Sei in: Home > MAP > Speciali > Cultura > ANNO 2009: Celebrazioni di "Italia 150" > L'intervento di Antonio Saitta a Palazzo Reale
|
![]() |
Signor Presidente,
il nostro impegno per le celebrazioni dell'Unità d'Italia si sta intensificando e sta crescendo la passione per l'appuntamento del 2011.
Lo scorso anno in aprile, in occasione della sua visita a Palazzo Cisterna, sede della Provincia di Torino, avevo esposto a Lei - a nome del comitato organizzatore del Comitato 150 - le difficoltà da superare per raggiungere gli obiettivi che ci eravamo prefissati.
Siamo stati confortati dalla Sua attenzione ed oggi La voglio ringraziare per l'aiuto che ci ha dato, i suggerimenti che ci ha fornito, l'incoraggiamento che non è mai mancato. Rispetto ad un anno fa, in tutta Italia il tema delle celebrazioni del 2011 finalmente è diventato centrale e questo grazie a Lei, Presidente. Grazie!
Abbiamo letto e ascoltato in questi mesi i suoi interventi per le celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia.
Il suo invito ad una riflessione storica attenta per evitare giudizi sommari e bilanci approssimativi e tendenziosi del lungo cammino percorso dal nostro Paese è stato accolto dal Comitato 150.
Così come condividiamo totalmente la sua sollecitazione al Paese di dotarsi di strumenti politici nuovi per ridurre la divaricazione tra il Nord e il Sud dell'Italia, e la Sua determinazione nell'affermare che " non c'è alternativa a crescere insieme, di più e meglio insieme, Nord e Sud, essendo storicamente insostenibile e obbiettivamente inimmaginabile nell'Europa e nel mondo di oggi prospettive separatiste o indipendentiste, e più semplicemente ipotesi autosufficienti di una parte soltanto, fosse anche la più avanzata economicamente dell'Italia unita".
Il filo conduttore delle iniziative torinesi sarà la relazione tra il processo di unificazione del nostro Paese e le fasi successive:avvento della repubblica, elezione dell'Assemblea costituente.
Il 2 giugno, per la festa della Repubblica, ero al castello di Masino di proprietà del Fai ed ho ascoltato con commozione il discorso che Piero Calamandrei rivolse agli studenti nel 1955.
Ad un certo punto Calamandrei dice:
" In questa Costituzione c'è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, tutte le nostre sciagure, le nostre glorie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane. E quando io leggo nell'art. 2 l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; o quando leggo nell'articolo 11: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, la patria italiana in mezzo alle altre patrie.ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini! O quando io leggo nell'art. 8: tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge, ma questo è Cavour! O quando io leggo nell'art. 5: la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali, ma questo è Cattaneo!; o quando nell'art. 53 io leggo a proposito delle forze armate: l'ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica, esercito di popolo; ma questo è Garibaldi! E quando leggo nell'art. 27: non è ammessa la pena di morte, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria! Grandi voci ".
Questi legami sono il filo conduttore del lavoro del Comitato Italia 150.
Signor Presidente,
spesso parlando di Torino e del suo fondamentale ruolo nel Risorgimento si corre il rischio di cadere nella retorica. Questa città seppe diventare punto di riferimento per i patrioti che dalla futura Italia unita giunsero qui, certi di trovare un luogo in cui coltivare il loro sogno. Seppur con idee talvolta diverse sul come fare l'Italia e quale forma istituzionale dare, questi patrioti erano convinti che solo a Torino si potesse con la concretezza delle decisioni e dei fatti intraprendere il cammino verso la nascita dello Stato italiano. E così Torino ha cominciato ad essere un laboratorio.
Torino è fieramente orgogliosa di questo suo ruolo. Di quello che ha fatto per l'Italia unita.
E tutti i torinesi lo sono, oggi come durante le celebrazioni di Italia '61.
Allora era una Torino diversa da oggi, votata all'industria, ai tempi della fabbrica.
Ma era anche una Torino nuova, perché nuovi erano tanti dei suoi abitanti, arrivati da tutt'Italia per trovare qui, la dignitosa certezza di un lavoro.
Io sono figlio di quegli emigrati.
Non erano anni facili. Eppure con dignità, modestia, volontà di capire Torino e il suo territorio si sono trasformati.
La vecchia Torino dei torinesi è diventata la nuova Torino degli italiani. Una comunità nazionale.
A cinquanta anni da quei giorni, posso affermare che questo spirito non si è affievolito: anzi.
Sapere che fra un anno a Torino e nel territorio daremo il via alle celebrazioni per il 150^ anniversario dell'Unità d'Italia, ci inorgoglisce. E Le chiedo fin d'ora, Presidente, di essere con noi ad inaugurare un grande momento.
Sono certo che così come è avvenuto nel 1911 e nel 1961 Torino e il Piemonte daranno un contributo importante alle celebrazioni dell'Unità d'Italia: per ciò stiamo lavorando con impegno determinazione e sobrietà.
Presidente, potrà sempre contare su di noi!
Antonio Saitta
(5 giugno 2010)