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UN GIPETO FERITO RINVENUTO DA UN TURISTA A BARDONECCHIA


IL GIPETO: CARTA D'IDENTITA'

Il Gipeto ("Gypaetus barbatus", è comunemente noto come "Avvoltoio barbuto" o "Avvoltoio degli agnelli". Appartiene alla famiglia degli "Accipitridae" appartenente a sua volta all'ordine degli Accipitriformes (o Falconiformes).
Unico rappresentante del genere "Gypaetus" è, tra gli avvoltoi nidificanti in Europa, quello di maggiori dimensioni, con un'apertura alare compresa tra 265 e 285 centimetri. E' il più grande fra i rapaci presenti in Italia. Ha forme agili e slanciate, nettamente differenziate rispetto al Grifone e all'Avvoltoio Monaco, rispetto ai quali è anche sensibilmente più leggero.
Tipicamente stanziale, nidifica sui dirupi in alta montagna nell'Europa meridionale, in Africa, in India e in Tibet, deponendo una o due uova. Il Gipeto è stato reintrodotto con successo sulle Alpi, ma continua ad essere uno dei più rari avvoltoi d'Europa.

Come altri avvoltoi è un saprofago, cioè si nutre principalmente di carcasse di animali morti. Un suo comportamento tipico è quello di lasciar cadere le ossa di animali da grandi altezze per romperle e mangiarne il midollo. In volo, il particolare morfologico che spicca maggiormente sono le ali strette ed appuntite e la coda lunga e cuneiforme.
La sua stessa morfologia gli permette di sfruttare perfettamente le brezze, anche minime, che risalgono i versanti e percorrono le valli montane. Nessun altro rapace (nemmeno l'Aquila reale) riesce a manovrare tra le montagne con la leggerezza del Gipeto, un impressionante aliante naturale dotato di sorprendente agilità.

E' un rapace longevo che vive generalmente in coppie, fedeli per la vita, in ampi territori. Il ritorno del Gipeto sui massicci montuosi delle Alpi, rappresenta un evento naturalistico di eccezionale importanza che sta fortemente interessando anche alcune aree protette del nostro Paese: Parco Nazionale dello Stelvio, Parco Naturale delle Alpi Marittime, Parco Nazionale del Gran Paradiso e Parco Naturale Adamello-Brenta. Specie storicamente presente sull'intero arco alpino, a circa un secolo dall'estinzione dai Paesi della cerchia alpina, il mitico avvoltoio delle montagne sta tornando progressivamente a popolare l'antico areale, grazie ad un progetto di reintroduzione internazionale, coordinato dalla FCBV (Foundation for the Conservation of the Bearded Vulture).