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IL RUOLO DEL CE.SE.DI. NELLA REALIZZAZIONE DEL
PROGETTO DI PEER EDUCATION
Articolo di Edi Bruna, Ufficio Metodologie Didattiche - Istruzione
e Servizi Didattici - Provincia di Torino.
Nell'ultimo secolo ci sono stati profondi cambiamenti sociali,
economici, culturali che hanno avuto notevoli conseguenze sulle
condizioni educative in generale. In particolare negli ultimi due
decenni i cambiamenti sono stati così ampi e complessi da
mettere in discussione l'ordinario impianto metodologico della scuola,
esaltando, per conseguenza, l'attualità e la significatività
delle nuove metodologie didattiche.
Infatti, mentre le "classi" diventavano un insieme eterogeneo
e multietnico di individui, con bagagli culturali e capacità
"scolastiche" molto differenziate e, mentre la motivazione
allo studio degli studenti diminuiva ogni anno, i progressi tecnologici
si sono succeduti sempre più velocemente. Le imprese, di
conseguenza, inserite in una economia globalizzata, hanno iniziato
a sollecitare la scuola, a formare i futuri lavoratori in modo molto
diverso dal passato, anche recente.
Di fronte all'evolversi di questi fenomeni, da alcuni anni si è
fatta avanti l'idea che l'insegnamento deve diventare un processo
"centrato sullo studente" e che il primo, fondamentale
insegnamento è quello di "imparare ad imparare".
In questo modo, lo studente diventa un soggetto attivo e costruttivo
e l'apprendimento viene concepito come un processo continuo e di
progressiva approssimazione, a partire da conoscenze ed esperienze
precedenti. La lezione frontale diventa uno strumento sempre meno
utilizzabile sia perché in aperta contraddizione con queste
nuove teorie sia perché, di fatto, non riesce più
ad ottenere dei risultati apprezzabili.
Di conseguenza, l'identità professionale dell'insegnante
appare sempre meno legata al vecchio ruolo che lo vedeva depositario
e trasmettitore di conoscenze. Il docente diventa colui che stimola,
aiuta, guida, organizza ambienti e occasioni ricche di apprendimento,
crea strutture di sostegno alla responsabilità e alla capacità
di autoregolazione che lo studente sviluppa nel suo processo di
crescita.
In questa situazione, cambiata così profondamente nel giro
di un solo ventennio, è nato, nel 1979, il "Laboratorio
della Riforma", proprio sotto la spinta di un assessore all'Istruzione
(Sestero) della Provincia di Torino che, nella sua veste di insegnante,
aveva ben presente i problemi e le esigenze del mondo della scuola.
Pochi anni dopo, il "Laboratorio", divenuto ormai un punto
di riferimento consolidato per le scuole superiori della provincia
di Torino, si è trasformato nel Centro Servizi Didattici,
in grado di supportare gli insegnanti con una serie articolata di
servizi e di proposte didattiche che si caratterizzavano per gli
elementi di innovazione che introducevano nei programmi scolastici.
Da allora, il Ce.Se.Di. ha camminato, fianco a fianco, con i docenti
e i presidi più sensibili al vento del cambiamento, quelli
che erano in prima linea nel cercare di migliorare la scuola e la
didattica. E' cresciuto, è cambiato, si è sempre adeguato
alle richieste che provenivano dal mondo della scuola.
Si sono intrapresi percorsi di lavoro-insieme, percorsi co-evolutivi
in cui le competenze diverse hanno potuto essere ``integrate'' (per
integrazione si intende il riconoscimento da parte di ciascun soggetto,
singolo o organizzazione, dell'importanza delle competenze altrui)
con l'obiettivo comune di adeguare la scuola alle trasformazioni
in atto.
Molto il Ce.Se.Di. deve all'educazione ambientale, che per prima
si è mossa sul terreno della comprensione delle trasformazioni
sociali, culturali, economiche che stavano avvenendo e che ha insegnato
ad affrontare il mondo della complessità, a trovare le soluzioni
co-progettandole con tutti i soggetti chiamati in causa, creando
relazioni costruttive, non strumentali.
Da allora si comincia a parlare di ricerca-azione e di dimensione
laboratoriale, intendendo per Laboratorio uno ``spazio mentale'',
un percorso di sperimentazione che si snoda tra l'affrontare problemi
e trovare spiegazioni utilizzando una varietà di situazioni,
di modi di guardare il contesto educativo e le relazioni con esso.
