Sezione Scuola
Banner Peer Education

il lavoro di questi anni > ascoltando i peer educator:
prime riflessioni su un'esperienza di Peer Education in alcune scuole di Torino

quadratino di lista
download dell'articolo ( file pdf 104 kb)
quadratino di lista
slide presentate al congresso ( file pdf 571 kb)

ASCOLTANDO I PEER EDUCATOR:
PRIME RIFLESSIONI SU UN'ESPERIENZA DI PEER EDUCATION IN ALCUNE SCUOLE DI TORINO

Ancona Mario°, Bruna Edi*, Corti Adriana°, Cucco Enzo**, Matta Enrica°, Sacchetto Alberto°
° Analisi delle Dinamiche di Relazione - ADR
* Ce.Se.Di. Provincia di Torino
** Associazione Dire AIDS

premessa
Favorire l'avvio e, quindi, il progressivo realizzarsi di cambiamenti di comportamento, di atteggiamenti, che in una qualche misura incidano sul livello di salute e benessere personale è, ben noto, obiettivo impegnativo, critico da conseguire: ne offrono una impietosa testimonianza le difficoltà che le numerose campagne di prevenzione primaria incontrano e i risultati spesso deludenti che conseguono.
Quando l'obiettivo dell'intervento è focalizzato sugli adolescenti, allora si aggiunge difficoltà a difficoltà. È quasi contra naturam per un adolescente accogliere e interiorizzare i suggerimenti, i consigli di chi, spesso, già entrato nella seconda metà della vita, ha una visione dell'esistenza profondamente diversa da chi, invece, vive la bruciante stagione del Puer. Ma, per ridurre il rischio di tragiche, brucianti conclusioni, è importante perseverare nella ricerca di percorsi che possano motivare cambiamenti, consapevoli di quanto possa essere frustrante l'attesa di risultati. La peer education consente di individuare una possibile nuova via per affrontare quelli che rappresentano i problemi di fondo degli interventi di prevenzione ed educazione alla salute. La peer education offre la possibilità a coloro che fruiranno dell'intervento di sperimentarsi quali soggetti attivi del proprio cambiamento. In questo passaggio da oggetto a soggetto del processo educativo si cela l'occasione di fare un'esperienza, cosicché un evento, da mero accadimento, possa divenire momento significativo.

la Peer Education: intervento di prevenzione dell'AIDS e delle MST in alcune scuole secondarie di Torino

Il nostro gruppo di lavoro [Analisi delle Dinamiche di Relazione - ADR], a partire dall'anno scolastico 1999-2000, ha posto le basi per la realizzazione di un intervento di prevenzione dell'AIDS e delle MST tra la popolazione giovanile con le modalità della Peer education, dapprima in collaborazione con l'associazione Dire AIDS, quindi con il Ce.Se.Di. della Provincia di Torino. L'intervento che si articola in 5 fasi principali, ha un obiettivo più generale: rendere attori responsabili dell'intervento non solo gli studenti, ma anche gli insegnanti, con i consulenti nel ruolo di supervisori. Gli insegnanti così coinvolti nel progetto, possono diventare a loro volta peer educator di altri insegnanti, e acquisire sempre più competenze per supportare gli studenti coinvolti.

l'esperienza dei Peer Educator

La valutazione degli interventi formativi e preventivi è materia assai complessa. Tra i tanti aspetti che possono essere esaminati, centrale è l'analisi della esperienza che stanno vivendo i peer educator, questo al fine di evidenziare difficoltà, ostacoli, ma anche fattori favorenti. Il momento dell'ascolto è comunque significativo; tuttavia nel caso della peer education sembra ancora più necessario. La peer education richiede ai giovani di assumere un ruolo, per così dire, contraddittorio per un adolescente: un ruolo che valorizza il linguaggio della responsabilità rispetto a quello della trasgressione. Al fine di avviare una prima verifica dell'intervento, sono stati condotti dei focus group con alcuni peer educator. Saranno presentati e discussi i dati emersi dall'analisi qualitativa.

