Parole sul suono

La letteratura parla dell’esperienza sonora, dell’esperienza uditiva sotto le sue varie forme, per caratterizzare l’ambiente dove si svolge un’azione, per sottolineare le emozioni di un personaggio, per descrivere l’atmosfera di una situazione.

Spesso è sorprendentemente capace di porci direttamente sulla scena come se fossimo proprio noi ad ascoltare quei suoni.

Raccogliamo in maniera sparsa e non sistematica alcune citazioni dove il suono o l’esperienza d’ascolto sono particolarmente importanti ed interessanti.

Anche questo è un insieme aperto, partecipa anche tu mandandoci le tue citazioni tramite il sito.

I rumori della città che le notti d’estate entrano dalle finestre aperte nelle stanze di chi non può dormire per il caldo, i rumori veri della città notturna, si fanno udire quando a una certa ora l’anonimo frastuono dei motori dirada e tace, e dal silenzio vengon fuori discreti, nitidi, graduati secondo la distanza, un passo di un nottambulo, il fruscìo della bici d’una guardia notturna, uno smorzato lontano schiamazzo, ed un russare dai piani di sopra, il gemito d’un malato, un vecchio pendolo che continua a battere le ore. Finchè comincia all’alba l’orchestra delle sveglie nelle case operaie, e sulle rotaie passa un tram.
Così nella notte Marcovaldo, tra la moglie e i bambini che sudavano nel sonno, stava a occhi chiusi ad ascoltare quanto di questo pulviscolo di esili suoni filtrava giù dal selciato del marciapiede per le basse finestrelle, fin in fondo al suo seminterrato.

Italo Calvino, Marcovaldo

Needing above all
silence and warmth, we produce
brutal cold and noise.

Bisognosi anzitutto
di silenzio e calore, produciamo
freddo e chiasso brutali.

Wystan Hugh Auden, Shorts

Kasper Krone, 42 anni, è il discendente di un’antica famiglia circense tedesca, della quale ha replicato i fasti. Silenzioso e schivo, ha poche passioni: il poker, i suoi allievi della scuola di circo e la musica di Bach. E proprio per la musica Kasper ha un orecchio incredibile, dono di cui da sempre fa segreto tesoro per ascoltare non solo la sua amatissima musica ma anche, all’insaputa degli altri, i sussurri più riposti del mondo che lo circonda. Grande era stata la sua sorpresa nello scoprire che la taciturna Klara Maria, giunta da lui anni prima come allieva, condivideva questo suo incredibile dono. Anche per questo non riesce a darsi pace il giorno in cui la bambina, di appena dieci anni, sparisce in circostanze misteriose. Comincia così un’indagine che si dipana tra le vie di Copenaghen e nei meandri dei gesti e dei suoni, ora suadenti ora ingannevoli, degli uomini.
Kasper tornò vero il letto. Prese il grande cranio calvo e lo attirò a sé. Ascoltò la tragedia accampata accanto alla maggioranza degli esseri umani. Il suono di tutto ciò che sarebbe potuto essere ma non sarà mai.

Peter Hoeg, La bambina silenziosa, pag. 35

Se si vuole identificare esattamente un suono, bisogna ascoltarlo per un certo periodo di tempo. Se l’oscillazione relativa a quel suono deve essere registrata su uno strumento, questo deve essere esposto al suono almeno per la durata di uno o più periodi di oscillazione. Altrimenti non si può determinare esattamente la frequenza, cioè il numero di oscillazioni per unità di tempo.

Manfred Eigen Ruthild Winkler, Il gioco. Le leggi naturali che governano il caso.

