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lavoro di questi anni > ascoltando i peer educator:
prime riflessioni su un'esperienza di Peer Education in alcune
scuole di Torino |
ASCOLTANDO I PEER EDUCATOR:
PRIME RIFLESSIONI SU UN'ESPERIENZA DI PEER EDUCATION IN ALCUNE SCUOLE
DI TORINO
Ancona Mario°, Bruna Edi*, Corti Adriana°, Cucco Enzo**,
Matta Enrica°, Sacchetto Alberto°
° Analisi delle Dinamiche di Relazione - ADR
* Ce.Se.Di. Provincia di Torino
** Associazione Dire AIDS
premessa
Favorire l'avvio e, quindi, il progressivo realizzarsi di cambiamenti
di comportamento, di atteggiamenti, che in una qualche misura incidano
sul livello di salute e benessere personale è, ben noto,
obiettivo impegnativo, critico da conseguire: ne offrono una impietosa
testimonianza le difficoltà che le numerose campagne di prevenzione
primaria incontrano e i risultati spesso deludenti che conseguono.
Quando l'obiettivo dell'intervento è focalizzato sugli adolescenti,
allora si aggiunge difficoltà a difficoltà. È
quasi contra naturam per un adolescente accogliere e interiorizzare
i suggerimenti, i consigli di chi, spesso, già entrato nella
seconda metà della vita, ha una visione dell'esistenza profondamente
diversa da chi, invece, vive la bruciante stagione del Puer. Ma,
per ridurre il rischio di tragiche, brucianti conclusioni, è
importante perseverare nella ricerca di percorsi che possano motivare
cambiamenti, consapevoli di quanto possa essere frustrante l'attesa
di risultati. La peer education consente di individuare una possibile
nuova via per affrontare quelli che rappresentano i problemi di
fondo degli interventi di prevenzione ed educazione alla salute.
La peer education offre la possibilità a coloro che fruiranno
dell'intervento di sperimentarsi quali soggetti attivi del proprio
cambiamento. In questo passaggio da oggetto a soggetto del processo
educativo si cela l'occasione di fare un'esperienza, cosicché
un evento, da mero accadimento, possa divenire momento significativo.
la Peer Education: intervento di prevenzione
dell'AIDS e delle MST in alcune scuole secondarie di Torino
Il nostro gruppo di lavoro [Analisi delle Dinamiche di Relazione
- ADR], a partire dall'anno scolastico 1999-2000, ha posto le basi
per la realizzazione di un intervento di prevenzione dell'AIDS e
delle MST tra la popolazione giovanile con le modalità della
Peer education, dapprima in collaborazione con l'associazione Dire
AIDS, quindi con il Ce.Se.Di. della Provincia di Torino. L'intervento
che si articola in 5 fasi principali, ha un obiettivo più
generale: rendere attori responsabili dell'intervento non solo gli
studenti, ma anche gli insegnanti, con i consulenti nel ruolo di
supervisori. Gli insegnanti così coinvolti nel progetto,
possono diventare a loro volta peer educator di altri insegnanti,
e acquisire sempre più competenze per supportare gli studenti
coinvolti.
l'esperienza dei Peer Educator
La valutazione degli interventi formativi e preventivi è
materia assai complessa. Tra i tanti aspetti che possono essere
esaminati, centrale è l'analisi della esperienza che stanno
vivendo i peer educator, questo al fine di evidenziare difficoltà,
ostacoli, ma anche fattori favorenti. Il momento dell'ascolto è
comunque significativo; tuttavia nel caso della peer education sembra
ancora più necessario. La peer education richiede ai giovani
di assumere un ruolo, per così dire, contraddittorio per
un adolescente: un ruolo che valorizza il linguaggio della responsabilità
rispetto a quello della trasgressione. Al fine di avviare una prima
verifica dell'intervento, sono stati condotti dei focus group con
alcuni peer educator. Saranno presentati e discussi i dati emersi
dall'analisi qualitativa.
primo focus group
Il primo focus group è stato condotto presso l'Istituto
Gobetti Marchesini di Torino, con cinque ragazze della scuola che
hanno partecipato al progetto. L'atmosfera è calda e gradevole.