primo focus group

Il primo focus group è stato condotto presso l'Istituto Gobetti Marchesini di Torino, con cinque ragazze della scuola che hanno partecipato al progetto. L'atmosfera è calda e gradevole. I ragazzi sono curiosi e si dimostrano molto disponibili. Questo primo gruppo tende a porre l'accento sul significato che questa esperienza ha avuto per ciascuno dei suoi componenti singolarmente, in termini di crescita e maturazione. Colpisce inoltre che essi non hanno solo avuto in questa esperienza un'occasione di maturazione e di crescita, ma anche che ne sono molto consapevoli, che vi è stata un'elaborazione, per l'appunto matura, di quanto fatto. L'arricchimento è percepito sia sul piano delle nuove conoscenze acquisite in materia di AIDS, MST e di sessualità, ma anche di competenze relazionali e comportamentali quali paralare in pubblico; lavorare in gruppo; esporre in maniera efficace e ordinata dei contenuti; sapere ascoltare ed essere di aiuto agli altri; avere maggiore padronanza e coscienza dei delicati processi di comunicazione; intessere relazioni durature ed essere un riferimento per gli altri; informarsi ed aggiornarsi su un determinato argomento; coltivare un argomento con curiosità e professionalità; lavorare creativamente sia su un piano individuale, sia con altri; affrontare le difficoltà senza perdersi d'animo e perseguire l'obiettivo con tenacia; sapersi motivare e saper motivare gli altri. I ragazzi sono inoltre consapevoli del fatto che tutte queste nuove competenze saranno spendibili nella loro carriera scolastica ma anche in quella professionale e soprattutto nella vita di tutti i giorni. A tutto ciò si aggiunga l'aver fatto qualcosa di bello, intelligente, utile, e da ricordare con gioia.

Le domande poste durante questo primo gruppo sono state sei:

A) Come valutate l'esperienza fino ad ora vissuta?
B) Ci sono stati momenti gratificanti? se sì, quali?
C) Ci sono stati momenti difficili? se sì, quali?
D) Consigliereste ai vostri compagni di fare questa esperienza?
E) Cosa vi lascia questa esperienza?
F) Come rappresentereste la vostra esperienza?

la voce del gruppo

"A) Noi tutti, peer educator del Gobetti Marchesini, valutiamo la nostra esperienza come estremamente interessante e positiva. Di certo gli aspetti positivi prevalgono, perché questa è stata un'esperienza che ci ha fatto crescere su molti fronti: da un lato siamo cresciuti e maturati sul piano personale e psicologico, dall'altro abbiamo acquisito nuove conoscenze in tema di AIDS e di malattie sessualmente trasmesse che certamente non dimenticheremo più. Per la prima volta abbiamo potuto affrontare con altri ragazzi un argomento serio sul quale loro erano meno preparati di noi. Abbiamo imparato a parlare in pubblico e ad esprimerci con maggiore chiarezza senza essere troppo travolti dall'emozione o dall'imbarazzo. Abbiamo inoltre potuto comprendere quanto sia importante esercitare l'arte dell'ascolto, mettersi nelle condizioni migliori per capire cosa l'altro vuole dirci, sapere come porci di fronte all'altro, come aiutare e comprendere l'altro al meglio. Tutto questo bagaglio di cose nuove apprese lo abbiamo utilizzato sia nell'esperienza di peer educator, sia nella nostra quotidianità, con gli amici, sui temi più diversi, a dimostrazione del fatto che lavorare per diventare dei buoni "peer educator" ci ha trasformati e maturati globalmente. E' un'esperienza che ci ha dato molto e che vogliamo continuare.

