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Fauna, Flora, Parchi e Aree protette

Protezione ambientale


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Riserva naturale Monti Pelati

La riserva si estende su un’area di circa 147 ettari sulla destra orografica del torrente Chiusella allo sbocco dell’omonima valle, situata tra i comuni di Baldissero Canavese, Vidracco e Castellamonte.
I Monti Pelati sono ben identificabili all’estremità occidentale delle verdi colline dell’anfiteatro morenico d’Ivrea in quanto si presentano brulli e quasi completamente privi di vegetazione. Questa loro caratteristica è dovuta principalmente alla natura della roccia che li compone, oltre che all’erosione causata dalle precipitazioni.

Rete Natura 2000

Per proteggere il proprio patrimonio naturale l'Unione europea ha dato vita a “Rete Natura 2000”, una vasta rete di siti protetti distribuiti sul territorio dei Paesi membri. 

La rete è composta da due tipologie di aree protette, i SIC - Siti di Importanza Comunitaria - come la Riserva naturale Monti Pelati e le ZPS - Zone di Protezione speciale - le prime danno attuazione alla direttiva Habitat (1992), che nei suoi allegati elenca tipi di ambienti e specie animali e vegetali che è indispensabile tutelare; le seconde salvaguardano i volatili, in particolar modo le specie inserite negli allegati della direttiva Uccelli (1979).
 
Ogni Stato membro propone alla Commissione europea l’elenco dei propri SIC e delle proprie ZPS; una volta approvati dalla Commissione Europea, SIC e ZPS entrano a far parte di Rete Natura 2000, che rappresenta dunque il più importante strumento comunitario per la conservazione della biodiversità del continente europeo; in Piemonte si trovano 122 SIC e 50 ZPS, per una superficie totale pari al 15,6% del territorio regionale.
 
Le aree che compongono la Rete Natura 2000 non sono riserve rigidamente protette dove le attività umane sono escluse; obiettivo della Direttiva Habitat è garantire la protezione della natura tenendo anche "conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali".

 

 

Qualsiasi piano o progetto che si voglia realizzare all'interno del SIC - Siti di Importanza Comunitaria -che possa avere incidenze significative sul sito, deve essere sottoposto alla Procedura di Valutazione d'Incidenza.
 

 

L'Area protetta

  • Istituzione: Legge Regionale n° 29 del 14 giugno 1993, abrogata con Legge Regionale n° 19 del 29 giugno 2009
  • Gestione:Provincia di Torino
  • Sede legale: Via Maria Vittoria, 12 - Torino
  • Sede amministrativa: Corso Inghilterra 7 - 10138 Torino
  • Tel. 011 8616254
  • Fax: 011 8614272
  • Superficie: 145,90 ha
  • E-mail: areeprotette@cittametropolitana.torino.it

  • Numero verde Sala operativa Gev:800 167761

La natura nel Parco

  • Geomorfologia

     Il sottosuolo è formato principalmente da peridotite, una roccia magmatica di colore verde scuro che si forma a grandi profondità e che è raro trovare in superficie, composta principalmente da olivina e da affioramenti di magnesite. Proprio questi materiali furono estratti fin dalla seconda metà del 1700 per l’utilizzo nella produzione di ceramica e di materiali refrattari; oggi l’olivina viene estratta e impiegata nell’industria siderurgica e metallurgica, per la produzione di vernici e guaine impermeabilizzanti. Per tutelare le caratteristiche del luogo, l’attività di estrazione è limitata a una piccola zona situata a nord-est. Inoltre, per favorire il recupero ambientale, le aree di scavo non più utilizzate sono ricoperte con materiale vegetale e terreno, così da riportare nel corso del tempo la zona il più possibile vicino ad una situazione naturale.