I ragazzi sono curiosi e si dimostrano molto disponibili. Questo
primo gruppo tende a porre l'accento sul significato che questa
esperienza ha avuto per ciascuno dei suoi componenti singolarmente,
in termini di crescita e maturazione. Colpisce inoltre che essi
non hanno solo avuto in questa esperienza un'occasione di maturazione
e di crescita, ma anche che ne sono molto consapevoli, che vi è
stata un'elaborazione, per l'appunto matura, di quanto fatto. L'arricchimento
è percepito sia sul piano delle nuove conoscenze acquisite
in materia di AIDS, MST e di sessualità, ma anche di competenze
relazionali e comportamentali quali paralare in pubblico; lavorare
in gruppo; esporre in maniera efficace e ordinata dei contenuti;
sapere ascoltare ed essere di aiuto agli altri; avere maggiore padronanza
e coscienza dei delicati processi di comunicazione; intessere relazioni
durature ed essere un riferimento per gli altri; informarsi ed aggiornarsi
su un determinato argomento; coltivare un argomento con curiosità
e professionalità; lavorare creativamente sia su un piano
individuale, sia con altri; affrontare le difficoltà senza
perdersi d'animo e perseguire l'obiettivo con tenacia; sapersi motivare
e saper motivare gli altri. I ragazzi sono inoltre consapevoli del
fatto che tutte queste nuove competenze saranno spendibili nella
loro carriera scolastica ma anche in quella professionale e soprattutto
nella vita di tutti i giorni. A tutto ciò si aggiunga l'aver
fatto qualcosa di bello, intelligente, utile, e da ricordare con
gioia.
Le domande poste durante questo primo gruppo sono state sei:
A) Come valutate l'esperienza fino ad ora vissuta?
B) Ci sono stati momenti gratificanti? se sì, quali?
C) Ci sono stati momenti difficili? se sì, quali?
D) Consigliereste ai vostri compagni di fare questa esperienza?
E) Cosa vi lascia questa esperienza?
F) Come rappresentereste la vostra esperienza?
la voce del gruppo
"A) Noi tutti, peer educator del Gobetti Marchesini, valutiamo
la nostra esperienza come estremamente interessante e positiva.
Di certo gli aspetti positivi prevalgono, perché questa è
stata un'esperienza che ci ha fatto crescere su molti fronti: da
un lato siamo cresciuti e maturati sul piano personale e psicologico,
dall'altro abbiamo acquisito nuove conoscenze in tema di AIDS e
di malattie sessualmente trasmesse che certamente non dimenticheremo
più. Per la prima volta abbiamo potuto affrontare con altri
ragazzi un argomento serio sul quale loro erano meno preparati di
noi. Abbiamo imparato a parlare in pubblico e ad esprimerci con
maggiore chiarezza senza essere troppo travolti dall'emozione o
dall'imbarazzo. Abbiamo inoltre potuto comprendere quanto sia importante
esercitare l'arte dell'ascolto, mettersi nelle condizioni migliori
per capire cosa l'altro vuole dirci, sapere come porci di fronte
all'altro, come aiutare e comprendere l'altro al meglio. Tutto questo
bagaglio di cose nuove apprese lo abbiamo utilizzato sia nell'esperienza
di peer educator, sia nella nostra quotidianità, con gli
amici, sui temi più diversi, a dimostrazione del fatto che
lavorare per diventare dei buoni "peer educator" ci ha
trasformati e maturati globalmente. E' un'esperienza che ci ha dato
molto e che vogliamo continuare.
