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a cura di Emma Dovano

20/08/2009 - LA STORIA DEL PASSATO ATTRAVERSO IL CIBO

La storia passa attraverso il cibo Come si dice nella presentazione, il libro "vuole essere valorizzazione, restituzione e rivisitazione di antiche ricette, proposte in forme e varianti capaci di rispettare la tradizione ma anche di dialogare (...) con donne e uomini che vorranno consapevolmente conoscere, proporre e mangiare quei piatti, scrigni di ricchezze e storie...".
Pubblicato all'interno del progetto Alcotra "Tour dei Saperi e dei Sapori della Montagna", è un libro sulle culture alimentari delle nostre valli, quelle nelle province di Torino e di Cuneo, zone montane e pedemontane, e delle vallate alpine francesi, territori per lo più con un'economia di tipo agricolo e quindi con una conoscenza dell'uso del suolo, una coscienza e una cognizione della terra del tutto particolare, ricca, speciale.
Dopo un lungo periodo di necessità -di far uso dei prodotti propri, del proprio orto, dei propri alberi- e una esperienza di altri prodotti, altre cucine, altre abitudini alimentari, siamo tornati lì , al piacere di piatti locali con ortaggi locali, delle ricette e abitudini legate alle tradizioni e alle feste delle valli vicine alle nostre città.
Scoprire o riconoscere la cucina di un paese, di un altro, di un altro ancora, vuol dire scoprire un po' l'anima degli abitanti, dei valligiani, dei montanari.
In questo libro la storia è -oltre che di ricette locali, speciali- anche parte della biografia di diverse generazioni di donne che hanno in comune di aver vissuto tutta la loro vita in montagna, a volte emigrate al di là delle Alpi, sul versante francese.

È bello leggere le interviste soprattutto delle persone più anziane, dove la lingua, quella più immediata, di comunicazione, è il dialetto: quello piemontese, l'occitano, il franco-provenzale, il francese: un diverso vocabolario nella descrizione dei piatti, nel modo di prepararli, nel risparmio di questo o quell'ingrediente, nell'uso di attrezzi di cucina quasi dimenticati o di particolari mobili, la madia, la mayt , dove si faceva il pane, il butal per conservare le verdure sotto aceto, il vinaccio.
E gli atteggiamenti sono diversi nel raccontare: per alcune donne è normale e attività di routine la cucina, se "nella società contadina alla donna non si chiede di essere una brava cuoca" (Bonansea, Luoghi di lavoro e cultura valdese), per altre è orgoglio raccontare un modo di cucinare, una ricetta. La torta di pere, specialità dei Tetti di Dronero, è completamente diversa se fatta -con gli stessi, identici ingredienti!- a cinque chilometri da lì, a Villar San Costanzo, "...io non so se viene dalle pere, se viene dal posto, o come viene (...) cambia il gusto, cambia completamente il gusto", dice la signora Biancarosa.
Anch'io ne sono sicura. È tradizione dei Tetti, raccontata e fatta dalla nonna di Biancarosa, poi dalla mamma, è memoria, tutta la frazione la prepara per San Michele, il 29 settembre.

(ed)

A cura di Marcella Filippa, La montagna insegna, Daniela Piazza Editore, 2009, pagine 222.

 

Ultimo aggiornamento: 22/08/2011


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