  • Vegetazione

     La particolare natura del suolo lo rende poco adatto alla crescita della vegetazione arborea; le rocce sono colonizzate da vari tipi di licheni e il resto del territorio risulta, per lo più, ricoperto da cespugli radi, praterie aride e brughiere. Sono abbastanza frequenti gli arbusti tra cui il ginepro e il pungitopo. La scarsa copertura forestale è costituita da betulla, robinia, roverella e da rimboschimenti composti da pino silvestre, pino strobo, pino nero e larice. Nei pressi del torrente Malesina si incontrano fasce arbustive a salice bianco, che rendono il paesaggio molto diverso rispetto alle pendici brulle e pietrose della montagna. Tra le specie floristiche più interessanti e rare vanno ricordate la Campanula bertolae, il Linum suffruticosum e la Fumana procumbens; e i più comuni Sedum alpinum e i garofani dal colore vivace, capaci di crescere anche in ambienti ostili.

  • Fauna

     I Monti Pelati sono un’oasi xerotermica, cioè “un’isola” che mantiene un clima più mite rispetto alle zone circostanti e che di conseguenza permette la presenza di specie animali e vegetali tipiche delle zone più calde. Proprio per queste caratteristiche si trovano degli esemplari non comuni soprattutto per quanto riguarda l’avifauna (uccelli) e l’entomofauna (insetti). In quest’ultima categoria si annoverano alcune specie rare come il lepidottero Pedasia luteella, il coleottero Phytoecia vulneris, presente soltanto in due siti in Piemonte, e il formicide Leptothorax flavicornis; mentre alla fine dell’estate si presentano assai numerose le mantidi religiose. Sono state osservate circa 70 specie di uccelli che si sono ben adattate alle peculiarità della zona, tra cui il saltimpalo, lo zigolo nero, lo zigolo muciatto e l’occhiocotto, che trovano nei Monti Pelati l’unico sito riproduttivo conosciuto del Canavese. Sono inoltre presenti la cincia dal ciuffo, la cincia mora, la bigiarella e il codirossone nelle zone più brulle. Anche alcuni rapaci visitano saltuariamente il Parco, tra questi la poiana, il nibbio bruno, il nibbio reale e il biancone.

  • Protezione degli anfibi

     Da alcuni anni per arginare l’intensa morìa di anfibi che si verifica nel corso della stagione riproduttiva viene messa in atto una campagna di salvataggio: nell’arco temporale che va da metà febbraio all’inizio di marzo, si assiste ad uno spostamento di massa degli anfibi dai siti di svernamento (boschi, cataste di legna, cumuli di sassi, ecc..) verso i siti di riproduzione in zone umide. Gli anfibi, il Rospo comune (Bufo bufo nella terminologia scientifica) in primo luogo, durante la migrazione devono attraversare la rete viaria, che spesso si frappone fra i loro habitat di riproduzione e quelli di svernamento. Il risultato è visibile nelle notti umide lungo alcuni tratti stradali, che si ricoprono letteralmente dei corpi schiacciati dei piccoli anfibi. Il Rospo comune è particolarmente a rischio, per la sua lentezza nei movimenti. Per arginare il fenomeno e ridurre le perdite di esemplari di specie già in forte declino per numerose cause (cambiamento climatico, parassiti, presenza di specie non autoctone, bonifiche di zone umide, ecc..), vengono approntati da alcuni anni interventi nei siti con maggiore criticità, tra cui i Comuni di Vidracco e Vistrorio. In prossimità della sede viaria vengono posizionate barriere plastiche "rospodotti" che permettono il superamento delle carreggiate stradali ed il raggiungimento dei siti di riproduzione.

  • Torre Cives

     Il colle più alto dei Monti Pelati, a quota 581 m s.l.m., ospita una torre risalente al XII secolo, denominata Torre Cives. Situata in posizione dominante, fu edificata quasi certamente con lo scopo di guardia e difesa per il territorio della Valchiusella. Nel 1956, durante degli scavi archeologici, sono state portate alla luce cinque monete d’oro di epoca bizantina, il cosiddetto “Tesoretto” di Torre Cives, oggi conservate al Museo Archeologico di Torino.