B) Naturalmente ci sono stati anche momenti difficili, soprattutto
all'inizio. Magari non sapevamo come affrontare i compagni. Una
volta per esempio, durante un nostro primo intervento in classe,
avevamo deciso di parlare ognuno, di tenere una lezioncina di tipo
"frontale" ciascuno. Ma abbiamo subito notato che questo
era molto difficile per noi: ci sentivamo troppo emozionati ed in
imbarazzo, così abbiamo avuto l'idea di dividere la classe
in quattro sottogruppi a lavorare su quattro diversi cartelloni
e le cose sono andate molto meglio. Questo è stato uno dei
modi che ci ha aiutate a vincere l'emozione del trovarci di fronte
a una classe di ragazzi poco più giovani di noi. Spesso abbiamo
trovato i ragazzi un po' scettici all'inizio, ma siamo sempre riusciti
a interessarli in seguito. Certo, talvolta ci siamo trovati di fronte
a classi piuttosto "agitate". In quei casi uscivamo dall'aula
piuttosto stanche... Così abbiamo potuto capire come ci si
sente quando ci si trova dall'altra parte, nel ruolo di insegnante,
quanto talvolta può essere faticoso. Le difficoltà
comunque le abbiamo sempre superate, grazie alla notra motivazione
a continuare e anche al fatto di essere un gruppo molto unito: molti
di noi erano già compagni di classe e il fatto di conoscerci
già da tempo ci ha aiutato molto. Non abbiamo mai pensato
di lasciar perdere. In alcuni momenti possiamo avere avuto dei tentennamenti
a causa dei molti impegni e il dover sacrificare ore di tempo libero
o da dedicare alla scuola, ma non abbiamo mai pensato di lasciar
perdere del tutto.
C) E poi ci sono stati momenti davvero molto gratificanti. Per
esempio quando abbiamo lavorato per intervenire al convegno al Lingotto
a Torino (XYZ...). Abbiamo lavorato tutti insieme, insegnati e ragazzi
di scuole diverse. E' stato un momento di creatività e di
collaborazione molto gratificante. Alcuni di noi si sono occupati
di come strutturare l'intervento, altri sulla preparazione del materiale.
Eravamo molto in ansia, perché eravamo gli unici ragazzi
ad intervenire al convegno, ma poi pian piano la paura si è
sciolta per fare spazio a creatività ed entusiasmo. Anche
in questo caso si trattava di una cosa seria che abbiamo preso con
molta serietà. In generale è stato molto gratificante
notare quanto con il tempo avessimo imparato a esporre in pubblico
senza più provare il disagio e l'imbarazzo che si provava
all'inizio.
Un'altra esperienza molto gratificante è stata andare nelle
classi e vedere come durante la nostra lezione i ragazzi che ascoltavano
manifestavano interesse, facevano delle domande. E' bello perché
in fondo ci si trova tra amici e si crea un buon clima in classe.
Spesso anche fuori dalla classe i compagni ti vengono a cercare
se hanno dei dubbi, per chiarirsi dei problemi. Per esempio una
volta un ragazzo in vacanza aveva conosciuto una ragazza e avuto
con lei dei rapporti non proprio completi, però aveva molta
paura che potesse essere avvenuto un contagio, e allora è
venuto da una di noi per farsi aiutare, per chiedere come fare,
e lei gli ha consigliato di fare un test dell'HIV e gli ha anche
detto dove e come poteva farlo. E' stato aiutato concretamente e
fa piacere sapere di poter essere utili grazie a una propria competenza.
Anche altri amici vengono a chiedermi dei consigli su questo problema.
In generale, siccome ci sentiamo più responsabilizzate, abbiamo
la tendenza ad essere più attente all'argomento se ne sentiamo
parlare in televisione o sui giornali. Ci informiamo di più.
D) Per tutte queste ragioni noi consigliamo anche ad altri compagni,
anche più giovani, di fare anche loro questa esperienza.