Il tatto è il più personale dei sensi. Udito e tatto s’incontrano nel punto in cui le più basse frequenze uditive si trasformano in sensazioni tattili (attorno ai 20 hertz circa). Udire è toccare a distanza.
Il suono porta sempre tracce delle azioni da cui nasce, dei mezzi e degli spazi attraverso cui arriva all’orecchio. Non esiste suono in sé, la presenza stessa dell’ascoltatore modifica il suono …

Eugenio Turri, Il paesaggio e il silenzio

Sentiva il tacco ilare e veloce d’una donna in ritardo, la suola sfasciata del raccoglitore di mozziconi dalle irregolari soste, il fischiettio di chi si sente solo, e ogni tanto un rotto accozzo di parole d’un dialogo tra amici, tanto da indovinare se parlavano di sport o di quattrini.
Ma nella notte calda quei rumori perdevano ogni spicco, si sfacevano come attutiti dall’afa che ingombrava il vuoto delle vie, e pure sembravano volersi imporre, sancire il proprio dominio su quel regno disabitato.

Italo Calvino, Marcovaldo

Un attimo prima la città era una cartolina illustrata senza riflessi, un attimo dopo l’auto navigava attraverso un mondo in rovina privo di suoni.

Peter Hoeg, La bambina silenziosa, pag. 38

Indicò il cielo del tramonto sopra la città.
 “Ascolta” disse.
Non c’erano rumori forti o distinti. Era una soffusa, complessa coltre sonora, quella delle campane delle chiese che suonavano il vespro.
“Il suono su cui sono accordate è il suono fondamentale di una triade maggiore o minore. Un’armonica superiore che sta all’ottava più una terza maggiore o minore si fonde con il suono fondamentale. La città è una mappa sonora. La chiesa Grundtvig è accordata in re. E sopra c’è il fa diesis con la stessa forza. La chiesa ha solo un’unica grande campana. Poi il concerto di campane della chiesa del Salvatore, inconfondibile. Sono tutte riconoscibili. Quindi se si parla al telefono al tramonto e si ascolta dietro la voce e si riesce a compensare l’uniformità dell’immagine sonora, ci si può fare un’idea di dove si trova sulla mappa sonora la persona con cui si parla.”

Peter Hoeg, La bambina silenziosa, pag. 46

Si sedette sul letto e bevve lentamente il liquido ambrato. Era perfetto, calmava e saziava, era un’estasi lucida. Anestetizzava i nervi malati e stimolava quelli sani. Sollevò il bicchiere facendogli rifrangere l’ultima luce che entrava dalla finestra. Non c’era nessuna luce paragonabile a quella di aprile. Aveva l’affascinante, ottimistica inaffidabilità di un bluff a poker. Faceva una promessa di primavera che non era sicura di poter mantenere...

Peter Hoeg, La bambina silenziosa, pag. 47

Bevve un sorso dal bicchiere. Aveva fallito, eppure sentì tutti i suoni molto vicini. Non c’erano suoni paragonabili a quelli di aprile. Niente foglie sugli alberi. Niente vegetazione che attutiva riflessione e propagazione. Sentì il traffico di Glostrup. Il lontano ronzio dell’Anello 4. Gli uccelli nella palude. Le voci delle costumiste. Il sollievo della fine della giornata. Della pausa serale. Ma non erano completamente presenti. Una parte delo loro sistema era già sulla strada di casa. Quasi tutte avevano figli. C’era una gravità, un’ostinazione, nelle voci delle donne che avevano figli...

Peter Hoeg, La bambina silenziosa, pag. 49

Posò un libro sul bicchiere per diminuire l’evaporazione. Erano le memorie di Jung. Jung aveva scritto che nell’alcol l’uomo cerca la sua spiritualità. Era chiaro che Jung sapeva di cosa stava parlando. Doveva sapere cosa si prova a stare seduti su due casse di Krug Magnum e non riuscire a fermarsi dopo la prima. L’alcol è un violino, è impossibile smettere. Sollevò il libro e vuotò il bicchiere.

