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"La Provincia avrà un ruolo di coordinamento per tutti i comuni che hanno subito danni durante il recente nubifragio del 13 e 14 settembre. Occorrerà inoltre far partire un lavoro di progettazione in collaborazione con le amministrazioni comunali per gli interventi strutturali necessari ad evitare in futuro il verificarsi di situazioni del genere. Una volta raccolta la documentazione sulla rilevazione dei danni, dopo l'invio alle competenti strutture regionali, consegneremo un dossier a tutti i nostri parlamentari".
E' quanto ha annunciato il presidente della provincia Antonio Saitta a conclusione dell'incontro che si è svolto martedi mattina, 23 settembre, a Palazzo Cisterna dedicato appunto alla situazione delle aziende gravemente danneggiate dall'evento temporalesco. Al tavolo sono intervenuti i vertici di API e CNA, gli assessori della provincia Giorgio Giani, della Regione Piemonte Andrea Bairati e Luigi Sergio Ricca, il consigliere regionale Massimo Pace, i sindaci dei comuni interessati e i rappresentanti della Prefettura e dell'Inps.
Il nubifragio si è concentrato in una vasta zona posta a nord-ovest di Torino, tra Caselle, San Maurizio Canavese e Ciriè, dove la perturbazione ha scaricato una quantità di pioggia eccezionale con 273 millimetri d'acqua a Caselle in sole 24 ore. Solo nel 1955 si era verificata una situazione del genere. 269 i millimetri d'acqua rilevati a Ciriè.
Gravi i danni causati alle attività industriali, commerciali e agricole. A San Maurizio Canavese e Settimo, ha ricordato la presidente dell'Api Claudia Porchietto, su 180 aziende almeno un terzo ha riportato danni e molte di esse non riescono a riprendere regolarmente la produzione ma le perizie sono ancora in corso.
La zona industriale di Leinì è stata invasa da circa un metro e mezzo d'acqua che è penetrata nei capannoni facendo saltare numerose cabine elettriche dell'Enel. I sindaci hanno fatto presente le varie situazioni ed hanno richiesto, oltre ad aiuti per le imprese e per i danni subiti alle opere pubbliche ed ai privati (c'è chi ha denunciato 60 mila euro di danno alla propria abitazione), la possibilità di uscire dal tetto imposto dal Patto di stabilità. "E' poi necessario - è stato sottolineato - richiedere lo stato di calamità naturale". Per ottenerlo, ha precisato l'assessore Bairati, occorrerà avere tutta la documentazione completa da parte dei comuni. Gli uffici della Protezione Civile di Bertolaso stanno verificando il caso per classificare il tipo di evento. Verrà studiato in tempi brevi un meccanismo finanziario con un insieme di soluzioni da dedicare alle imprese e in Regione esistono le modalità e le risorse per affrontare la situazione.
Gli imprenditori, hanno sottolineato le associazioni di categoria, sono preoccupati di non riuscire a far fronte alle prossime scadenze contributive. Il rappresentante dell'Inps ha assicurato che è in atto lo studio di una sospensiva per i versamenti onde evitare il pagamento di penali piuttosto onerose a carico delle aziende. Nessun problema per la richiesta, da parte delle imprese più grandi, di cassa integrazione, fra l'altro contemplata in caso di calamità naturali.
"Dunque - ha ricordato ancora Saitta - in attesa della preparazione di tutta la documentazione necessaria, tecnici e uffici della Provincia sono a disposizione delle amministrazioni comunali per accelerare al massimo i tempi, l'argomento dovrà inoltre essere posto all'attenzione della prossima Finanziaria e per questo siamo ancora nei tempi giusti".
Già la prossima settimana, probabilmente mercoledì primo ottobre, si svolgerà il prossimo incontro tra l'assessore Giani, i sindaci e le associazioni di categoria per fare il punto della situazione sul definitivo ammontare delle strutture danneggiate.
(23 settembre 2008)