Questo modo di lavorare, che coinvolge tutti i soggetti in gioco:
studenti, docenti, istituzioni, esperti ha creato, poco a poco,
un clima relazionale di fiducia e di rispetto che ha permesso la
crescita di tutti.
Questo lungo percorso è sfociato, lo scorso anno scolastico,
con l'istituzione del Laboratorio sulle metodologie didattiche innovative
che, partendo dalla profonda convinzione che la strada da percorrere
per le istituzioni, come per i singoli soggetti, è il cambiamento,
aspira ad aprire delle brecce, sempre più larghe e profonde,
nel monolite granitico dell'istituzione "scuola".
I principi base del Laboratorio sono quelli, ormai ampiamente affermati
in campo pedagogico-educativo, ma che purtroppo, stentano ancora
molto ad affermarsi nella realtà del quotidiano:
- l'apprendimento è un processo costruttivo che si realizza
meglio quando ciò che deve essere appreso è rilevante
e significativo per chi apprende e quando chi apprende è
attivamente impegnato nella creazione della sua conoscenza e comprensione
connettendo ciò che è appreso con la conoscenza
e l'esperienza precedenti.
- l'apprendimento procede con maggiore facilità in un ambiente
che promuove relazioni interpersonali e interazioni, piacevolezza
e ordine, e nel quale chi apprende si sente apprezzato, riconosciuto,
rispettato e valorizzato.
- il ruolo nuovo che il docente deve assumersi è quello
di divenire un facilitatore, attraverso cui i giovani costruiscono
essi stessi la conoscenza, un organizzatore e una guida all'apprendimento,
che stimola il processo di "costruzione" della conoscenza.
Partendo da queste premesse, il Laboratorio, insieme ai docenti
e agli esperti dell'Associazione Dinamiche delle Relazioni ha proposto
un'iniziativa che affrontava in modo completamente diverso, da quello
tradizionale della lezione in classe o della testimonianza, i temi
della salute e della prevenzione.
La Peer education, nasce, infatti, come risposta alla scarsa efficacia
dei modelli di intervento tradizionali ("verticali") sulla
prevenzione dell'Hiv (campagne informative rivolte alla popolazione
e interventi informativi nelle scuole) ideati dagli adulti per il
target giovanile; e dalla convinzione che il messaggio sulla prevenzione
debba far leva non solo sull'apprendimento cognitivo, ma anche e
soprattutto su quello emotivo ed esperienziale.
Nella Peer education non sono gli adulti che trasferiscono contenuti,
letture, valori, esperienze, soluzioni; sono i giovani che, in un
contesto formativo e di ricerca, si confrontano tra loro, scambiandosi
punti di vista, ricostruendo problemi ed immaginando soluzioni nella
consapevolezza di poter utilizzare la collaborazione degli adulti
ritenuti esperti. In questo modo, poco per volta, classe diviene
una risorsa per l'apprendimento, uno strumento di crescita e di
cambiamento, sviluppa e rafforza le competenze cognitive e relazionali,
valorizza la funzione educativa del gruppo.
Ma per ottenere questi risultati la premessa indispensabile, ineludibile
è quella che gli insegnanti acquisiscano un ruolo attivo
di apprendimento e guida, sensibile ai processi di scoperta degli
studenti. La Peer education pretende, in prima istanza dai docenti,
che essi affrontino nuovi paradigmi di interpretazione, che abbiano
voglia di rischiare, di riflettere e di coinvolgersi in un processo
di trasformazione che richiede impegno e perseveranza.
I corsi di aggiornamento, attivati dal Ce.Se.Di. per i docenti avevano
l'obiettivo di "formarli" proprio sotto quest'aspetto.
Da quei corsi, è partito successivamente un "processo
a cascata" che ha indotto ad un "contagio positivo".
Gli insegnanti si sono proposti come mediatori della trasmissione
dei contenuti tra gli esperti esterni e gli studenti; i gruppi "classe"
sono riusciti a recuparare la propensione naturale al confronto
e alla discussione facendo leva sui fattori di identità generazionale
e l'uso di tecniche non convenzionali (role play, brain storming
.)
ha favorito un apprendimento più istintivo ed emotivo.
E i risultati sono venuti e sono stati tanti e significativi.
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