Però bisogna sempre ricordare loro che si tratta di una cosa
impegnativa e che bisogna essere davvero motivati per non mollare
con il passare del tempo.
E) In generale, anche sul piano individuale, questa esperienza
ci ha molto maturate, indipendentemente dal fatto che ora abbiamo
un paio di anni in più. Infatti altri nostri compagni che
non hanno fatto la stessa esperienza non hanno acquisito tutte queste
competenze. Questo lavoro ci ha aiutate a sentirci più responsabili,
più riflessive ed anche più aperte e curiose. Prima
era difficile affrontare certi argomenti. Ora invece si sentiamo
più compatenti, delle specialiste in questa materia, e abbiamo
imparato a parlare di cose che un tempo erano un po' tabù.
Abbiamo imparato a superare l'imbarazzo, la chiusura e i momenti
difficili della comunicazione. Questa è una ricchezza molto
grande. Solo due anni fa eravamo piccole, eravamo in prima. Già
in seconda ci trovavamo a parlare ad altri di questi argomenti.
Perfino con i parenti ci mettiamo a parlarne... Ci sentiamo più
competenti, sia rispetto ai contenuti sia rispetto alle modalità.
Tutto ciò ci ha fatto crescere molto. Tra queste nuove competenze
apprese c'è stato anche l'imparare a lavorare con gli altri
peer educator, anche di altre scuole, il toccare con mano che se
ognuno mette la sua idea ci si arricchisce reciprocamente.
F) ( Le ragazze disegnano un grande sole che fa capolino dietro
le nuvole, una casa con sei omini stilizzati, tutti uguali ma ognuno
di un colore diverso, e una mela rossa con frecce che vanno verso
l'interno e verso l'esterno.) Il sole rappresenta la luce della
conoscenza che sbuca da qualcosa che tende a nasconderla. La casa
rappresenta la famiglia e lo stringere rapporti con le altre persone,
che sono diverse ma uguali tra loro al tempo stesso. La mela rappresenta
la nostra maturazione, con tante frecce che vanno sia verso l'interno
sia verso l'esterno, in uno scambio di arricchimento reciproco tra
noi e il mondo esterno."
secondo focus group
Il secondo focus group, è composto da undici ragazzi, di
cui 5 dell'Istituto Professionale Santorre di Santarosa e sei del
liceo scientifico Gobetti. Questo gruppo si è focalizzato
soprattutto sull'impatto avuto sulle classi, sull'efficacia degli
interventi. Emerge anche il tema di quanto sia faticoso e al tempo
stesso utile passare attraverso degli insuccessi (le classi che
non ascoltano, che hanno comportamenti aggressivi o svalutanti eccetera)
per poi superarli con soddisfazione e con un accrescimento della
propria autostima. Questo uno dei tanti spunti suggeriti dalla discussione
avvenuta in questo gruppo. Le domande poste al secondo focus group
sono state le seguenti: (le stesse del primo gruppo salvo una che
è stata tolta e una che è stata aggiunta:
A) Ci sono stati momenti gratificanti? se sì, quali?
B) Ci sono stati momenti difficili? se sì, quali?
C) Secondo voi, come sono stati recepiti i vostri interventi nelle
classi? cosa avreste pensato mettendovi nei panni dei vostri compagni?
D) Consigliereste ai vostri compagni di fare questa esperienza?
E) Cosa vi lascia questa esperienza?
