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Titolo Val Pellice
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Storia | I Valdesi | La lingua | Come arrivare


Sicuramente, il motivo per il quale la Val Pellice è conosciuta è il fatto che in essa si radicò uno dei movimenti ereticali medievali, i valdesi, che hanno rappresentato fino al XIX secolo, l'unica chiesa riformata protestante presente sulla penisola italiana.
Ma il territorio valligiano fu anche zona strategica di passaggio e di conquista di diverse invasioni francesi. Diede i natali a importanti signorie feudali e, non ultimo, sviluppò un'economia e una cultura, soprattutto legata all'economia della montagna, di tipo transfrontaliero.
Anche oggi la montagna ha un ruolo centrale soprattutto grazie all'attività di produzione agricola che ha contribuito alla salvaguardia dell'ambiente ed al mantenimento di una situazione ecologicamente in equilibrio.

Ma la storia nella Val Pellice è ben più antica.

Si hanno prove che la Valle sia stata popolata da alcune tribù a partire dal neolitico, grazie al rinvenimento di incisioni rupestri e al ritrovamento di arnesi litici (asce, coltelli, grattatoi) e di cocci di ceramiche di quel periodo.
I Romani hanno conosciuto queste popolazioni, genericamente chiamate "liguri", verso il I secolo a.C, quando erano già mescolate ai Celti (o Galli). Provenendo dal Nord, essi erano penetrati attraverso i passi alpini alla fine del V secolo a.C. Molte tracce del loro passaggio sono rimaste nella toponomastica: i suffissi in "asc" di Frossasco, Subiasco o in "ogna" di Angrogna, Ciamogna, oppure termini come "bric" (collina, monte) da cui, Bricherasio, collina dei Quariati, tribù che ha dato il nome alla vicina val Queyras.
L'occupazione romana si completa nel primo secolo, senza lasciare troppe tracce della loro permanenza. Infatti, ciò che interessava i Romani era esclusivamente assicurarsi i transiti alpini verso la Gallia, attraverso il Moncenisio e il Monginevro.
Ma negli ultimi decenni dell'impero romano, mentre il Piemonte veniva percorso da orde di barbari, la Val Pellice godeva di una certa autonomia barcamenandosi fra il pericolo franco e la minaccia bizantina, fino alla fine del regno gotico (555) e fino ad oltre la venuta dei Longobardi.
Quando, nel 774, i Franchi abbatterono definitivamente i Longobardi, Carlo Magno, diventato signore delle "Alpes Cotiae", le inserì nell'ordinamento del Comitato di Torino.
Nel IX secolo piombava sulla Valle il flagello dei Saraceni. La loro cacciata definitiva avvenne verso il 985, lasciando le vallate alpine spopolate e disorganizzate. Alla fine di questo periodo assistiamo allo sviluppo dei grandi monasteri, con vaste proprietà, risorti su quelli distrutti dalle scorrerie precedenti, o fondati allora, come quelli di Abbadia Alpina, Staffarda, Santa Maria di Cavour.
Alle famiglie signorili che avevano collaborato alla cacciata dei Saraceni, furono assegnate in premio dei feudi, tanto che l'undicesimo secolo può segnare l'inizio della storia della feudalità nella Valle.

Verso la fine del Settecento la Rivoluzione francese, unitamente al periodo napoleonico, portò aria di libertà anche nella Valle. Spazzati via gli ultimi privilegi feudali, ridisegnati i compiti amministrativi in cui per la prima volta anche i valdesi venivano considerati cittadini, ci si apprestò a costruire una nuova società basata sui diritti e doveri dei singoli. Ma dopo la caduta di Napoleone, il ritorno dei Savoia negli antichi possedimenti (1815) segnò la perdita dei diritti conquistati.
Fino al 1848, la valle, come il resto dello stato sardo, non avrebbe più goduto di libertà costituzionali, né i valdesi partecipato alla vita pubblica. Da quella data in poi, le vicende della valle seguirono le tappe delle battaglie risorgimentali, le varie guerre di indipendenza e di conquista dell'unificazione italiana. Fino alle pagine più difficili e drammatiche della nostra storia contemporanea. La Resistenza al nazifascismo fu una di quelle. Pressoché tutta la popolazione della valle si schierò solidale con le bande partigiane locali e visse con loro i rastrellamenti e le ritorsioni fasciste e naziste, come quella furente battaglia di Pontevecchio (21 marzo 1944) che vide fra i suoi morti, anche Emanuele Artom, seviziato nella caserma di Airali (Luserna).
Il dopoguerra, per certi aspetti non fu meno difficile del periodo bellico, l'economia degli anni cinquanta non era ricchissima, mista fra fabbrica e campagna, con quelle prime avvisaglie di esodo che caratterizzeranno il decennio successivo. L'esodo verso Torino segnò con probabilità l'inizio di un processo di sradicamento che portò alla perdita della consapevolezza di avere un'identità collettiva legata alla solidarietà e alla conflittualità della vita paesana valligiana.

