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Si dichiarano "enti no profit" ma possono essere in realtà bar, ristoranti, sale da ballo o palestre, attività commerciali a tutti gli effetti che usufruiscono ingiustamente delle condizioni fiscali di favore concesse agli enti senza scopo di lucro: per smascherare questi "furbetti del no profit" la Direzione regionale del Piemonte dell'Agenzia delle Entrate e la Provincia hanno deciso di fare sinergia ed hanno stipulato un accordo operativo.
L'obiettivo dell'intesa non è quello di esasperare il controllo nei confronti di enti ed associazioni benefiche rivolte al sociale bensì quello di evitare abusi particolarmente riprovevoli da parte di quanti non solo sono completamente estranei al "terzo settore" ma fanno concorrenza sleale alle altre attività commerciali.
Dietro la definizione di "no profit" ci sono in realtà soggetti dalle caratteristiche molto eterogenee, dalle Onlus propriamente definite (ben 967 nella sola provincia di Torino), alle associazioni del volontariato (delle quali risultano esserne censite 984), ai circoli sportivi, ricreativi e culturali.
Tutte queste organizzazioni confluiscono in appositi registri differenziati grazie all'accordo fra Agenzia delle Entrate e Provincia di Torino: queste banche dati verranno incrociate fra loro e i soggetti "sospetti" potranno essere più agevolmente smascherati grazie al contatto capillare con il territorio.
Secondo l'Agenzia delle Entrate e la Provincia oggi si è dato il via ad una forte "sinergia istituzionale per il contrasto all'evasione fiscale e la verifica della effettiva volontà di perseguire fini di natura non lucrativa da parte degli enti e organizzazioni appartenenti al terzo settore".
(18 maggio 2010)