F) Come rappresentereste la vostra esperienza?
la voce del gruppo
"A) E' gratificante vedere che la classe ti ascolta, che tutti
sono coinvolti; quando la classe ascolta le tue parole ed è
come se ascoltasse la lezione di un insegnante; vederla partecipare,
vederla coinvolta. Una volta i ragazzi sono stati coinvolti al punto
che c'è stata quasi una rissa
Avevamo fatto un gioco
di ruolo in cui ci si doveva immedesimare in una situazione e discutere
su un tema, e c'erano opinioni diverse al punto che tutti si sono
messi a litigare. Siamo riusciti a calmarli solo dicendo che ne
avremmo parlato dopo l'intervallo. Un'altra volta, mentre stavamo
leggendo insieme un foglio in una classe, al momento di girare la
pagina si è sentito che tutti lo facevano all'unisono: immaginate,
15 persone che giravano tutte insieme la pagina! E allora si capiva
che stavano seguendo: non come di solito in classe con i nostri
insegnanti quando tutti si distraggono
Abbiamo constatato
quasi con stupore che ci seguendo la nostra lezione. Non sappiamo
poi quali effetti abbiano i nostri interventi, perché non
l'abbiamo ancora verificato, però questi sono segnali che
ci fanno molto piacere. Anche quando in classe ti fanno delle domande
è molto gratificante: vuol dire che i ragazzi sono convinti
che tu gli puoi dare una risposta, vuol dire che le nostre conoscenze
sono riconosciute. E' un'esperienza molto positiva, anche perché
ti fa crescere mentalmente: insegnare ad altri delle cose cosi importanti
Anche il fatto di lavorare con altre persone nuove è gratificante,
con persone anche diverse da te. Si ride, si scherza, è comunque
una cosa piacevole. Nell'insieme è stata un'esperienza positiva
.
B)
però ci sono stati anche alti e bassi. Per esempio
era difficile quando ci rendevamo conto che le classi in cui facevamo
lezione non ci stavano ascoltando. A volte sembravano attenti, perché
ci guardavano, ma non lo erano, un po' come a lezione, quando noi
facciamo finta di ascoltare l'insegnante, ma in realtà stiamo
pensando ad altro, e non capiamo niente. Allora cercavamo di coinvolgerli
diversamente, li facevamo parlare, o fare delle scenette. Ci sono
dei casi in cui ognuno si fa i fatti suoi, non c'è collaborazione,
allora è difficile, oppure capita che qualcuno si metta a
prenderti in giro, che ti manchi di rispetto. In questi casi di
solito c'è qualcun altro che ti viene in soccorso, che si
mette nei tuoi panni e ti aiuta mettendo a tacere quelli che disturbano.
Comunque dipende anche dal tipo di classe in cui intervieni. Spesso
c'è una buona atmosfera. E' più facile quando ci sono
solo ragazze. Sono più sensibili a questi temi, ti fanno
domande anche personali. Invece a volte i ragazzi, se le peer educator
sono femmine, tendono a prenderti un po' in giro o a scherzare.
Ma a volte basta scherzare con loro. Una volta abbiamo trovato una
classe che era completamente zitta e passiva. Anche se provavamo
a fare delle domande loro non rispondevano neppure. Un'altra volta
uno si è messo a parlare al cellulare e nonostante noi gli
dicessimo di smettere lui continuava: non è facile farsi
ascoltare tra pari. In alcuni casi la peer education è vissuta
come se fosse l'intervallo: semplicemente un'occasione per non fare
lezione, svagarsi un po'. Dicevano: "ah, meno male, c'è
la peer education: due ore buche!", e allora la gente usciva
a fumare, si metteva a mangiare. Per non assomigliare a un insegnate
non gli dicevamo niente, li lasciavamo fare, o gli chiedevamo solo
per favore, ma senza essere autorevoli. Così una volta abbiamo
deciso di portarli in cortile, almeno lì si può fumare,
si può stare sdraiati e in cortile in effetti ci hanno seguiti
un po' di più. E' questo il brutto: che molto spesso non
prendevano la cosa seriamente. C'è da dire che le maggiori
difficoltà si incontrano quando si va in una classe di coetanei,
mentre se già si incontrano ragazzi di uno o due anni in
meno, tendenzialmente si è più rispettati e ascoltati,
ti riconoscono più autorità. Abbiamo incontrato delle
difficoltà anche lavorando tra di noi e con i nostri insegnanti
quando dovevamo progettare e trovare dei modi alternativi per coinvolgere
le classi: non ci veniva assolutamente in mente cosa fare. Ci ponevamo
tante domande: cosa faremo? basteranno i giochi di ruolo? Poi pian
piano abbiamo messo giù dei test sulle loro conoscenze o
lacune, dei cartelloni colorati eccetera, ed ha funzionato.