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I VALDESI
La presenza dei valdesi ha determinato in modo fondamentale la storia e l'identità della Val Pellice.
I valdesi, o "poveri di Cristo" come si definivano, si costituirono alla fine del XII secolo a Lione, al seguito di un mercante di nome Valdo che, una generazione prima di Francesco, si impegnò a vivere la povertà evangelica. Il movimento, scomunicato, giunse nell'area alpina agli inizi del XIII secolo ad opera di missionari provenienti dalla Lombardia, l'area di sua maggior diffusione. Per tutto il Medioevo questi cristiani eretici, dispersi in Europa, furono costretti a vivere in modo clandestino la loro fede basata sulla povertà e la lettura dell'evangelo. Ma, a differenza di quanto accadde in altre regioni d'Europa, qui la dissidenza valdese fu così forte che non la si poté cancellare, e la popolazione difese la sua libertà con la forza, non esitando a eliminare preti delatori ad Angrogna e lo stesso inquisitore a Bricherasio. Anche la crociata condotta dagli Acaia nel 1480 si scontrò con una resistenza tenace e fallì.
L'avvento della Riforma protestante segnò il cambiamento. I valdesi vi aderirono nel 1532 e da movimento evangelico clandestino diventarono così chiesa organizzata con predicatori, locali di culto e organizzazione propria. La valle entrò così nella storia europea, diventando un luogo di riferimento per tutto il protestantesimo piemontese. Ma la sua posizione di frontiera fra il Queyras e la Val Chisone (che erano e sono protestanti) e il Piemonte cattolico, fece sì che lo scontro fra riforma e Controriforma avesse particolare violenza. Per oltre 150 anni le autorità ducali cercarono, infatti, di ricondurre la popolazione valdese alla fede cattolica, ma senza risultato.
Negli anni 1560, sotto Emanuele Filiberto, si ebbe il primo scontro al termine del quale i valdesi ottenettero dal Duca il diritto di professare a certe condizioni il loro culto nell'area dei comuni di Rorà, Bobbio, Villar, Angrogna e sulle alture di Torre, oltre Santa Margherita e sulla collina di San Giovanni. All'attacco delle truppe franco-piemontesi del 1655 opposero, capeggiati da Giosuè Gianavello, una resistenza disperata con una guerra partigiana da manuale. Nel 1689, dopo il massacro e l'esilio, rientrarono in patria con una marcia diventata celebre negli annali militari, conosciuta come il "Glorioso Rimpatrio".
Fino al 1848, con la sola eccezione degli anni di libertà sotto il governo di Napoleone, essi vissero nella valle ghettizzati come gli ebrei nelle città, e come loro privati di tutti i diritti civili e politici. Solo con l'editto del 17 febbraio 1848 furono parificati agli altri sudditi piemontesi, acquisendo il diritto di circolare nello Stato, frequentare le scuole e adire alle cariche pubbliche.
Nel XIX secolo la valle vide realizzarsi una profonda trasformazione socio-economica, con il conseguente affermarsi del mondo valdese. Le sue istituzioni culturali (collegio, casa editrice, giornali, società storica) assistenziali (ospedale, orfanotrofi, asili) fanno di Torre Pellice la piccola capitale delle valli valdesi. Particolarmente significativo sarà l'impegno della comunità valdese nel campo scolastico, con la creazione di una rete di scuole popolari.

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LE LINGUE
La val Pellice è caratterizzata dalla presenza di quattro parlate contemporanee, praticate alternativamente da una buona maggioranza della popolazione, a seconda dell'interlocutore del momento.
L'italiano è la lingua ufficiale, già imposta fin dal 1560, con un decreto di Emanuele Filiberto, in sostituzione del latino, per tutti gli atti legali e amministrativi.
Il francese si pratica a causa delle vicende storiche. Una delle prime fu la peste del 1630, con la morte della quasi totalità dei pastori valdesi di origine locale, sostituiti poi da svizzeri e francesi che non conoscevano l'italiano. Dopo l'esilio dei valdesi in Svizzera (1687-1690) il francese divenne la lingua ufficiale della chiesa valdese per ben due secoli. Gradatamente, fin dagli ultimi anni del XIX secolo, la pressione dell'italiano con l'obbligatorietà del suo insegnamento a scuola e con l'ostracismo del fascismo a qualsiasi parlata diversa da quella ufficiale, fecero diminuire fortemente la conoscenza del francese.
L'occitano anticamente era la lingua nella variante parlata nei due versanti delle nostre Alpi. Era una lingua di alta dignità nel medio evo, conosciuta in quasi tutta l'Europa, in seguito ridotta a dialetto non scritto. Utilizzata solo in famiglia e nei villaggi limitrofi, non venne, di conseguenza, codificata e fu soggetta a varianti locali, da comune a comune, secondo l'influenza imposta dalle altre parlate conosciute contemporaneamente. Ancora assai radicata nelle popolazioni rurali, nei centri urbani tende a essere sostituita con il piemontese.
Il piemontese, infine, viene parlato da secoli, accanto all'occitano, dalla quasi totalità della popolazione, a causa dei continui contatti commerciali e lavorativi con gli abitanti della pianura antistante. Oggi il piemontese tende a primeggiare sull'occitano, in particolare nei due centri più importanti, Luserna San Giovanni e Torre Pellice.

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COME ARRIVARE
La val Pellice è la più meridionale delle valli della provincia di Torino. Deve il nome al torrente che la attraversa, il Pellice, primo affluente di sinistra del Po.
Dista circa 50 Km da Torino, confina a nord con la Val Chisone e con la Val Germanasca, a ovest con la Francia, a sud con la Val Po in provincia di Cuneo, e ad est, dove si apre la pianura, con il Pinerolese.
I comuni della Val Pellice sono: Angrogna, Bibiana, Bobbio Pellice, Bricherasio, Luserna San Giovanni, Lusernetta, Rorà, Torre Pellice, Villar Pellice
La val Pellice è raggiungibile da Torino in automobile in meno di un'ora, imboccando a Stupinigi la S.S. 23 del Sestriere o a Orbassano la S.S. dei Laghi di Avigliana, passando da Piossasco, oppure dalla tangenziale di Torino all'altezza del Drosso ove, seguendo l'indicazione per Orbassano, un tratto di autostrada porta fino ad Airasca dove c'è il collegamento con la S.S. 23. In treno da Porta Nuova o da Lingotto con fermate a Pinerolo, Bricherasio, Bibiana, Luserna e Torre Pellice.

Cartina Val Pellice

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