B) Naturalmente ci sono stati anche momenti difficili, soprattutto all'inizio. Magari non sapevamo come affrontare i compagni. Una volta per esempio, durante un nostro primo intervento in classe, avevamo deciso di parlare ognuno, di tenere una lezioncina di tipo "frontale" ciascuno. Ma abbiamo subito notato che questo era molto difficile per noi: ci sentivamo troppo emozionati ed in imbarazzo, così abbiamo avuto l'idea di dividere la classe in quattro sottogruppi a lavorare su quattro diversi cartelloni e le cose sono andate molto meglio. Questo è stato uno dei modi che ci ha aiutate a vincere l'emozione del trovarci di fronte a una classe di ragazzi poco più giovani di noi. Spesso abbiamo trovato i ragazzi un po' scettici all'inizio, ma siamo sempre riusciti a interessarli in seguito. Certo, talvolta ci siamo trovati di fronte a classi piuttosto "agitate". In quei casi uscivamo dall'aula piuttosto stanche... Così abbiamo potuto capire come ci si sente quando ci si trova dall'altra parte, nel ruolo di insegnante, quanto talvolta può essere faticoso. Le difficoltà comunque le abbiamo sempre superate, grazie alla notra motivazione a continuare e anche al fatto di essere un gruppo molto unito: molti di noi erano già compagni di classe e il fatto di conoscerci già da tempo ci ha aiutato molto. Non abbiamo mai pensato di lasciar perdere. In alcuni momenti possiamo avere avuto dei tentennamenti a causa dei molti impegni e il dover sacrificare ore di tempo libero o da dedicare alla scuola, ma non abbiamo mai pensato di lasciar perdere del tutto.

C) E poi ci sono stati momenti davvero molto gratificanti. Per esempio quando abbiamo lavorato per intervenire al convegno al Lingotto a Torino (XYZ...). Abbiamo lavorato tutti insieme, insegnati e ragazzi di scuole diverse. E' stato un momento di creatività e di collaborazione molto gratificante. Alcuni di noi si sono occupati di come strutturare l'intervento, altri sulla preparazione del materiale. Eravamo molto in ansia, perché eravamo gli unici ragazzi ad intervenire al convegno, ma poi pian piano la paura si è sciolta per fare spazio a creatività ed entusiasmo. Anche in questo caso si trattava di una cosa seria che abbiamo preso con molta serietà. In generale è stato molto gratificante notare quanto con il tempo avessimo imparato a esporre in pubblico senza più provare il disagio e l'imbarazzo che si provava all'inizio.
Un'altra esperienza molto gratificante è stata andare nelle classi e vedere come durante la nostra lezione i ragazzi che ascoltavano manifestavano interesse, facevano delle domande. E' bello perché in fondo ci si trova tra amici e si crea un buon clima in classe. Spesso anche fuori dalla classe i compagni ti vengono a cercare se hanno dei dubbi, per chiarirsi dei problemi. Per esempio una volta un ragazzo in vacanza aveva conosciuto una ragazza e avuto con lei dei rapporti non proprio completi, però aveva molta paura che potesse essere avvenuto un contagio, e allora è venuto da una di noi per farsi aiutare, per chiedere come fare, e lei gli ha consigliato di fare un test dell'HIV e gli ha anche detto dove e come poteva farlo. E' stato aiutato concretamente e fa piacere sapere di poter essere utili grazie a una propria competenza. Anche altri amici vengono a chiedermi dei consigli su questo problema. In generale, siccome ci sentiamo più responsabilizzate, abbiamo la tendenza ad essere più attente all'argomento se ne sentiamo parlare in televisione o sui giornali. Ci informiamo di più.

D) Per tutte queste ragioni noi consigliamo anche ad altri compagni, anche più giovani, di fare anche loro questa esperienza. Però bisogna sempre ricordare loro che si tratta di una cosa impegnativa e che bisogna essere davvero motivati per non mollare con il passare del tempo.

