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Sostegno alle vittime di reato:
la Rete Dafne si confronta con le nuove direttive europee


PRESENTAZIONE

Una direttiva europea del 2012 istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato, chiedendo agli Stati Membri un adeguamento legislativo, entro il 16 novembre 2015. In provincia di Torino in realtà su questo tema si è lavorato sin dal 2008, quando è stato avviato il progetto Rete Dafne, un'iniziativa per dare sostegno alle richieste delle persone che si rivolgono alla giustizia in quanto vittime di un reato (qualunque tipo di reato, ad eccezione di quelli che coinvolgono i minori, tutelati da iniziative e servizi diversi).

L'esperienza di questo progetto è stata raccontata in occasione di un convegno nazionale, mirato al confronto e alla discussione della nuova normativa europea, che si è svolto il 5 giugno nell'Auditorium della Provincia di Torino.
Rete Dafne è nata nel 2008, quando la Provincia di Torino, su impulso della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, ha favorito la nascita e la realizzazione del progetto insieme al Comune di Torino, all'A.sl. TO2-Dipartimento di Salute Mentale “Giulio Maccacaro”,al Gruppo Abele, all'associazione Ghenos e con la partecipazione e il sostegno della Compagnia di San Paolo.

Partendo dalla constatazione che la questione “vittime” viene affrontata quasi esclusivamente da un punto di vista giudiziario che non si occupa delle questioni emotive e pratiche connesse al reato, lasciando inascoltate le sofferenze e le difficoltà delle persona offese, la Rete Dafne ha sviluppato una specifica attenzione per affrontare il problema con un'ottica più complessiva, offrendo sostegno sia nei confronti dei vissuti emozionali sia dei bisogni materiali delle vittime. In sintonia con le Direttive europee ha previsto la costituzione di una rete di presidi, iniziative e servizi, fornendo informazioni generali, informazioni sui diritti, sostegno psicologico, trattamento integrato psicologico e psichiatrico, mediazione.

I numeri danno conto di come abbia funzionato il progetto: dal 2008 al 31 dicembre 2013 sono state accolte 855 persone, di cui 12 il primo anno e 289 solo nell'ultimo anno. Su quasi novencento persone, è prevalente il numero di donne (697 contro 158 uomini), la nazionalità italiana (621 di nazionalità italiana e 234 di nazionalità straniera, con una prevalenza di alcuni paesi (Romania, Marocco, Perù, Albania, Nigeria). Il 49% dei reati rilevati si è consumato all'interno di un rapporto di matrimonio o convivenza, e il 15% comunque all'interno di una relazione affettiva/sentimentale/parentale. La prevalenza degli invii alla Rete Dafne proviene dalla Forze dell'Ordine (Polizia, Carabinieri, Polizia Municipale), con una rilevante crescita negli ultimi due anni anche delle persone che hanno ottenuto informazioni sull'esistenza della Rete dalla Procura della Repubblica, dai Magistrati e dalla Polizia Giudiziaria.

(5 giugno 2014)