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UN'ESPERIENZA DI PEER EDUCATION A SCUOLA
apparso sulla rivista Salute. Notiziario del CIPES, anno 10 / n.
1 gennaio/febbraio 2004
di Maria-Vittoria Bossolasco
Docente Referente Commissione Educazione alla Salute I.P.S.I.A.
"A. Gobetti Marchesini" - Torino
Dati recenti acquisiti dalla rete nazionale di rilevazione dell'Istituto
Superiore di Sanità evidenziano una diffusione delle malattie
sessualmente trasmesse superiore al 20% nella popolazione al di
sotto dei 25 anni. È perciò fondamentale che la scuola
dia continuità agli interventi di prevenzione anche nei confronti
di queste patologie. Purtroppo, soprattutto negli ultimi anni, gli
interventi in tema di educazione alla salute incontrano una diminuzione
d'interesse e di partecipazione da parte degli studenti, con il
rischio di un mancato o modesto raggiungimento degli obiettivi educativo-formativi.
Non sempre la lezione frontale da parte dei docenti o la conferenza
da parte di esperti esterni rappresentano modalità comunicative
efficaci a causa dell'episodicità degli interventi, del loro
taglio prevalentemente informativo più che formativo, e nell'unidirezionalità
della comunicazione "verticale" dagli adulti agli studenti
che può veicolare non poche incomprensioni e pone i destinatari
in un ruolo prevalentemente passivo e comporta uno scarso coinvolgimento
dell'intelligenza emotiva.
La convinzione che l'impiego di metodologie alternative rispetto
a quelle tradizionali potesse migliorare la ricaduta degli interventi
ha spinto alcuni docenti del nostro Istituto alla ricerca di nuove
modalità didattiche. In particolare l'interesse era rivolto
all'individuazione di metodologie che integrando l'informazione
e la formazione rendessero gli stessi studentinon solo destinatari
ma anche attori principali, favorendo sia i processi di empowerment
che una maggiore continuità dell'intervento.
La risposta alla nostra esigenza è stata individuata nell'anno
2000/2001 nella proposta offerta dal Ce.Se.Di. della Provincia di
Torino, in collaborazione con l'Istituto Analisi delle Dinamiche
di Relazione (A.D.R.) e con l'Associazione Dire A.I.D.S., di costituire
nel medio e lungo termine un Centro Risorse per la peer education.
Attraverso questa metodologia i ragazzi diventano soggetti attivi
della conoscenza e della propria formazione, e quindi individui
capaci di scelte e comportamenti informati, supportati dai formatori
e dagli insegnanti che devono creare le condizioni affinché
essi acquisiscano responsabilità ed una capacità progettuale
autonoma e possano confrontarsi tra loro e con gli stessi adulti
in un processo di arricchimento reciproco.
Dopo un percorso di formazione, che ha coinvolto tre docenti del
nostro Istituto, insieme ad altri insegnanti in servizio in diverse
scuole medie superiori, abbiamo individuato un nucleo iniziale di
una decina di allievi motivati alla peer education, e li abbiamo
formati sugli aspetti tecnico-scientifici dell'A.I.D.S. e delle
M.S.T. mentre gli esperti dell'Istituto A.D.R. hanno curato la formazione
sui temi della comunicazione e della relazione, sullo sviluppo dell'autostima,
della capacità di parlare in pubblico e di lavorare in gruppo.
Il team di lavoro costituito da docenti tutor ed esperti ha inoltre
predisposto le opportunità affinché gli studenti potessero
sperimentarsi nella progettazione di attività di vario genere
da proporre ai coetanei nelle rispettive scuole d'appartenenza.
Gli interventi di peer education progettati, organizzati e gestiti
dai peer educator nella propria classe o in altre classi dell'Istituto,
e coordinate da noi insegnanti tutor, sono state oggetto di monitoraggio
e di supervisione in occasione di incontri periodici seminariali
con l'équipe allargata costruita dagli esperti e da docenti
tutor e peer educator delle altre scuole coinvolte nel progetto.
Questo ci ha consentito di realizzare interventi di valutazione
dell'intervento formativo, attraverso il confronto sugli aspetti
di forza ma anche sulle difficoltà emerse nelle varie scuole,
e di predisporre gli opportuni correttivi al progetto.
Durante gli interventi in classe i nostri peer educator hanno somministrato
ai coetanei un questionario in ingresso e in uscita, e dalla comparazione
delle risposte è emerso un significativo grado di acquisizione
delle informazioni, già messo in evidenza dagli stessi peer
nella comunicazione al XVI Convegno Nazionale "A.I.D.S. e sindromi
correlate" organizzato dall'A.N.L.A.I.D.S. a Torino nel mese
di Novembre 2002, e recentemente riproposto al Convegno Nazionale
sulla peer education che si è tenuto recentemente a Verbania
nel mese di Ottobre 2003.
La valutazione degli atteggiamenti e dei comportamenti, non è
altrettanto agevole ed immediata, ma siamo lusingati dal grado di
partecipazione e dall'interesse che i compagni hanno dimostrato,
non solo durante gli incontri in classe ma anche successivamente,
in momenti e sedi informali. In conclusione, il bilancio ormai triennale
conferma la potenzialità innovativa di questo approccio che
lo fa risultare una strada privilegiata da percorrere per la costruzione
di percorsi di prevenzione primaria nei confronti dell'A.I.D.S.
e delle M.S.T. e ci induce alla prosecuzione dell'attività.
Nel corrente anno scolastico 2003/2004 daremo corso alla formazione
dei peer educator di terza generazione ed è nostra intenzione
coinvolgere come destinatari dell'intervento non solo classi dell'Istituto,
ma anche alcune Scuole Medie, come abbiamo previsto nel Progetto
recentemente presentato al Concorso bandito dall'A.N.L.A.I.D.S.
nazionale e A.N.L.A.I.D.S. Lombardia, risultando tra gli Istituti
vincitori in sede nazionale. In base al percorso svolto possiamo
sostenere che la peer education ha i requisiti adatti per produrre
salute intesa non solo in senso preventivo nei confronti dell'A.I.D.S
e delle M.S.T., obiettivo primario, ma nelle varie accezioni di
ben-essere in senso fisico, psichico e sociale. Questa metodologia,
infatti, valorizzando non solo la dimensione cognitiva ma anche
quella affettiva, e veicolando life skills, produce un forte coinvolgimento
sia dei peer educator che dei coetanei destinatari dell'intervento.
In entrambi i ruoli gli adolescenti assumono un atteggiamento attivo
e protagonista, e accade che si possano liberare potenzialità
destinate a rimanere inespresse con un diverso approccio metodologico.
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