E) In generale, anche sul piano individuale, questa esperienza ci ha molto maturate, indipendentemente dal fatto che ora abbiamo un paio di anni in più. Infatti altri nostri compagni che non hanno fatto la stessa esperienza non hanno acquisito tutte queste competenze. Questo lavoro ci ha aiutate a sentirci più responsabili, più riflessive ed anche più aperte e curiose. Prima era difficile affrontare certi argomenti. Ora invece si sentiamo più compatenti, delle specialiste in questa materia, e abbiamo imparato a parlare di cose che un tempo erano un po' tabù. Abbiamo imparato a superare l'imbarazzo, la chiusura e i momenti difficili della comunicazione. Questa è una ricchezza molto grande. Solo due anni fa eravamo piccole, eravamo in prima. Già in seconda ci trovavamo a parlare ad altri di questi argomenti. Perfino con i parenti ci mettiamo a parlarne... Ci sentiamo più competenti, sia rispetto ai contenuti sia rispetto alle modalità. Tutto ciò ci ha fatto crescere molto. Tra queste nuove competenze apprese c'è stato anche l'imparare a lavorare con gli altri peer educator, anche di altre scuole, il toccare con mano che se ognuno mette la sua idea ci si arricchisce reciprocamente.

F) ( Le ragazze disegnano un grande sole che fa capolino dietro le nuvole, una casa con sei omini stilizzati, tutti uguali ma ognuno di un colore diverso, e una mela rossa con frecce che vanno verso l'interno e verso l'esterno.) Il sole rappresenta la luce della conoscenza che sbuca da qualcosa che tende a nasconderla. La casa rappresenta la famiglia e lo stringere rapporti con le altre persone, che sono diverse ma uguali tra loro al tempo stesso. La mela rappresenta la nostra maturazione, con tante frecce che vanno sia verso l'interno sia verso l'esterno, in uno scambio di arricchimento reciproco tra noi e il mondo esterno."

secondo focus group

Il secondo focus group, è composto da undici ragazzi, di cui 5 dell'Istituto Professionale Santorre di Santarosa e sei del liceo scientifico Gobetti. Questo gruppo si è focalizzato soprattutto sull'impatto avuto sulle classi, sull'efficacia degli interventi. Emerge anche il tema di quanto sia faticoso e al tempo stesso utile passare attraverso degli insuccessi (le classi che non ascoltano, che hanno comportamenti aggressivi o svalutanti eccetera) per poi superarli con soddisfazione e con un accrescimento della propria autostima. Questo uno dei tanti spunti suggeriti dalla discussione avvenuta in questo gruppo. Le domande poste al secondo focus group sono state le seguenti: (le stesse del primo gruppo salvo una che è stata tolta e una che è stata aggiunta:

A) Ci sono stati momenti gratificanti? se sì, quali?
B) Ci sono stati momenti difficili? se sì, quali?
C) Secondo voi, come sono stati recepiti i vostri interventi nelle classi? cosa avreste pensato mettendovi nei panni dei vostri compagni?
D) Consigliereste ai vostri compagni di fare questa esperienza?
E) Cosa vi lascia questa esperienza?
F) Come rappresentereste la vostra esperienza?

