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PROVINCIA DI TORINO E VOLONTARI
UNISCONO LE FORZE PER LA TUTELA DELLA FAUNA SELVATICA

PRESENTAZIONE

Un Gipeto, il più grande rapace europeo, recuperato ferito a Bardonecchia, curato e nuovamente liberato nel territorio in cui è stato recentemente reintrodotto; un'Aquila Reale ferita ad un'ala salvata al Pian del Frais, operata e sottratta ad una morte sicura; un Camoscio un po' troppo curioso e magari affamato finito nel cortile di una casa di Pianezza, l'Albero dei Gufi in zona Barca a Torino; il Nido delle Cicogne a Gassino. Sono solo alcuni degli episodi che, negli ultimi anni, hanno visto la fauna selvatica protagonista delle cronache, grazie agli interventi di recupero e salvataggio effettuati dagli agenti del Servizio Tutela Fauna e Flora della Provincia di Torino, in collaborazione con la Facoltà di Veterinaria dell'Università di Torino, con Enti e associazioni private di tutela. Storie a volte commoventi, a volte addirittura divertenti, che dimostrano come la sensibilità dell'opinione pubblica verso il tema della salvaguardia dell'ambiente abbia fatto passi da gigante negli ultimi anni.

L'espletamento delle competenze delle Province sulla tutela della fauna selvatica non è però sempre così “leggero” e “popolare”. Ad esempio, in caso di incidenti stradali o di danni alle colture agricole provocati da ungulati (perlopiù cinghiali) sono le Province a raccogliere le denunce e le richieste di danni e a liquidare quanto spetta a chi si è visto distruggere un campo o un'autovettura. Anche il controllo e la gestione della fauna ittica sono di competenza provinciale.

Per conoscere più da vicino il lavoro quotidiano dei funzionari e degli agenti del Servizio Tutela fauna e Flora della Provincia di Torino il Presidente Antonio Saitta e l'Assessore Marco Balagna hanno trascorso un'intera giornata con il personale del Servizio stesso.

L'incontro nel parco di Stupinigi con una squadra di cacciatori sele-controllori volontari, impegnati, ha permesso di focalizzare l'attenzione sulle modalità adottate per decongestionare il territorio dalla presenza degli ungulati. Dopo aver seguito un adeguato corso di formazione, i sele-controllori sono tenuti a seguire le indicazioni dei funzionari del Servizio Tutela Fauna e Flora per l'abbattimento degli animali. Ogni squadra è formata in media da 15 elementi, tra i quali un capo-squadra.

La visita all'incubatoio ittico della Val Sangone a Trana ha permesso invece di sottolineare il ruolo fondamentali che le associazioni di pescatori svolgono per la riproduzione controllata delle specie di pesci autoctone (soprattutto le Trote Fario e Marmorate) e la loro immissione nei corsi d'acqua a scopo di ripopolamento. Anche in questo caso i volontari agiscono seguendo le indicazioni della Provincia e attuando i piani di gestione della fauna ittica elaborati dall'Ente. L'incubatoio di Trana ha anche una valenza didattica, poiché le sue attività di informazione e formazione in ambito scolastico vengono programmate sotto l'egida dell'Ecomuseo della Val Sangone.

Sempre in Val Sangone, a Coazze, è stata realizzata una Zona Turistica di Pesca, tramite la concessione di diritti demaniali provinciali: Enti locali e operatori privati stanno contribuendo al successo di un'area in cui, con una modica spesa, i cittadini amanti della natura possono pescare e trascorrere il tempo libero campeggiando o sostando per un picnic in riva al fiume. Nella stagione estiva 2009 circa 4.000 persone hanno frequentato l'area, prevalentemente nei fine settimana, generando un apprezzabile giro d'affari per gli operatori turistici locali. Il Comune di Coazze ha inoltre in progetto una piattaforma che consentirà ai disabili di esercitare la pesca superando le barriere costituite dalla conformazione delle sponde del Sangone.

A Caprie invece, il Presidente Saitta e l'Assessore Balagna hanno visitato il centro in cui vengono svezzati i piccoli ungulati rinvenuti dai cittadini e consegnati agli agenti provinciali. Si tratta perlopiù di piccoli caprioli, incautamente prelevati da coloro che li rinvengono in zone boschive o di alta montagna ed, erroneamente, li ritengono abbandonati dalle madri. In realtà, il contatto con la specie umana contamina i piccoli con un odore che le madri non riconoscono più e che le induce ad abbandonare definitivamente i piccoli. Solo lo svezzamento controllato nel centro specializzato di Caprie consente ai caprioli di sopravvivere, in attesa di essere liberati quando raggiungono l'età di un anno circa.

(2 ottobre 2009)