragionare di qualcosa che non rientra nel dominio della ragione'. Scrive la sua sensibilità, la forza, l'energia, si arrabbia per gli 'sguardi insopportabili', vive la forza di suo padre, la sua caparbietà. I ricordi se li fa bastare.
E Giovanni, il ragazzo più grande che trasforma i desideri in sogno, una presenza certa del padre a un'ora fissa, sicura come i quattro calci al pallone prima della cena, le coccole sul divano, le chiacchiere da grandi. Erano certezze, e se le sogna pur di non farsele mancare. Giovanni, identico nella fotografia a suo padre, stesso sorriso trattenuto, ora studia all'istituto enologico di Alba.
Ha un'intenzione: sarà come Matteo, suo padre. Chissà, dico io, lo potrà superare.

Il nuovo cortile dei Correggia. Questo si legge adesso dietro la collina, appena passato il paese di Canale, verso Santo Stefano. Ornella ha trovato il vigore di un nuovo inizio nella solidarietà 'del mondo contadino, dove la gratuità del lavoro e del dono non esige contropartita', ha ripreso e ricostruito l'azienda, venti ettari, sedici in proprietà, piantati a vite, l'ha ricreata e resa solida.
Ornella, Giovanni, Brigitta: sono la famiglia di Matteo Correggia, etichetta regale dei vini del Roero.

Ma torno indietro, nelle pagine della vita di prima, quando la cascina Garbinetto era il mio ambiente, il cortile era quello dove ho vissuto l'infanzia soprattutto nelle vacanze d'estate e a Natale: ecco, non sto facendo una recensione dei due libri perchè si sta parlando della cascina dei Correggia che era quella della famiglia di mia madre, Margherita, sorella di Nino, papà di Matteo.
Leggendo con attenzione i due volumi sono affiorati alcuni ricordi della casa, di prima che lui, Matteo, diventasse quel genio del vino così celebrato, diventasse il papà che i figli raccontano così attento.
Ho vissuto lì tanti giorni -che sommati sono stati mesi, anni- in quella cascina con le iniziali del nonno, intarsiate a sbalzo, sulla porta d'ingresso: una porticina a due ante pesanti che, aperte, davano su una scala ripida di pietra, con gli scalini sempre ingombri di cose, e che portava su alle camere da letto e al cambrun dove si metteva ad appassire l'uva e si conservavano le mele, anche le cotogne, per la cognà . A sinistra della scala si entrava in cucina, a destra nel salotto buono, sempre con le persiane chiuse.
In quel cortile giocavamo io e le mie sorelle con la sorella di Matteo, Antonella, e con Teresina, la cugina che abitava nella casa subito dopo Cascina Garbinetto; in fondo a quel cortile di terreno battuto, sotto il pruno, si sedeva il nonno e ogni pomeriggio batteva la lama della falce, per affilarla; nell'aia che è stata di Matteo si sfogliava il granoturco -e si cantava; si battevano i fagioli e i ceci con due bastoni legati tra loro con un nodo di pelle; sempre in quell'aia - la nostra e di Matteo - si caricava il trattore di platò di pesche da vendere al mercato di Canale. Noi bambine aiutavamo a scegliere i frutti, li spazzolavamo per togliere il velluto e renderli più lucidi, e poi, se eravamo fortunate, Parin ci portava in piazza e dopo aver venduto il carico di pesche, ci comprava il gelato, promesso da giorni.
In stalla c'erano i porcellini d'India e le mucche, poi, quando Matteo era grande, hanno comperato il pony, e poi il cavallo.

La cantina era frequentata più della cucina. Nino ci faceva assaggiare il vino -era il suo brachetto!- spillandolo direttamente dalla botte, infilando un succhiello in un foro invisibile e poi richiudendolo con la cera: uno zampillo delizioso che veniva guardato nel bicchiere alzato verso la luce, e poi distribuito a chi era lì, grandi e bambini. Zia Severina arrivava col salame e il pane (pos), e si pescavano nella damigiana a bocca larga le mele rusnente, che friggevano sulla lingua.
Nel libro di Miravalle, a pagina 39, c'è una fotografia dove lo zio fa vedere a suo figlio le arnie, forse in un campo vicino alla cascina: non mettevano nessuna protezione per accudire le api, invece a noi facevano mettere un baldacchino di rete; le api avevano imparato a conoscere anche Matteo, anche quando era ben più piccolo: lui era assolutamente tranquillo in quel brulichìo, in quei voli e in quella vicinanza, per noi una fiducia incomprensibile e misteriosa.

Poi è successa la prima disgrazia, Parin muore mentre aiuta a tagliare delle gaggie, muore prima del nonno Matteo, suo padre, che ormai è cieco. Nella casa per molto tempo si vive in un limbo, non si parla più, si è smarriti: poi Matteo è il primo a riprendersi, anzi, decide di andare sopra le righe, di osare molto di più di suo padre, il nuovo carico di responsabilità gli dà la sicurezza delle scelte, diventa consapevole del suo talento, e molti si affidano alle sue capacità eccezionali di sapere cosa diventeranno queste e quelle uve, che profumo avrà il vino, cosa sarà in grado di dare quella rocca...
Poi è successa la seconda disgrazia, che blocca di nuovo i pensieri della mamma Severina, di Antonella: la solitudine questa volta travolge anche la nuova famiglia Correggia-Costa, Ornella, i suoi ragazzi - di nuovo bisogna misurarsi con il dolore della mancanza di un affetto enorme.
Ho letto nei libri tanti fatti che non conoscevo, ho sentito le testimonianze degli amici, ho ritrovato la ritrosia e l'ironia comuni di padre e figlio.
Ho saputo che Ornella ha fatto anche restaurare il ciabot della vigna di Marun , proprio sopra casa, uno dei posti che più piacevano a Matteo: anche noi bambine salivamo là, il ciabot era chiuso, ci sedevamo sul pendio di tufo a guardare la cascina, di sotto, e aspettavamo che il pavone blu, elegante, si appoggiasse sulle tegole del tetto e buttasse fuori quel suo grido strano.
Due libri da leggere -per conoscere che cos'è la tenacia, quella di Matteo e quella di Ornella, adesso. Per conoscere attraverso l'album delle foto in bianco e nero e quelle a pagina doppia a colori, la forza delle colline del Roero. I colli verdi e ordinati, disegnati sulle etichette, col sole arancione nel centro.

(ed)

Sergio Miravalle, Matteo Correggia, La cometa del Roero, 2009, Veronelli Editore, pagine 136
Alessandro Avataneo, Una storia delle colline, 2009, Federico Motta Editore, pagine 156

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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