la voce del gruppo

"A) E' gratificante vedere che la classe ti ascolta, che tutti sono coinvolti; quando la classe ascolta le tue parole ed è come se ascoltasse la lezione di un insegnante; vederla partecipare, vederla coinvolta. Una volta i ragazzi sono stati coinvolti al punto che c'è stata quasi una rissa… Avevamo fatto un gioco di ruolo in cui ci si doveva immedesimare in una situazione e discutere su un tema, e c'erano opinioni diverse al punto che tutti si sono messi a litigare. Siamo riusciti a calmarli solo dicendo che ne avremmo parlato dopo l'intervallo. Un'altra volta, mentre stavamo leggendo insieme un foglio in una classe, al momento di girare la pagina si è sentito che tutti lo facevano all'unisono: immaginate, 15 persone che giravano tutte insieme la pagina! E allora si capiva che stavano seguendo: non come di solito in classe con i nostri insegnanti quando tutti si distraggono… Abbiamo constatato quasi con stupore che ci seguendo la nostra lezione. Non sappiamo poi quali effetti abbiano i nostri interventi, perché non l'abbiamo ancora verificato, però questi sono segnali che ci fanno molto piacere. Anche quando in classe ti fanno delle domande è molto gratificante: vuol dire che i ragazzi sono convinti che tu gli puoi dare una risposta, vuol dire che le nostre conoscenze sono riconosciute. E' un'esperienza molto positiva, anche perché ti fa crescere mentalmente: insegnare ad altri delle cose cosi importanti… Anche il fatto di lavorare con altre persone nuove è gratificante, con persone anche diverse da te. Si ride, si scherza, è comunque una cosa piacevole. Nell'insieme è stata un'esperienza positiva….

B) …però ci sono stati anche alti e bassi. Per esempio era difficile quando ci rendevamo conto che le classi in cui facevamo lezione non ci stavano ascoltando. A volte sembravano attenti, perché ci guardavano, ma non lo erano, un po' come a lezione, quando noi facciamo finta di ascoltare l'insegnante, ma in realtà stiamo pensando ad altro, e non capiamo niente. Allora cercavamo di coinvolgerli diversamente, li facevamo parlare, o fare delle scenette. Ci sono dei casi in cui ognuno si fa i fatti suoi, non c'è collaborazione, allora è difficile, oppure capita che qualcuno si metta a prenderti in giro, che ti manchi di rispetto. In questi casi di solito c'è qualcun altro che ti viene in soccorso, che si mette nei tuoi panni e ti aiuta mettendo a tacere quelli che disturbano. Comunque dipende anche dal tipo di classe in cui intervieni. Spesso c'è una buona atmosfera. E' più facile quando ci sono solo ragazze. Sono più sensibili a questi temi, ti fanno domande anche personali. Invece a volte i ragazzi, se le peer educator sono femmine, tendono a prenderti un po' in giro o a scherzare. Ma a volte basta scherzare con loro. Una volta abbiamo trovato una classe che era completamente zitta e passiva. Anche se provavamo a fare delle domande loro non rispondevano neppure. Un'altra volta uno si è messo a parlare al cellulare e nonostante noi gli dicessimo di smettere lui continuava: non è facile farsi ascoltare tra pari. In alcuni casi la peer education è vissuta come se fosse l'intervallo: semplicemente un'occasione per non fare lezione, svagarsi un po'. Dicevano: "ah, meno male, c'è la peer education: due ore buche!", e allora la gente usciva a fumare, si metteva a mangiare. Per non assomigliare a un insegnate non gli dicevamo niente, li lasciavamo fare, o gli chiedevamo solo per favore, ma senza essere autorevoli. Così una volta abbiamo deciso di portarli in cortile, almeno lì si può fumare, si può stare sdraiati e in cortile in effetti ci hanno seguiti un po' di più. E' questo il brutto: che molto spesso non prendevano la cosa seriamente. C'è da dire che le maggiori difficoltà si incontrano quando si va in una classe di coetanei, mentre se già si incontrano ragazzi di uno o due anni in meno, tendenzialmente si è più rispettati e ascoltati, ti riconoscono più autorità. Abbiamo incontrato delle difficoltà anche lavorando tra di noi e con i nostri insegnanti quando dovevamo progettare e trovare dei modi alternativi per coinvolgere le classi: non ci veniva assolutamente in mente cosa fare. Ci ponevamo tante domande: cosa faremo? basteranno i giochi di ruolo? Poi pian piano abbiamo messo giù dei test sulle loro conoscenze o lacune, dei cartelloni colorati eccetera, ed ha funzionato.