Comuni del Parco

  • Vidracco

     Vidracco è un piccolo comune della Valchiusella che dista circa 12 chilometri da Ivrea e 60 chilometri da Torino. Sorge sulla sponda del torrente Chiusella, le cui acque vengono raccolte in una diga costruita nel 1921 per la produzione di energia elettrica. Il comune, caratterizzato da una forte tradizione contadina, giunse ad un punto di svolta dopo il 1950 quando Adriano Olivetti, partendo da uno studio sulle aree depresse del territorio, scelse Vidracco per la costruzione di un I-Rur, “Istituto per il Rinnovamento Urbano e Rurale del Canavese”, destinato alla produzione di valigette per le macchine da scrivere portatili, iniziativa che diede lavoro a circa 250 persone. Dopo la scomparsa di Olivetti, la struttura ebbe destinazioni diverse fino a quando, all’inizio del 2000, venne acquistata dalla Federazione Damanhur e trasformata nella sede del Consorzio Damanhur Crea, centro di attività commerciali e artistiche

    Damanhur

     E’ una federazione di comunità legate da un progetto spirituale, fondata nel 1975 nel territorio della Valchiusella. La comunità ha una propria struttura sociale basata su una filosofia di vita legata al contatto diretto con la natura, una cosiddetta eco-società. I damanhuriani che risiedono in Valchiusella sono poco meno di un migliaio, adottano un nome di animale o di vegetale, che usano quotidianamente, e hanno dato vita nel tempo a iniziative nel campo del lavoro, della politica, della cultura, del volontariato, dell'arte. Il rispetto ambientale è uno dei fondamenti delle scelte di vita dei damanhuriani, che coltivano e allevano biologicamente, ristrutturano e costruiscono secondo i criteri della bioedilizia, hanno sviluppato aziende di progettazione e installazione nel campo delle energie rinnovabili, prediligono i metodi di cura naturali. Una delle opere costruite nel territorio di Vidracco che suscita grande interesse nei visitatori è il “Tempio dell’uomo” struttura ipogea di grandi dimensioni destinata alla meditazione e alla ricerca.

  • Baldissero

     Baldissero è un piccolo paese, situato all’imbocco della Valchiusella ai piedi dei Monti Pelati Di particolare importanza è la Cappella di Santa Maria di Vespiola, situata a circa due chilometri dal paese, una delle le prime dieci pievanie della diocesi di Ivrea. La struttura della chiesa di origine romanica è piccola e molto rustica, al suo interno si possono ammirare pregevoli affreschi risalenti alla seconda metà del XV secolo. Trattandosi di uno degli edifici più antichi della zona è oggi monumento nazionale.

  • Castellamonte

     Dista circa 40 chilometri da Torino, è un antico borgo medievale a semicerchio intorno a un colle dove si trovano le rovine del Castello dei Conti di S. Martino. Nel 1842 furono affidati al famoso architetto Alessandro Antonelli i lavori per la costruzione della Chiesa Parrocchiale, che secondo il progetto originario avrebbe dovuto occupare un’area di poco inferiore a quella di S. Pietro a Roma. Del progetto oggi resta la cosiddetta Rotonda Antonelliana, costituita dalle mura esterne della chiesa mai terminata e che ospita la Mostra della Ceramica e altre manifestazioni. Castellamonte è nota per la produzione delle stufe e delle ceramiche artigianali, che dal Medioevo continua fino ai giorni nostri, portando la cittadina ad essere conosciuta in Italia e nel mondo.

Come si arriva

Con mezzi propri, da Torino: autostrada Torino-Aosta (A5) – uscita San Giorgio, Castellamonte, Baldissero Canavese,Vidracco.

SP 460 Rivarolo; SP 222 Castellamonte - Baldissero Canavese; SP 61 Vidracco.

Con mezzi pubblici, treno linea Torino-Aosta da Torino Porta Susa a Ivrea – Autolinee GTT Ivrea-Castellamonte-Valchiusella.

 

Ultimo aggiornamento: 12/11/2015