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Tutta la documentazione del PTC2, predisposta ai sensi della Legge Regionale 56/77, con deliberazione della Giunta Provinciale n. 644 - 49611/2009 del 29 dicembre 2009 (file pdf 42 KB) è a disposizione per la consultazione on line ma anche in forma cartacea.
Chiunque può prendere visione degli atti per presentare osservazioni. In particolare i Comuni e le Comunità montane sono chiamati a esprimere il proprio parere con deliberazione consigliare e trasmetterlo alla Provincia entro 60 giorni dalla pubblicazione dell'avviso di deposito sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte n. 7 del 18 febbraio 2010 (file pdf 8 KB)
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Giovedì 11 febbraio a Palazzo Cisterna è stato presentato agli studenti di architettura, i futuri esperti di urbanistica, il nuovo strumento di pianificazione a livello provinciale che delinea gli obiettivi e gli elementi fondamentali dell'assetto del territorio, coerenti con lo sviluppo socioeconomico.
A dieci anni dal primo, la Provincia di Torino ha predisposto la sua revisione, predisponendo uno "schema di piano" (Ptcp2) che ha costituito un eccezionale momento di consultazione e confronto con il territorio sul tema delle politiche territoriali e urbanistiche.
La Provincia quindi, ha poi trasmesso ai 315 Comuni e alle 12 Comunità Montane, oltre che alle Comunità Collinari, alle associazioni di categoria, alle forze economiche, alle associazioni ambientaliste e ai diversi soggetti portatori di interesse, lo Schema di Piano, il Rapporto preliminare al rapporto ambientale e i quaderni di approfondimento. In seguito si sono svolti 10 incontri al fine di illustrare i contenuti del documento "Schema di Ptc2" e di raccogliere osservazioni e contributi. Hanno partecipato a tali incontri 262 rappresentanti relativi a 170 amministrazioni comunali oltre la quasi totalità delle Associazioni di categoria.
Dallo schema di piano si è quindi passati a redigere una sorta di "progetto esecutivo" del Piano stesso che sarà inviato in questi giorni agli enti territoriali. Successivamente, entro la prossima estate, sarà esaminato in Consiglio Provinciale dove verranno formulate le regole alle quali i Comuni dovranno attenersi per redigere le Varianti ai loro Piani Regolatori.
Il Piano Territoriale di Coordinamento (Ptcp) costituisce lo strumento di pianificazione a livello provinciale che delinea gli obiettivi e gli elementi fondamentali dell'assetto del territorio, in coerenza con gli indirizzi per lo sviluppo socio-economico e con riguardo alle prevalenti vocazioni, alle sue caratteristiche geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche, paesaggistiche e ambientali. Serve a orientare le scelte e mettere ordine nel territorio attraverso una proposta complessiva che riguarda la rete delle infrastrutture, il sistema ambientale e individua un sistema insediativo, fissando gli indirizzi per lo sviluppo dei centri urbani e delle aree produttive.
Prima di tutto, l'indirizzo a politiche anti-recessive, orientando interventi di riorganizzazione del territorio basati sul riuso (riqualificazione e riorganizzazione del sistema degli insediamenti produttivi e commerciali), limitando il consumo di suolo fertile e agricolo, sviluppando tematiche quali l'energia e il risparmio energetico, la sicurezza idrogeologica e la qualificazione ambientale.
Il documento della Provincia ripropone la massima attenzione alla salvaguardia dell'agricoltura di pianura, fino a oggi costantemente minacciata dall'invadenza immobiliare sia delle aree agricole di collina e di montagna. In un periodo storico caratterizzato da una sostanziale stasi demografica nel territorio provinciale e di contrazione delle attività industriali lo schema di piano territoriale esprime l'esigenza di rigenerare le indicazioni urbanistiche comunali, abbandonando il processo di implementazione, valutato spesso solo per l'entità quantitativa di edificato e per gli introiti che apportano alla fiscalità locale.
Anche per quanto concerne le attività industriali occorre considerare l'enorme stock edilizio presente in gran parte ora inutilizzato, favorire il rafforzamento di aree forti, a vocazione industriale e manifatturiera, limitando il consumo del suolo e contrastando i processi di disarmo di quei complessi insediativi industriali "storici" che presentano ancora condizioni di razionalità localizzativa e infrastrutturale nel territorio e una dignitosa configurazione insediativa e architettonica.
Per questo, una particolare attenzione è stata dedicata alla redazione delle norme tecniche di attuazione da cui deriva l'efficacia del Piano Territoriale. L'obiettivo principale assunto fin dallo schema di Piano è stato il contenimento del consumo di suolo con un sistema di norme particolarmente innovativo nel panorama italiano che persegue la finalità del recupero e riutilizzo del patrimonio edilizio esistente e concretamente penalizza i Comuni che hanno consumato più suolo negli anni passati assumendo il principio che il suolo "libero", definito in accordo con i Comuni, ha un alto valore ed è pertanto inedificabile.
Per quanto riguarda i trasporti, il piano territoriale della Provincia sostiene il recupero del mezzo su ferro, che rappresenta anche la scelta prioritaria per il sistema del trasporto pubblico locale che nel territorio provinciale può avvalersi di linee storiche, in gran parte sotto utilizzate, esistenti su ben otto direttrici a raggiera da Torino (Chieri, Poirino, Carmagnola, Pinerolo, Susa, Ciriè - Lanzo, Rivarolo - Cuorgnè, Chivasso - Ivrea) con stazioni in 87 Comuni sui 315 dell'intera Provincia. A queste si aggiunge la estesa rete tranviaria della città di Torino e la 1° linea della Metropolitana. La popolazione dei Comuni direttamente serviti dall'intera rete supera il 75% di quella della Provincia. Il Piano Territoriale attribuisce un ruolo centrale all'esercizio di interscambi auto-treno-metropolitana. I principali centri di interscambio, affinchè costituiscano una modalità di viaggio concorrente a consuetudini fortemente radicate, occorre siano dei centri intermodali attrattivi, dove si possano trovare opportunità di servizio e di funzioni terziarie e sovracomunali. Il documento allo studio della Provincia li propone come nodo del modello trasportistico auto-treno e li definisce Centri servizi intercomunali per i Comuni fuori Torino.
INFO
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(11 febbraio 2010)