C) Mettendoci nei panni di loro che ricevevano la peer education noi crediamo che, al nostro ingresso in classe, i ragazzi fossero piuttosto svogliati e disattenti. Ci voleva tempo prima che cambiassero idea. Dopo un po' poteva essere coinvolgente anche per loro, nonostante il 'casino' che c'era, anzi forse proprio grazie al 'casino'. All'inizio stavano zitti, poi era come se si dicessero 'invece di stare zitti e non ascoltare proviamo a stare zitti ad ascoltare' e poi l'interesse è cresciuto. Si trattava di superare i momenti iniziali. All'inizio la tendenza è quella di non avere l'atteggiamento che si avrebbe con un insegnante e quindi magari ci si diverte, si 'fanno i cavoli propri' eccetera, ma poi quando la lezione si sviluppa l'attenzione cambia. Allora non ti vedono più né come un insegnante, né come un compagno: è semplicemente qualcosa di nuovo, si partecipa e l'attenzione è buona. Le nostre ore sono vissute come un momento meno pesante che non in classe. Di sicuro i ragazzi provavano curiosità, pensavano: "che cosa strana, chi sono questi che entrano in classe?". La peer education è vista come una novità, come qualcosa di interessante. MA dipende anche dalle classi: ci sono anche quelli che non sono interessati e allora… 'linea piatta su tutto lo schermo'. Ma questa è tutto sommato l'eccezione. Nell'ultima classe abbiamo chiesto se qualcuno sarebbe stato interessato a fare il peer e un sacco di gente era interessata. Questo è un chiaro segnale del loro interesse. Ad alcuni ragazzi è rimasto uno spunto di riflessione per dopo, sul come fare tesoro delle cose sentite. In alcuni casi si vedeva che riflettevano e che poi venivano a chiedere cosa bisogna fare per fare i peer educator. Erano portati a riflettere e a dare il giusto valore a queste cose che sono importanti. E comunque le informazioni sono passate. Una cosa che è piaciuta loro molto è stato fare le scenette. Era anche positivo che non ci vedessero come degli insegnanti e al tempo stesso neppure come dei semplici compagni di classe. Questo deve essergli piaciuto. C'era in loro una certa curiosità, la peer education è diventato un modo per superare la noia della scuola, e per essere più attivi. Tutto sommato comunque l'esperienza è complessivamente più positiva che negativa. I momenti difficili sono quelli che ci colpiscono di più e allora ne parliamo molto.

D) Certamente consiglieremmo ai nostri compagni di fare la stessa esperienza. Qualche volta ci siamo fatti accompagnare nelle classi dai nostri compagni. La peer education è una cosa bella perché puoi aiutare il prossimo a preservarsi la salute. E' una cosa coinvolgente, da consigliare. Spesso ci accorgiamo di sapere molte più cose su questo argomento di quanto sappiano gli altri nostri coetanei, abbiamo appreso molte cose, quindi è da consigliare. Non consiglieremmo di fare il peer educator a ragazzi che la prendano come un'occasione di svago e basta: bisogna prepararsi a lavorare seriamente. Quindi va consigliato solo alle persone che sono davvero motivate. E' da consigliare anche perché si impara a comunicare con gli altri.

E) È un'esperienza che ci lascia informazioni, conoscenze, serietà, capacità di organizzarsi prima di parlare: la consapevolezza che prima di parlare di argomenti così delicati bisogna riflettere, ragionare, su cosa e come comunicare. E poi ci sarà sempre il ricordo di aver fatto gli insegnanti anche noi, di essere stati importanti. O anche il fatto di aver conosciuto delle persone nuove che prima non conoscevamo. Ci siamo resi conto che l'informazione che c'è su questo argomento o sulla sessualità è molto poca. Spesso entravamo in classe per parlare di AIDS e ci venivano fatte anche domande di altro tipo. La peer education è stata un'arma molto utile. Ci fa molto piacere che anche i ragazzi più giovani di noi inizino a prepararsi a farla, ora che noi ce ne andremo perché facciamo quinta. Abbiamo anche imparato a lavorare con altri, e inoltre a superare la timidezza, a esprimere la nostra opinione di fronte ad altra gente senza timori".

