AVVISO AGLI UTENTI

Dal 1° gennaio 2015 la Città Metropolitana ha sostituito la Provincia di Torino.

L'UNICA PARTE ACCESSIBILE E REGOLARMENTE AGGIORNATA DI QUESTO SITO RIGUARDA L'ALBO PRETORIO ONLINE CHE L'UTENZA PUÒ CONTINUARE A CONSULTARE.

Le nuove pagine, i canali e le informazioni valide per la continuità della gestione e dell'erogazione di servizi, sono raggiungibili dal portale della Città metropolitana di Torino.


HOME | WELCOME/BIENVENUE | URP | MEDIAGENCYPROVINCIA | ACCESSIBILITÀ

MediAgencyProvincia di Torino

Speciali


Sei in: Home > MAP > Speciali > Cultura > ANNO 2014: I preziosi incunaboli


I preziosi incunaboli, primi libri a stampa con caratteri mobili
La Biblioteca storica di Palazzo Cisterna ne conserva 11 rari esemplari


PRESENTAZIONE

In questi giorni la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino mette in mostra novanta incunaboli del Quattrocento scelti tra la sua importante raccolta.
“Vere fenici” è il titolo dell’esposizione dei primi libri a stampa con caratteri mobili che sarà aperta al pubblico, con ingresso gratuito, fino al 19 luglio, in piazza Carlo Alberto 3.

Anche la Biblioteca storica di Palazzo Cisterna possiede alcuni rilevanti tesori di questo tipo fra la sue collezioni.
In tutto il mondo esistono circa 450.000 incunaboli, i preziosi antenati dei libri a stampa, realizzati nella seconda metà del Quattrocento con caratteri mobili e sovente con l’intervento amanuense di disegni e acquarellature; mantengono spesso un buono stato di conservazione, rispetto a libri ben più recenti, grazie all'ottima qualità dell'antica carta, fabbricata a mano con stracci di cotone. Almeno 110.000 si trovano in Italia, soprattutto presso la Biblioteca Vaticana, la Nazionale di Napoli e la Laurenziana di Firenze.
Com’è noto, il primo incunabolo è la Bibbia latina stampata da Gutenberg a Magonza nel 1453-55, mentre nel nostro paese i primi esemplari furono impressi a Subiaco nel 1464-65. Con il Veneto e l’Umbria, anche Torino e il Piemonte furono un importante centro di produzione di incunaboli.

Tra le opere custodite dalla Biblioteca di Palazzo Cisterna ricordiamo innanzi tutto il Manipulus Curatorum del teologo Guido de Monte Rocher. Si tratta del primo libro stampato in Piemonte, a Savigliano, da Cristoforo Beggiamo e Johan Glim. I bibliofili sono d’accordo nel datarlo intorno al 1470. Il primo libro con la data impressa è invece la Summa confessionum, stampato a Mondovì da Antonio di Mattia (Antonio Mathias di Anversa) e Baldassarre Cordero il 24 ottobre 1472. Si tratta di una delle opere più importanti di Sant’Antonino, santo di origine fiorentina (1389-1459), considerato una delle più importanti personalità della Chiesa del periodo rinascimentale per il sostegno dato all’opera del Beato Angelico e per aver fondato, primo in Europa, una biblioteca pubblica.
Di Pietro Cara si conservano i Decreta sabaudiae ducalia tam vetera quam nova, raccolta di statuti stampati nel 1477. Secondo l'esperta Ada Peyrot si tratta dell'"editio princeps" stampata nell'officina torinese di Giovanni Fabri (Jean Fabre), borgognone di nascita, che introdusse l’arte della stampa a Torino e in altri centri minori del Piemonte. Abbellita con rifinitura a mano dei capilettera, è la prima edizione a stampa, con splendidi caratteri tondi, del primo corpus di statuti di uno stato nazionale. Una curiosità è rappresentata dalle Satyrae di Giovenale commentate da due fra i più celebri umanisti, Domizio Calderino e Giorgio Valla. Si tratta del primo libro con caratteri greci impresso a Torino, da Nicolaus de Benedictis e Jacobinus Suigus, l’8 ottobre 1494. Nel quattrocento ben pochi tipografi, al di fuori di Venezia, possedevano set di caratteri greci.
Degni di nota anche la Summa angelica, trattato di teologia morale del frate francescano Angelo Carletti, beato patrono di Chivasso e ivi stampato nel 1486, e l’Arbor vitae cucifixae Jesu, voluminoso trattato di Ubertino da Casale che espone la vita e la passione di Cristo. L’Arbor vitae costituisce l’opera fondamentale di Ubertino (1259-1330 ca.), predicatore e teologo dell’ordine francescano. In quest’opera Ubertino presenta una visione apocalittica della storia della Chiesa, ispirata alle visioni di Gioacchino da Fiore, nell’attesa di un’era di pace sotto la guida di un “papa angelico” che le avrebbe restituito l’autorevolezza persa per la cattiva condotta dei suoi recenti pastori. Il prezioso incunabolo, stampato a Venezia da Andrea de Bonettis de Papia nel 1485, ha note a margine, stupendi capilettera istoriati e un bellissimo colophon.

Alcuni tesori della Biblioteca Storica del Piemonte

(27 maggio 2014)