C) Mettendoci nei panni di loro che ricevevano la peer education
noi crediamo che, al nostro ingresso in classe, i ragazzi fossero
piuttosto svogliati e disattenti. Ci voleva tempo prima che cambiassero
idea. Dopo un po' poteva essere coinvolgente anche per loro, nonostante
il 'casino' che c'era, anzi forse proprio grazie al 'casino'. All'inizio
stavano zitti, poi era come se si dicessero 'invece di stare zitti
e non ascoltare proviamo a stare zitti ad ascoltare' e poi l'interesse
è cresciuto. Si trattava di superare i momenti iniziali.
All'inizio la tendenza è quella di non avere l'atteggiamento
che si avrebbe con un insegnante e quindi magari ci si diverte,
si 'fanno i cavoli propri' eccetera, ma poi quando la lezione si
sviluppa l'attenzione cambia. Allora non ti vedono più né
come un insegnante, né come un compagno: è semplicemente
qualcosa di nuovo, si partecipa e l'attenzione è buona. Le
nostre ore sono vissute come un momento meno pesante che non in
classe. Di sicuro i ragazzi provavano curiosità, pensavano:
"che cosa strana, chi sono questi che entrano in classe?".
La peer education è vista come una novità, come qualcosa
di interessante. MA dipende anche dalle classi: ci sono anche quelli
che non sono interessati e allora
'linea piatta su tutto lo
schermo'. Ma questa è tutto sommato l'eccezione. Nell'ultima
classe abbiamo chiesto se qualcuno sarebbe stato interessato a fare
il peer e un sacco di gente era interessata. Questo è un
chiaro segnale del loro interesse. Ad alcuni ragazzi è rimasto
uno spunto di riflessione per dopo, sul come fare tesoro delle cose
sentite. In alcuni casi si vedeva che riflettevano e che poi venivano
a chiedere cosa bisogna fare per fare i peer educator. Erano portati
a riflettere e a dare il giusto valore a queste cose che sono importanti.
E comunque le informazioni sono passate. Una cosa che è piaciuta
loro molto è stato fare le scenette. Era anche positivo che
non ci vedessero come degli insegnanti e al tempo stesso neppure
come dei semplici compagni di classe. Questo deve essergli piaciuto.
C'era in loro una certa curiosità, la peer education è
diventato un modo per superare la noia della scuola, e per essere
più attivi. Tutto sommato comunque l'esperienza è
complessivamente più positiva che negativa. I momenti difficili
sono quelli che ci colpiscono di più e allora ne parliamo
molto.
D) Certamente consiglieremmo ai nostri compagni di fare la stessa
esperienza. Qualche volta ci siamo fatti accompagnare nelle classi
dai nostri compagni. La peer education è una cosa bella perché
puoi aiutare il prossimo a preservarsi la salute. E' una cosa coinvolgente,
da consigliare. Spesso ci accorgiamo di sapere molte più
cose su questo argomento di quanto sappiano gli altri nostri coetanei,
abbiamo appreso molte cose, quindi è da consigliare. Non
consiglieremmo di fare il peer educator a ragazzi che la prendano
come un'occasione di svago e basta: bisogna prepararsi a lavorare
seriamente. Quindi va consigliato solo alle persone che sono davvero
motivate. E' da consigliare anche perché si impara a comunicare
con gli altri.
E) È un'esperienza che ci lascia informazioni, conoscenze,
serietà, capacità di organizzarsi prima di parlare:
la consapevolezza che prima di parlare di argomenti così
delicati bisogna riflettere, ragionare, su cosa e come comunicare.