F) I disegni: 1- Il primo gruppo intitola il disegno "porgi l'orecchio, e la peer non si ferma mai" si vedono dei ragazzi che si parlano e uno passa la voce all'altro e con il passare del tempo le persone che si passano la voce sono sempre di più: c'è sempre più gente che fa il peer educator.
2- Il secondo gruppo disegna un "giornalino della peer education" che rappresenta i due anni di esperienza: si parte dal simbolo dell'AIDS con un grande punto interrogativo per arrivare, attraverso momenti di formazione e interventi in classe a un simbolo della lotta all'AIDS con punto esclamativo, fino a un intervento in classe in cui tutto è andato liscio e il focus group di oggi.
3- Il terzo gruppo disegna tre vignette: nella prima (l'inizio della lezione) ci sono i peer educator che entrano tutti contenti nella classe, ma in classe la gente non è attenta, fa aeroplanini, dorme, urla; nella seconda vignetta (a metà lezione) i peer educator sono disperati, i ragazzi in classe ne fanno di tutti i colori: cantano, ascoltano la radio, dormono, sulla lavagna c'è scritto 'abbasso i pirl educator' e un impiccato. Nella terza vignetta (a fine lezione) i peer sono felici e soddisfatti, i ragazzi in classe sono tutti interessati, alzano la mano, stanno seduti composti e ascoltano.

Come si vede, il primo gruppo ha posto maggiormente l'accento sull'arricchimento personale che questa esperienza ha significato per i peer educator; il secondo gruppo era maggiormente focalizzato sull'efficacia della peer education in termini di informazione sull'AIDS e di interesse da parte dei ragazzi che hanno seguito gli interventi nelle classi e in generale dall'impatto avuto sulle classi. Naturalmente entrambi gli aspetti sono toccati da entrambi i gruppi ma con un'enfasi diversa. Le variabili possono essere state molte: a parte le caratteristiche individuali di ciascun ragazzo, possono essere intervenuti fattori quali i diversi conduttori dei due focus group; le diverse domande poste, gli interessi differenti degli insegnanti che li hanno seguiti; il tipo di scuola; i valori dei diversi gruppi; o ancora il fatto che il primo gruppo fosse meno numeroso (e avesse, chissà, una maggiore tendenza a riflessioni introvertite) o molte altre ancora.
In generale salta agli occhi la grande generosità dei ragazzi, le molte energie che dimostrano di avere da spendere in un progetto nel quale credono. In più occasioni e durante i focus group ci sono parsi molto più creativi di quanto potrebbe essere un adulto e al tempo stesso anche altrettanto concentrati, attenti, interessati e seri quanto un adulto che si impegna in un lavoro a lungo termine. Ciò anche a dispetto dei risultati scolastici: due delle ragazze intervenute nel primo focus group con osservazioni intelligenti e profonde sono state bocciate e ripetono la terza quest'anno. La motivazione risulta essere la chiave in grado di accendere nei ragazzi il motore della creatività e dell'impegno.

^ torna su

 

Peer Education
quadratino di lista
presentazione
quadratino di lista
la Peer Education
quadratino di lista
Peer to Peer
quadratino di lista
il lavoro di questi anni
quadratino di lista
AIDS e malattie sessualmente trasmissibili
quadratino di lista
chi siamo

sezioni scuola
quadratino di lista
home Istruzione
quadratino di lista
CeSeDi
quadratino di lista
manutenzione scuole
quadratino di lista
Science Center
quadratino di lista
scuola del vicino / ecole du voisin
quadratino di lista
torinoinguerra.it
quadratino di lista
universo scuola