Peter Hoeg, La bambina silenziosa, pag. 50

Lei scese; lui aprì la portiera, ma quando arrivò dall’altra parte dell’auto la bambina non c’era più.
Si mise in ascolto. Alle sue spalle la fine dei villini di Bagsvaerd, e dietro di esse il traffico notturno delle grandi arterie di comunicazione. Alla sua destra il vento nelle installazioni di Radio Lyngby. Dal lago il rumore dell’ultimo ghiaccio che si era spezzato e tintinnava sulla riva, come cubetti in un bicchiere. Davanti a lui, i cani che si erano svegliati a vicenda in qualche luogo del quartiere intorno al Regatta Pavillon. Sentì i giunchi che sfregavano l’uno contro l’altro. Gli animali notturni. Il vento fra gli alberi laggiù a Slotsparken. Una voce nel giardino di una villa. Una lontra che pescava nel canale di collegamento con il lago di Lyngby.

Peter Hoeg, La bambina silenziosa, pag. 71

Kasper ascoltò il traffico della Litoranea. Era in una galassia diversa da quella di Glostrup. Il rumore era raffinato, smorzato: il dolce ticchettio della pompa nell’impianto idraulico di una Rolls Royce. La violenza complessa e teneramente imbrigliata nei motori common rail a otto cilindri. Auto che non erano fatte per essere udite, ma per uscire improvvisamente dal silenzio. E se il silenzio veniva rotto, era da qualcosa di speciale, il ringhio animalesco di una Ferrari, o l’armonica del nostalgico urlo del motore quattro cilindri raffreddato ad aria di una Volkswagwn d’epoca. E fra le case c’era posto per il suono, la risonanza è direttamente proporzionale al volume dello spazio.

Peter Hoeg, La bambina silenziosa, pag 108

Da un punto di vista puramente fisico il suono è povero di energia, è una variazione minima rispetto alla pressione dell’atmosfera. Perfino un’orchestra sinfonica di cento persone che impazzisce su un passaggio duro di Wagner non produce in un’ora abbastanza energia sonora da scaldare una tazza di caffè.

Peter Hoeg, La bambina silenziosa, pag 147

Non c’è suono più complesso e misterioso, più individualizzato della voce umana. Normalmente le corde vocali sono rilassate fino al registro alto. Ma se si alza ugualmente il volume, aumentano la tensione e l’attività dell’internus, e si genera una rottura del registro. E così che i tirolesi fanno lo jodel, così che in gentleman con i banchi di frutta offrono le banane, così i clown raggiungono le ultime file, così i bambini gridano, così rideva KlaraMaria.

Peter Hoeg, La bambina silenziosa

Elemosina triste / di vecchie arie sperdute,
vanità di un’offerta / che nessuno raccoglie!
Primavera di foglie / in una via diserta!
Poveri ritornelli / che passano e ripassano
e sono come uccelli / di un cielo musicale!
Ariette d’ospedale / che ci sembra domandino
un’eco in elemosina! / Vedi: nessuno ascolta.
Sfogli la tua tristezza / monotona davanti
alla piccola casa / provinciale che dorme;
singhiozzi quel tuo brindisi / folle di agonizzanti
una seconda volta, / ritorni su tuoi pianti
ostinati di povero / fanciullo incontentato,
e nessuno ti ascolta..

Sergio Corazzini, Per un organo di Barberia

Se si vuole identificare esattamente un suono, bisogna ascoltarlo per un certo periodo di tempo. Se l’oscillazione relativa a quel suono deve essere registrata su uno strumento, questo deve essere esposto al suono almeno per la durata di uno o più periodi di oscillazione. Altrimenti non si può determinare esattamente la frequenza, cioè il numero di oscillazioni per unità di tempo.

Manfred Eigen Ruthild Winkler, Il gioco. Le leggi naturali che governano il caso.