E poi ci sarà sempre il ricordo di aver fatto gli insegnanti
anche noi, di essere stati importanti. O anche il fatto di aver
conosciuto delle persone nuove che prima non conoscevamo. Ci siamo
resi conto che l'informazione che c'è su questo argomento
o sulla sessualità è molto poca. Spesso entravamo
in classe per parlare di AIDS e ci venivano fatte anche domande
di altro tipo. La peer education è stata un'arma molto utile.
Ci fa molto piacere che anche i ragazzi più giovani di noi
inizino a prepararsi a farla, ora che noi ce ne andremo perché
facciamo quinta. Abbiamo anche imparato a lavorare con altri, e
inoltre a superare la timidezza, a esprimere la nostra opinione
di fronte ad altra gente senza timori".
F) I disegni: 1- Il primo gruppo intitola il disegno "porgi
l'orecchio, e la peer non si ferma mai" si vedono dei ragazzi
che si parlano e uno passa la voce all'altro e con il passare del
tempo le persone che si passano la voce sono sempre di più:
c'è sempre più gente che fa il peer educator.
2- Il secondo gruppo disegna un "giornalino della peer education"
che rappresenta i due anni di esperienza: si parte dal simbolo dell'AIDS
con un grande punto interrogativo per arrivare, attraverso momenti
di formazione e interventi in classe a un simbolo della lotta all'AIDS
con punto esclamativo, fino a un intervento in classe in cui tutto
è andato liscio e il focus group di oggi.
3- Il terzo gruppo disegna tre vignette: nella prima (l'inizio della
lezione) ci sono i peer educator che entrano tutti contenti nella
classe, ma in classe la gente non è attenta, fa aeroplanini,
dorme, urla; nella seconda vignetta (a metà lezione) i peer
educator sono disperati, i ragazzi in classe ne fanno di tutti i
colori: cantano, ascoltano la radio, dormono, sulla lavagna c'è
scritto 'abbasso i pirl educator' e un impiccato. Nella terza vignetta
(a fine lezione) i peer sono felici e soddisfatti, i ragazzi in
classe sono tutti interessati, alzano la mano, stanno seduti composti
e ascoltano.
Come si vede, il primo gruppo ha posto maggiormente l'accento sull'arricchimento
personale che questa esperienza ha significato per i peer educator;
il secondo gruppo era maggiormente focalizzato sull'efficacia della
peer education in termini di informazione sull'AIDS e di interesse
da parte dei ragazzi che hanno seguito gli interventi nelle classi
e in generale dall'impatto avuto sulle classi. Naturalmente entrambi
gli aspetti sono toccati da entrambi i gruppi ma con un'enfasi diversa.
Le variabili possono essere state molte: a parte le caratteristiche
individuali di ciascun ragazzo, possono essere intervenuti fattori
quali i diversi conduttori dei due focus group; le diverse domande
poste, gli interessi differenti degli insegnanti che li hanno seguiti;
il tipo di scuola; i valori dei diversi gruppi; o ancora il fatto
che il primo gruppo fosse meno numeroso (e avesse, chissà,
una maggiore tendenza a riflessioni introvertite) o molte altre
ancora.
In generale salta agli occhi la grande generosità dei ragazzi,
le molte energie che dimostrano di avere da spendere in un progetto
nel quale credono. In più occasioni e durante i focus group
ci sono parsi molto più creativi di quanto potrebbe essere
un adulto e al tempo stesso anche altrettanto concentrati, attenti,
interessati e seri quanto un adulto che si impegna in un lavoro
a lungo termine. Ciò anche a dispetto dei risultati scolastici:
due delle ragazze intervenute nel primo focus group con osservazioni
intelligenti e profonde sono state bocciate e ripetono la terza
quest'anno. La motivazione risulta essere la chiave in grado di
accendere nei ragazzi il motore della creatività e dell'impegno.
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