Il tatto è il più personale dei sensi. Udito e tatto s’incontrano nel punto in cui le più basse frequenze uditive si trasformano in sensazioni tattili (attorno ai 20 hertz circa). Udire è toccare a distanza.
Il suono porta sempre tracce delle azioni da cui nasce, dei mezzi e degli spazi attraverso cui arriva all’orecchio. Non esiste suono in sé, la presenza stessa dell’ascoltatore modifica il suono …

Eugenio Turri, Il paesaggio e il silenzio

Al consumo di benzina sarebbe opportuno aggiungere l’inquinamento acustico. Lo spirituale dell’”aria del tempo” è fatto anche di decibel. Dio, come si è visto, respira meglio nei deserti, al riparo dai gas a effetto serra (quantità inferiori di CO2 e di CH4, mentre c’è del metano nelle paludi). Ci si avvicina, analogamente, mentre siamo all’ascolto dei cantici – o in silenzio. Dato che preferisce il cero al flash, ha scelto il sussurro contro le grida e la musica contro il rumore. Ci si può immaginare un monastero – una biblioteca o una scuola – situato ai bordi dell’autostrada o ai margini della tangenziale? Come vi si potrebbe svolgere l’ufficio liturgico, o il pasto preso in comune e in silenzio? La riduzione delle pause sonore (un terzo degli europei si lamenta del rumore ambientale) nuoce al tirocinio dello spirito non meno che alle ruminazioni della grazia, braccate da un assedio acustico sempre più serrato. Sega elettrica, martello pneumatico, clacson, sirene, motore d’aereo, motorette e motociclette. Senza voler mettere lo scampanio delle campane sullo stesso piano dell’allegro tintinnio del sonaglio, né sottovalutare i rumori prodotti dai mezzi a cavallo di ieri (le ruote cerchiate di ferro sul selciato delle città), il livello sonoro delle magalopoli occidentali sembra essere cresciuto parecchio rispetto al XIX secolo.

Régis Debray, Dio, un itinerario – Per una storia dell’Eterno in Occidente

Saint-Exupery nel complesso non trovava tutto ciò sgradevole. Egli era, per sua stessa ammissione, spaventosamente incline all’astrattezza, e pochi luoghi favoriscono la meditazione più del deserto. C’era molto silenzio; per qualche tempo aveva dichiarato di sentirne un gran bisogno; ora imparò a classificarlo:
“C’è un silenzio di pace quando le tribù sono in pace, quando cala il fresco della sera… C’è un silenzio di mezzogiorno, quando il sole sospende tutti i pensieri e i movimenti. C’è un silenzio falso, quando il vento del nord è caduto e gli insetti, strappati come polline dalle oasi dell’interno, arrivano ad annunciare le tempeste di sabbia provenienti da est. C’è un silenzio da intrigo, quando si sa che una tribù lontana sta tramando qualcosa. C’è un silenzio di mistero, quando gli arabi discutono delle incomprensibili differenze che li dividono. C’è un silenzio teso, quando un messaggero torna in ritardo. Un silenzio acuto, quando, di notte, si trattiene il respiro per sentire meglio. Un silenzio malinconico, quando ci si ricorda di quelli che si amano.”.

Schiff Stacy, Antoine de Saint-Exupery. Biografia

La levitazione fisica del Gospel e degli organi non viene più apprezzata, questo è vero, se non come un momento di allegria e uno spazio di riposo (effetto jogging). Per gli amanti delle cifre, diciamo che la vita del credente con Dio, come quella dell’agnostico con il pensiero, si esaurisce nello spettro compreso tra i venticinque e i sessanta decibel. Tra il livello da “valle ritirata a sera” e il livello da “piccola strada di quartiere in pieno giorno”. Al di qua, panico, al di là, lo stesso. L’acustica adatta sembra senza dubbio medium size (come la buona cinetica media tra la carretta e il bolide, diciamo la Citroen “CV del curato). Il vocio (ritorno della baraonda che regnava prima del fiat lux) deve restare al di fuori dei muri di cinta, delle chiese, dei templi e delle sinagoghe. Questi non sono luoghi di comunicazione, ma di trasmissione, come i licei, le università o i teatri, dove lo spegnimento dei portatitli è un sine qua non.

Régis Debray, Dio, un itinerario – Per una storia dell’Eterno in Occidente